Soffri del morbo del musone solitario?

Sei tu che vai verso gli altri o sono gli altri che devono venire verso di te?

Se non ti vedi mai con nessuno, se i tuoi amici si contano sulle dita della mano di un falegname distratto, se l’ultima volta che hai visto più di 5 persone tutte insieme è stato il v2-day allora hai un grave problema.
Sei un essere solitario. E non è una cosa affascinante, è una malattia.

La domanda semplice che ti permette di diagnosticare quanto tu sia vittima del morbo è: sei tu che vai verso gli altri o sono gli altri che devono venire verso di te?

L’atteggiamento solitario è una malattia gravissima che né medici né psicologi “ufficiali” riconoscono e che pochi tra i terapisti alternativi hanno “fotografato”.

Parliamo della non capacità di passare del tempo a parlare con altre persone.

Punto uno: perchè è una malattia grave. Psicologica e fisica.

Si tratta di una malattia molto più diffusa di quel che si crede.
Ma molti potrebbero non essere d’accordo con questa affermazione.
Starsene da soli è addittura considerato un segno di efficienza e forza!
Ma si tratta di un grave errore di valutazione.
Siamo esseri sociali, per milioni di anni la vita dei nostri antenati ha ruotato intorno alla collettività della tribù. La nostra intelligenza, il nostro linguaggio, la nostra capacità di creare arte, ridere e amare sono derivati della vita sociale. Abbiamo bisogno di parlare con le altre persone. È una banalità che viene poco considerata in campo clinico. Quasi nessun medico ordina a un paziente di iscriversi a un corso di salsa o di scrittura creativa. E questo è molto grave.
La mancanza di contatti umani, di scambio di opinioni, di chiacchiere futili, convivialità, gioco, sono un disturbo dell’anima che ha forti effetti sul fisico.
È ormai noto che i comportamenti giocosi e creativi, l’ascolto delle sensazioni piacevoli e il ridere, provocano la produzione di dopamina e di altre sostanze essenziali per il benessere.
Ed è stato stradimostrato che l’umore e le emozioni hanno un effetto immediato sul sistema immunitario. Un bacio di dieci minuti devasta i virus meglio degli antibiotici.

Punto due: le ragioni

Non voglio qui fare un trattato sulla tristezza e le ragioni che ci spingono a comportamenti autolesionisti. È chiaro però che una persona che non è capace di trascorrere una quota considerevole della propria vita godendo del rapporto con gli altri ha subito un grande trauma.
Ma al di là dei traumi passati vi sono alcuni modi di vedere che cementano l’incapacità di comunicare:

Paura di raccontarsi: ma checcavolo hai fatto nella vita per pensare che non sia conveniente raccontarla?

Avarizia: raccontare di se stessi vuol dire dare qualche cosa agli altri.

Senso di inferiorità: la mia vita e quel che penso sono privi di interesse. Percheccavolo pensi che la tua vita non valga la pena di essere raccontata?
Se una straordinaria unicità!

Paura degli altri: se uno viene a farti una domanda lo fa solo per farsi i cazzi tuoi.

Disinteresse: sono tutti coglioni cosa ci parlo a fare?

Mancanza di tempo: ho cose più urgenti da fare che perdere tempo a chiacchierare!

Credo che se una persona riflettesse su queste idee può capire facilmente che si tratta di trappole mentali.

Punto tre: parlare è indispensabile per la propria vita!

Chiacchierare con le persone, aprirsi, raccontarsi, ascoltare i racconti, condividere emozioni e sogni, giocare, sono cibo per la nostra anima. Di fronte alla morte e al dolore tutto il resto perde importanza e significato.
Ma l’amore, l’amicizia, il gioco e il ridere restano valori, motivi per i quali ha avuto senso vivere. Anche in punto di morte.
Dedicare un posto fondamentale nella nostra vita ai rapporti con gli altri non è solo piacevole e l’essenza della vita. È anche necessario!
Hai bisogno che la gente sia partecipe della tua gioia. Condividerla la amplifica e la rende più efficace come medicina. 
E ne hai doppiamente bisogno quando una malattia o un lutto ti colpisce. Affrontare questi momenti tragici da soli è terribile.

Speriamo che queste parole ti inducano ad aumentare la tua tensione verso gli altri.
All’inizio può sembrare difficile. Ma poi è come l’eroina: non ne puoi più fare a meno.
E a differenza dell’eroina la comunicazione con gli esseri umani fa bene, è legale e arricchisce la tua vita.
Per iniziare a godersi questa droga naturale è sufficiente guardare un essere umano e pensare: “Questo è un meraviglioso, unico esemplare di una specie fantastica e io ho l’incredibile opportunità di sapere qualche cosa di lui!” 
(Non devi assolutamente pensare: “un altro essere umano! Che palle ce ne sono miliardi e sono tutti stronzi”) 
Trovare qualcuno con cui parlare è facile, porca miseria, smetti di dire che non è facile, vai lì e gli fai una domanda.

Punto quattro: contro il governo dei censori lanciamo una campagna di intensificazione dei rapporti umani.

Per chi non lo avesse ancora capito esiste un rapporto diretto tra la possibilità di Salvini di rompere i coglioni a Travaglio e il numero di italiani che si abbracceranno nelle prossime 24 ore.
Non credere ai parametri della vecchia politica: amare è rivoluzionario!
Ti invitiamo a pubblicare sul tuo sito questo appello: parla con un essere umano!
È più affascinante di un panda!

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Foto di Fran__ da Pixabay

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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