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Il vice sindaco leghista vuole censurare: “Siamo tutti sulla stessa barca”

Quel manifesto della regata Barcolana di Trieste deve sparire!

Secondo il vice sindaco di Trieste Paolo Polidori, leghista, il manifesto realizzato da Marina Abramović in occasione del 50° anniversario di Barcolana è un’opera “orribile, nonché strumentalmente politica”. Il manifesto, che non è stato commissionato dal Comune, risale però a gennaio 2018.

Nata nel 1969 Barcolana è una prestigiosa regata velica che dal 1969 si svolge annualmente nel Golfo di Trieste. La manifestazione, che quest’anno compie 50 anni, avrà luogo tra il 5 e il 14 ottobre, con l’appoggio di importanti sostenitori, fra la cui famiglia triestina Illy. Da sempre molto sensibili al mondo dell’arte, i membri della famiglia Illy hanno voluto dare un prestigio internazionale alla regata commissionando la realizzazione del manifesto a Marina Abramović.

Perennemente bersagliata dall’accusa di mainstream – icastico il ritratto che ne fa il regista Paolo Sorrentino in La grande bellezza – Marina Abramović, piaccia o no, è una delle figure più influenti della contemporaneità, non soltanto nell’ambito delle arti performative. La sua popolarità, sempre in bilico tra etica interiore e uso estremo del proprio corpo, la rende perfetta in termini di comunicazione e di marketing.

Il manifesto della discordia
Il manifesto di Barcolana50 è giocato sui colori del bianco e del rosso, colore caro all’artista e presente nel logo Illy. Al centro si staglia la figura di Marina Abramović, in una posa chiaramente engagé, che richiama La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix e si rifà a tutta un’iconografia otto-novecentesca. Tiene alta una bandiera con scritto: “WE ARE ALL IN THE SAME BOAT” (Siamo tutti sulla stessa barca). Un messaggio semplice, immediato, quasi ecumenico, efficace sia in inglese che in italiano. “Siamo rimasti affascinati da questo messaggio, che si associa perfettamente alla nostra regata: duemila barche vivono l’emozione di essere sulla stessa linea di partenza e vivono un’esperienza unica di condivisione” ha dichiarato Mitja Gialuz, presidente della Società velica di Barcola e Grignano.

Barcolana Manifesto Marina Abramovic

La proposta è nata dal direttore creativo Illycaffé Carlo Bach, e tra gennaio e febbraio 2018 Marina Abramović ha realizzato il manifesto, in seguito prodotto dall’art director di Barcolana Matteo Baroli, responsabile della grafica. Durante la conferenza stampa tenutasi lo scorso luglio gli organizzatori hanno spiegato la vocazione universale del messaggio:

“Anche a bordo di barche diverse, anche quando competiamo per il miglior risultato, navighiamo tutti sullo stesso pianeta, che va custodito e protetto giorno dopo giorno. Per farlo dobbiamo lasciare da parte gli individualismi e comportarci come fossimo parte di un unico equipaggio che sta affrontando una regata. Un messaggio che, applicando gli schemi e il linguaggio dell’arte, diventa universale: che si tratti di sport, di salvaguardia del pianeta o di azioni globali, dobbiamo fare squadra ”.

“Quel manifesto deve sparire”

Città sofisticata, mitteleuropea, Trieste è famosa per avere accolto gran parte degli intellettuali del Novecento – James Joyce vi rimase quasi 16 anni – e per avere dato i natali a ingegni del rango di Umberto Saba, Gillo Dorfles, Roberto Bazlen, Italo Svevo, Claudio Magris, e molti altri. Dal 2016 Trieste è amministrata dal centrodestra.
“Quel manifesto deve sparire. Via dai pieghevoli, dagli inviti e dalle brochure ufficiali. Proibito a Trieste e nel resto del mondo” ha dichiarato il neo vice sindaco Paolo Polidori, assessore ai Grandi Eventi di Trieste. “Con gli organizzatori sono stato chiaro: o sparisce quell’orrore, o salta la convenzione con il Comune. Significa stop a 30 mila euro di finanziamenti, Frecce Tricolori, permessi per l’occupazione del suolo pubblico, sicurezza”. Il sindaco Roberto Dipiazza ha dichiarato che la manifestazione va avanti.

Come da prassi sono seguite polemiche, dichiarazioni, smentite (“MINACCE PERALTRO MAI AVVENUTE!!!” ha tuonato via Facebook Paolo Polidoro l’11 agosto) e comunicati congiunti da parte degli organizzatori di Barcolana50 e del Comune di Trieste, che proprio grazie a Barcolana ogni anno prospera, godendo di altri quattrocento eventi secondari, coinvolgendo un centinaio di altre associazioni e ospitando migliaia di turisti da tutto il mondo. Poco probabile che a Barcolana servissero i 30 mila euro del Comune di Trieste. Molto probabile, come del resto sarebbe per qualunque Comune, che a Trieste serva Barcolana.

Ancora non si sa se a Trieste il manifesto potrà circolare liberamente, di nascosto, o se a livello locale verranno preferite le bandiere del Gran Pavese Barcolana in onore delle tradizioni dei porti bretoni e nordici citate da Gillo Dorfles, autore del manifesto di Barcolana del 2016. Al di là del provincialismo di ridurre l’immagine di un’artista internazionale per un evento internazionale a questioni sovraniste, l’oggetto del contendere, ancora una volta, è la libertà dell’arte.

La libertà dell’arte di essere (anche) politica
Non è escluso che l’immagine di Marina Abramović si riferisca anche al fenomeno della migrazione e che contenga un significato anche politico. Anche perché condicio sine qua non dell’arte è proprio la polisemia, la capacità comunicare più cose su più piani contemporaneamente. Criticare o peggio censurare un manifesto perché lo si ritiene politico, anche quando non incontra il proprio gusto, significa non capire che l’arte (concettuale, astratta, eccetera) fa parte della vita sociale, al pari di ogni altra attività umana. Molti si stupirebbero nel sapere che I Girasoli di Van Gogh scandalizzarono i benpensanti del tempo, che tacciarono il dipinto come troppo “politico”. Dei girasoli in un vaso furono in grado di minacciare uno scardinamento dell’allora società borghese. Forse il manifesto di Marina Abramović non scardinerà nulla, ma coltivare il dubbio, se proprio non agevola la fruizione artistica, migliora la società civile. Sempre.

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Stela Xhunga

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