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“Si mettono il pannolone per fare pipì”: lo sfogo di Ricciardi sui sacrifici in corsia per il Covid

4 su 10 manifestano disagi psichici

“È come se cadessero delle bombe che la gente non vede, ma che i medici e gli infermieri nelle terapie intensive vedono ogni giorno. Siamo stufi”. Cosa accade in corsia.

Parole dure quelle di Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute e professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica di Roma, ospite della trasmissione “Dimartedì” andata in onda ieri 15 dicembre:

Abbiamo il numero più alto di morti in Europa in assoluto. Con la metà dei nostri morti oggi l’Olanda è andata in lockdown, con un terzo dei nostri decessi la Germania va in lockdown il 16 dicembre. Che ci vuole di più per far capire cosa c’è da fare? Lo shopping? È come se cadessero delle bombe che la gente non vede, ma che i medici e gli infermieri nelle terapie intensive vedono ogni giorno. Siamo stufi di telefonare ai familiari dei pazienti per annunciare che i loro congiunti nella notte non ce la faranno. E dobbiamo fare questo centinaia di volte al giorno”.

Ed è proprio sullo stress dei medici e su quello che arrivano a fare per non infettarsi e infettare gli altri che l’intervento si fa più duro:

“Ci sono medici che non ce la fanno più e che ormai si infettano. Soltanto a novembre abbiamo avuto 1000 operatori infettati. Abbiamo medici che stanno pensando di dimettersi e di lasciare il lavoro, perché sono completamente burnout. Ci sono infermiere che si mettono il pannolone per fare pipì perché non vogliono svestirsi e lasciare i propri pazienti”.

Gli studi sui danni psicologici degli operatori sanitari

Secondo un’indagine condotta dall’Università Statale di Milano su 650 sanitari durante l’emergenza Covid, quattro su 10 operatori manifestano disagi psichici. Tra le cause si segnalano stress, stress emotivo, orari e turnazioni incessanti, timore di contrarre l’intenzione e di trasferirla ai propri cari, mancanza di un supporto adeguato nell’ambiente di lavoro e non ultimo malessere da ‘stigma sociale’ dovuto al fatto che chi è esposto al virus nelle corsie degli ospedali è trattato in un certo qual modo o addirittura allontanato.

“Regione Lombardia metta a disposizione, gratuitamente, un sostegno psicologico per professionisti, famiglie, giovani e chiunque abbia vissuto la segnante esperienza del Covid”, ha detto il consigliere regionale De Rosa (M5s), perché con ogni evidenza il documento per il training autogeno pubblicato l’11 aprile scorso dall’Inail per gestire e prevenire il burnout lavorativo e i suoi risvolti psicologici non basta.

Non solo Covid, dunque, per gli operatori sanitari, ma depressione, ansia, insonnia e l’insorgenza di patologie psicologiche e psichiche più gravi. Uno studio scientifico pubblicato già a marzo (“Factors associated with mental health outcomes among health care workers exposed to Coronavirus disease 2020”) riportava i risultati di un’indagine assai più estesa di quella condotta dalla Statale di Milano. Su 1.257 operatori sanitari di 34 ospedali cinesi alle prese con la pandemia, il 50 per cento aveva sviluppato una qualche forma di depressione, il 45 per cento soffriva d’ansia, il 34 per cento era colpito da insonnia e il 71,5 per cento accusava un disagio psicologico generalizzato.

Leggi anche: «Non permettere a nessuno di chiamarti “eroe”»

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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