“Siamo in pandemia, basta uscire per i gratta e vinci”: la scelta del tabaccaio di Lodi

“Siamo nel bel mezzo di una pandemia, i bar e i ristoranti chiudono alle 18 quindi non vedo perché la gente debba uscire per comprare quelle m**** di Gratta e Vinci. Pace e amore”.

“Si avvisa la gentile clientela che dalle ore 18.00 la Tabaccheria Musicale sospenderà la vendita di Gratta e Vinci. Siamo nel bel mezzo di una pandemia, i bar e i ristoranti chiudono alle 18 quindi non vedo perché la gente debba uscire per comprare quelle m**** di Gratta e Vinci. Pace e amore”.

È con questo post via Facebook che Davide Invernizzi, titolare della Tabaccheria musicale a Lodi, in pieno centro, ha comunicato la decisione di porre fine a quella che definisce un’ingiustizia: “ho pensato da subito fosse ingiusto il poter vendere gratta e vinci, qualcosa di davvero superfluo in un momento come questo, quando i bar non potevano nemmeno fare un caffè”. Qualcosa di ‘superfluo’, il cui consumo, tuttavia, è cresciuto esponenzialmente durante la pandemia, “credo che il consumo dei gratta e vinci sia addirittura aumentato durante la pandemia, in 5 anni che sono qui non ho mai venduto così tanti gratta e vinci come in questo periodo“. Un trend che aggrava un quadro che era preoccupante già prima del Covid: il gioco d’azzardo patologico (Gap), riconosciuto come disturbo psichiatrico nel 1980 dall’American Psychiatric Association (Apa) e a tutti gli effetti una ‘dipendenza sine substantia’, non dovuta quindi a molecole chimiche esogene, come ad esempio alcol o tabacco, in Italia interessa oltre 1,3 milioni di persone, di cui solo il 10%, circa 12mila persone, è in cura.

La scelta del giovane lodigiano si aggiunge al gesto di solidarietà di Cristina Cerato, titolare della omonima tabaccheria di piazza dell’Assunta in frazione Castelrosso di Chivasso. La donna ha deciso di chiudere il locale alle 18.00, al pari dei bar e ristoranti. “Ci sono categorie che sono state prese in giro e in questo momento credo che il commercio abbia bisogno di unità – ha dichiarato la titolare – io oggi lavoro e il mio vicino no, ma domani rischio di non lavorare nemmeno io. Queste imposizioni non permettono di lavorare ma se muore il commercio muore tutto”.

Commercianti uniti come mai accaduto, forse, nella storia del paese. “Sono 5 anni ormai che ho acquistato la tabaccheria, è diventata praticamente la mia seconda casa e ovviamente questo è il periodo più brutto che sto affrontando e se guardo ai prossimi mesi un po’ di paura c’è”, ammette Davide Invernizzi, ma la paura non gli ha impedito di provare solidarietà nei confronti dei colleghi e di esercitare un po’ di senso civico nei confronti della collettività. A luglio l’Unione Italiana Tabaccai era pronta ad andare in tribunale per via del recesso operato dalla Società Lotterie Nazionali che aveva modificato il contratto in modo unilaterale.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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