Se sei felice ti ammazzo

L’omicida di Torino avrebbe dichiarato che ha scelto Stefano perché aveva l’aria felice e rilassata e questo l’ha fatto decisamente arrabbiare.

Al di là che la notizia sia vera o meno – il condizionale è d’obbligo -, al di là che senz’altro si tratta di un atteggiamento malato e oltre il limite, quello che fa riflettere è l’idea che vedere una persona felice quando si è giù di morale o incavolati ci faccia arrabbiare ancora di più.

«Che cazzo ridi?» è una frase che abbiamo sentito spesso e di solito chi la dice è fuori di sé dalla rabbia. Per non parlare della “saggezza popolare” che dichiara: «Il riso abbonda sulla bocca degli stolti».

Quando ero bambina andai con i miei genitori al matrimonio di un collega di mio padre, insieme erano stati a costruire una centrale termica in India; ai tempi un lavoro all’estero significava mesi di lontananza e l’unico contatto con le famiglie erano le lettere che arrivavano con un ritardo di una settimana. Significava, come in quel caso, passare lontano Natale e tutte le altre feste.

Quella volta la distanza era stata di un anno intero e dopo pochi mesi dal ritorno tutto il gruppo si era ritrovato per festeggiare il matrimonio di questo collega a Udine.

Fu una bella festa e a un certo punto mio padre mi disse: «Vedi, non è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, gli amici veri si vedono quando sei felice e sono felici con te».

Altro che saggezza popolare, questa sì che era alta filosofia.

Il bisogno dell’altro ci fa sentire utili, migliori ma cosa accade quando l’altro è contento?

Perchè i felici fanno incazzare gli infelici? Tutta colpa dell’invidia? Forse ma anche, sempre ricorrendo alla “saggezza” popolare, che tanto saggezza non è, semplicemente si tratta di “mal comune, mezzo gaudio”. Che in pratica significa: «Io sono nella cacca, ma lo sono anche tutti gli altri, quindi se ci siamo immersi tutti fino al collo dobbiamo solo stare attenti a non fare l’onda».

E poi, diciamocelo, viviamo in un mondo che gratifica la sofferenza, a partire da un povero Cristo in croce – vuoi mettere con la paciosità del Buddha? – e se chiedi a un amico «Come stai?» e ti risponde «Bene!» la conversazione finisce lì, mentre se ti deve raccontare che ha avuto un guaio te ne parla nei minimi particolari e se ne va la mattinata.

Nel 1999 alla Libera Università di Alcatraz – l’agriturismo di Jacopo Fo – fu organizzato il festival della Comicoterapia; allora di clown di corsia si parlava poco, fu un evento epocale con più di 80 operatori. L’ultimo giorno di una settimana entusiasmante ospitammo 350 persone che si emozionarono, risero e ascoltarono Patch Adams, il mitico medico statunitense.

Patch, durante il suo workshop ci fece fare un esercizio veramente terribile: chiese di metterci in coppia e, mentre uno ascoltava in silenzio, l’altro doveva raccontare un episodio felice della sua vita. Per 5 lunghi, interminabili minuti. Dopo ci si scambiava di posto e toccava all’ascoltatore narrare.

Una faticaccia incredibile. Perché sì, ognuno di noi ha avuto dei momenti felici nella vita ma prima dell’esercizio accadeva a molti un fenomeno strano: la mente si svuotava e proprio non veniva in mente niente, una lavagna vuota.

Eppure, accidenti, se ci avessero chiesto di un dolore, di quella volta che ci eravamo rimasti proprio male, sai che chiacchierate? Altro che 5 minuti, potevamo parlarne ore, entrando nel merito di come ci si torceva lo stomaco, di quante lacrime avevamo versato, di quanto eravamo stati male…

E invece a ricordare quel momento felice niente: il vuoto pneumatico.

Negli anni ho riproposto questo esercizio durante i corsi di Yoga Demenziale ad Alcatraz e ogni volta vedevo le facce sgomente, gli occhi vuoti o disperati alla ricerca di quel ricordo bello, e anche quando lo si trovava pecepivo la difficoltà nel raccontarlo per 5 minuti.

E poi finalmente ci si sbloccava, quando si iniziava a parlare, wow! Cambiavano i visi, si illuminavano gli occhi, altro che chirurgia plastica! Diventavamo tutti più belli!

Manda in rovina estetisti e chirurghi plastici: sii felice!

E guarda gli altri felici quando tu non lo sei e pensa: la felicità esiste! Si tratta solo di cercarla. Mettiamoci al lavoro!

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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