Siria: attacco aereo contro milizie pro-Iran, è il primo raid di Biden

Tra pochi giorni la Siria “compie” 10 anni di guerra

Almeno 17 combattenti pro-Iran sono stati uccisi in seguito all’attacco americano in Siria svoltosi nella giornata del 25 febbraio. Come rivelato dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo riportato da Ansa: “Gli attacchi hanno distrutto tre camion di munizioni (…) ci sono molti morti. Secondo un primo bilancio sono rimasti uccisi almeno 17 combattenti, tutti di Hachd al-Chaabi”, ha detto il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahmane.

Chi sono i contractors

Il raid, avvenuto nella parte orientale della Siria, è la risposta all’attacco missilistico in Iraq dello scorso 15 febbraio nel quale ha perso la vita un contractor civile mentre militari statunitensi e di altre forze della coalizione sono rimasti feriti. Da tempo le guerre vengono combattute per lo più dai contractors, mercenari di professione, uomini pagati per fare la guerra altrui. Il loro peso all’interno degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti ha subito un’accelerazione sotto l’amministrazione Trump, tramite legami sempre più stretti con le società nordamericane che si occupano di questo settore e la Academi di Erik Prince, un tempo nota come la Blackwater.

L’attacco del 25 febbraio, dice il portavoce del Pentagono, “manda un messaggio inequivocabile: il presidente Joe Biden agirà per proteggere il personale americano e della coalizione“. Quel che è certo è che con questo raid il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha inaugurato una stagione all’insegna di una politica estera quanto meno “reattiva” in Siria, dove la guerra civile è iniziata il 15 marzo 2011.

Tra pochi giorni la Siria “compie” 10 anni di guerra

Una guerra che tra pochi giorni “compirà” 10 anni e che ad oggi ha provocato “ufficialmente” mezzo milione di morti civili e 12 milioni di sfollati. Un Paese con città e villaggi trasformati in cumuli di macerie, scuole bombardate (con dentro i bambini), ospedali bombardati (con dentro malati e medici). Un Paese devastato, dove il 90% della popolazione, stima l’Onu, versa in condizioni di estrema povertà. Un Paese un tempo ricchissimo, dove oggi è quasi impossibile procurarsi pane e combustibile per riscaldarsi, mentre la pandemia imperversa ben oltre i numeri ufficiali. Un Paese sfregiato.

Il portavoce del Pentagono John F. Kirby ha parlato di “una risposta militare proporzionata” all’offesa, suffragata da misure diplomatiche, e condotta dopo avere consultato i partner di coalizione.

“Siamo fiduciosi sull’obiettivo che abbiamo attaccato, siamo convinti che era usato dalla stessa milizia sciita che ha condotto gli attacchi” contro basi Usa in Iraq, ha aggiunto Kirby, che assicura che i bombardamenti hanno distrutto varie strutture localizzate in un punto di controllo strategico perché di frontiera, dove le suddette strutture avrebbero fatto da basi per dei gruppi di militanti sostenuti dall’Iran, inclusi Kait’ib Hezbollah e Kait’ib Sayyid al-Shuhada.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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