Se «Libero» è libero di pubblicare è anche grazie a Nilde Iotti, bacioni

Un commento a caldo, in attesa di sapere se Lucia Borgonzoni firmerà l’esposto insieme alle donne emiliane

Un esercizio spaccone di potere, avallato da un’idea limitata e limitante della donna, perché è sempre una questione di potere, diceva bene Michel Foucault. 

In meno di 3 righe «Libero» è riuscito a insultare e umiliare:
– una donna in particolare,
– le donne in generale,
– l’Emilia Romagna e i suoi abitanti,
– l’ordine dei giornalisti.

Tocca ammettere che ci vuole un certo talento. L’insulso articolo a firma di tale Giorgio Carbone apparso in prima pagina su «Libero» il 5 dicembre in occasione dei vent’anni dalla scomparsa di Nilde Iotti finirà sulla scrivania di un giudiceI nomi Giorgio Carbone e «Libero» probabilmente finiranno nel dimenticatoio, quello di Nilde Iotti rimarrà dov’è: nella storia. E se vale ancora il principio per cui la consacrazione passa dallo share televisivo, la serata di giovedì lo ha confermato, la docufiction sulla sua vita ha raccolto 3.684.000 spettatori davanti a Rai1, con picchi fino a 4,8 milioni e uno share del 15,2%. Nilde – Libero: 1 – 0.

Nilde Iotti, staffetta partigiana in gioventù, comunista, Madre Costituente, una delle ventuno donne che parteciparono all’Assemblea Costituente nel 1946, segretaria dell’Unione donne italiane, prima donna nella storia d’Italia alla presidenza della Camera dei deputati, incarico che detenne per ben tre legislature tra il 1979 e il 1992, il più lungo mandato come presidente della Camera dall’istituzione della Repubblica. 

Senza il suo contributo, questo Paese non sarebbe quello che è pur nelle difficili intemperie, democratico, e i giornalisti non godrebbero della libertà di stampa di cui abusano oggi, con i risultati che vediamo. Nonostante ciò, o forse ben sapendolo, «Libero» ha tentato di restituire Nilde l’emiliana prosperosa, Nilde l’amante raccomandata di Togliatti, Nilde la comunista promiscua e rovina famiglia, Nilde la brava in cucina e a letto. Immensa, incalcolabile, materna tenerezza.

«Quello fatto da “Libero” è un atto vile, villano, che non vogliamo passi inosservato. La Fondazione si è già appellata all’Ordine Nazionale dei Giornalisti per chiedere un’azione disciplinare», ha detto tempestivamente Livia Turco, presidente della Fondazione Iotti, e l’intervento dell’Ordine è arrivato, categorico, certo, tempestivo come il treno delle 3:27 che arriva alle 3:25, ma del giorno sbagliato

A scendere in campo sono stati il presidente dell’Odg, Carlo Verna, e il segretario del Consiglio nazione, Guido D’Ubaldo: «Il riferimento fatto a una grande statista, prima donna in Italia a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, è volgare e infanga con cinismo e allusioni becere tutte le donne italiane, non solo la prestigiosa figura di Nilde Iotti. Abbiamo già provveduto a segnalare al Collegio di Disciplina territoriale competente questo nuovo infortunio del quotidiano milanese».

Le avvocate bolognesi Cathy La Torre e Rita Nanetti hanno redatto un esposto che presenteranno alla magistratura per chiedere se le parole usate sul quotidiano «Libero» costituiscano un reato di diffamazione contro le donne emiliane. «È un esposto a cui potranno partecipare tutte le donne emiliane che vorranno», sottolinea Cathy La Torre via FacebookLe firme saranno raccolte su tutto il territorio, si inizia lunedì 16 dicembre alle 18.30 nella Casa delle Donne di via del Piombo 5, a Bologna. «Dopo l’appuntamento dell’associazione Orlando – Centro delle donne di Bologna – ce ne sarà uno al Pratello» prosegue La Torre, e aggiunge: 

«Chiedo a tutte le emiliane di dimostrare a quella gente chi sono davvero le donne emiliane. Firmiamo, sottoscriviamo e non consentiamo più a nessuno di essere trattate in questo modo. Un invito che estendo anche alla candidata Lucia Borgonzoni. E che spero che accetti. Perché viene prima la dignità, poi l’appartenenza politica».

Già, verrà mai prima la dignità sull’accusa di promiscuità con cui si tenta di delegittimare le donne? Un trattamento che non risparmia nessuna di noi, dalla massima statista alla panettiera, dalla madre di famiglia alla single, dalla prosperosa all’androgina, ripetiamolo, un esercizio spaccone di potere avallato da un’idea limitata e limitante della donna, perché è sempre una questione di potere. Ognuno si prenda un giorno, il proprio giorno. Siamo in molti, con un po’ di fortuna dovremmo riuscire a coprire tutti i giorni dell’anno. Una difesa della dignità delle donne a rotazione, come si faceva una volta con i campi per renderli ricettivi, generosi. A partire da oggi. 

Leggi anche: https://www.peopleforplanet.it/elogio-6-luoghi-comuni-sulle-donne-laiuto-giacomo-stuart-john-berger-altri-uomini/

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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