“Sei sporca o sei tutta nera?”: chi controlla i testi scolastici?

Una visione smaccatamente anacronistica, che non tiene conto degli sforzi di una società civile che non senza fatica e ritardi sta cercando di raggiungere parità di genere e integrazione tra le culture che non si limitino a sostare qualche ora nei pianerottoli del dibattito pubblico, ma perdurino nel vivere quotidiano.

Dopo il caso del libro dove in un dialogo illustrato un bambino di colore dice “Io vuole imparare italiano bene”, stavolta a finire al centro della polemica è una vignetta in cui un bambino chiede a una sua coetanea di colore: “Sei sporca o sei tutta nera?”. Il libro è di Ardea Editore, dal titolo ‘Rossofuoco‘, è del 1996, poi ristampato da Giunti, e ora riportato nel libro di Ardea Editore rivolto alle prime tre classi della scuola primaria.

A denunciare il caso, Marwa Mahmoud, consigliera comunale di Reggio Emilia e presidente della commissione consiliare Diritti umani e pari opportunità:

“Una narrativa inferiorizzante che accosta la pelle nera alla sporcizia è inaccettabile! È giunta l’ora di fare seriamente i conti con il colonialismo mai rielaborato e la percezione interiorizzata che ciò che nero è inferiore e male. La scuola oggi ha un ruolo ancora più rilevante che nei decenni passati, ha il dovere di educare alle diversità e alla ricchezza che da esse ne deriva”.

Sul caso è intervenuta Giulia Selmi, vicepresidente della Rete nazionale Educare alle differenze, che ha posto l’accento sui retaggi storici che ancora gravano nell’editoria scolastica (il cui mercato è il più redditizio del settore e rappresenta una fonte di guadagno sicura per ogni editore):

“L’editoria scolastica italiana sconta ancora dei retaggi stereotipici piuttosto spinti, e non ci stupisce che ci sia un libro di primaria dove il bambino straniero è rappresentato come illetterato, incapace di parlare l’italiano e con un’eredità coloniale ancora forte. Fa parte, purtroppo, di una parte di identità della scuola italiana. Non di tutta, ma sicuramente di una parte”.

Chi controlla i libri? Nessuno, o meglio, il settore dell’editoria scolastica si è finora autoregolamentato attraverso il Codice di autoregolamentazione Pari Opportunità nei Libri di Testo (POLITE) dell’Associazione Italiana Editori, realizzato in accordo con il Ministero dell’Istruzione, ma evidentemente non basta. Una autoregolamentazione che evidentemente non basta, a giudicare dalle “sviste” razziste e sessiste che ancora circolano tra i i libri scolastici, dove ci si imbatte in modelli e stereotipi talvolta anacronistici, con padri che lavorano e guadagnano ricchezze:

E “supermamme” con il rossetto e le mani in pasta intente a fare tortelli:

Una visione smaccatamente dualista, anacronistica, che non tiene conto degli sforzi di una società civile che non senza fatica e ritardi sta cercando di raggiungere parità di genere e integrazione tra le culture che non si limitino a sostare qualche ora nei pianerottoli del dibattito pubblico, ma perdurino, permeando ogni aspetto del vivere quotidiano. Parità salariale, sociale, familiare. Integrazione, rispetto reciproco, apertura alle diversità. In due parole, equità sociale.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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