South China Morning Post: la pasta inventata nel Mediterraneo, non in Cina

Lo sapevamo, non abbiamo aspettato che Marco Polo la portasse dalla Cina. Ora lo scrivono anche in Cina.

Il South China Morning Post, il grande quotidiano in lingua inglese di Hong Kong di proprietà di Jack Ma (Ma Yun), capo del colosso cinese del commercio elettronico Alibaba, ricostruisce l’affascinante genesi della pasta nel Mediterraneo e in Italia attraverso le testimonianze di storici del cibo e archeologi, smontando il mito diffuso soprattutto in America secondo cui la pasta sarebbe arrivata a noi dalla Cina. Insomma, una cosa tipo “diamo a Cesare quel che è di Cesare”.

Ecco la traduzione di ampi stralci della ricostruzione storica fatta del giornale cinese.

La leggenda di Marco Polo

Chi ha inventato la pasta, questo piatto italiano per antonomasia, che gli italiani amano e il mondo intero con loro? Secondo una leggenda gli spaghetti, le tagliatelle, i rigatoni… sarebbero nati dopo che il nobile mercante veneziano Marco Polo avrebbe importato la “pasta” cinese (i noodles) al suo ritorno dalla Cina, alla fine del XIII secolo.

Tuttavia l’origine cinese della pasta italiana è un mito. Marco Polo ha trascorso diversi anni in Cina, dove ha appreso le tradizioni e la cultura del paese, ed è possibile che abbia riportato noodles cinesi e altri cibi dai suoi viaggi.

Ma gli storici della gastronomia affermano che la produzione di pasta fiorì nel Mediterraneo per secoli, prima che i veneziani viaggiassero verso l’Oriente, in particolare tra i Greci e poi tra i Romani.

Pasta e noodles

“I noodles sono una cosa, la pasta è un’altra”, afferma Anna Maria Pellegrino, storica del cibo e membro dell’Accademia della cucina italiana. “Sono il riflesso di due distinte culture culinarie, due identità che si sono sviluppate in parallelo, il loro unico punto comune è la necessità di mangiare e, soprattutto, di condividere le stesse sensazioni e gli eventi quotidiani della vita attorno a una tavola. Il modo di cucinarli, i contenitori, i cereali utilizzati, la loro preparazione, gli ingredienti e i condimenti sono totalmente diversi, specifici per ogni civiltà. Non esiste un collegamento diretto tra il modo asiatico e quello italiano o mediterraneo di mescolare i cereali con l’acqua per creare noodles o pasta.”

Giorgio Franchetti, uno specialista dell’antica Roma, respinge anche lui la teoria dell’importazione della pasta da parte di Marco Polo. “È completamente assurdo“, afferma. “Le “tagliatelle” che Marco Polo avrebbe potuto portare dalla Cina entro la fine del XIII secolo erano realizzate con il riso e si basano su una diversa tradizione culinaria, orientale, che non ha nulla a che fare con la nostra.”

Le lagane, capostipiti della pasta e le indigestioni di Cicerone

Franchetti è l’autore di un libro che descrive ricette dell’antichità, basato su testi come quelli dello storico e soldato romano Catone il Vecchio, che descrivono chiaramente la preparazione dei piatti e le proporzioni necessarie. Le ricette che presenta si ispirano anche a documenti e utensili trovati nelle vicinanze del Vesuvio.

Franchetti spiega di aver basato la sua ricerca sulle vestigia scoperte sotto le ceneri lasciate dall’eruzione del Vesuvio, che distrusse Pompei nell’anno 79. “Contrariamente all’immagine che abbiamo dei sontuosi banchetti organizzati dall’aristocrazia romana, con abbondanza di piatti, carni rare e vini preziosi, i romani comuni cittadini non si abbandonavano agli eccessi culinari”, commenta.

“Tra il 1000 e l’800 a.C., i testi greci evocano per la prima volta l’esistenza del laganon, una striscia di pasta piatta che era tagliata in strisce irregolari, adottata dai romani sotto il nome, al plurale, di laganae. Era usata nelle zuppe, con porri e ceci, un piatto romano molto popolare. “

Si ritiene che le lagane siano all’origine di quella che in seguito divenne la lasagna. Poeti e filosofi romani spesso rappresentavano le delizie delle lagane, continua Franchetti. In una delle poesie delle sue famose Satire, Orazio descrive il suo entusiasmo per l’idea di tornare a casa per assaggiare una ciotola di porri, ceci e lagane.

Le lagane suscitarono anche la passione nel filosofo e statista Cicerone, la cui biografia afferma che avrebbe avuto l’abitudine di abusarne, inghiottendo enormi porzioni che poi lo lasciavano con terribili dolori di stomaco.

Dall’antica Roma ad oggi, la pasta come antidepressivo

Secondo Cristina Conte, “archeologa-chef” che combina archeologia e cucina mentre cerca di ricostruire le ricette che sono scomparse dal mondo antico, le lagane erano consumate principalmente da famiglie romane meno abbienti. “Ai tempi dei romani la gente mangiava quotidianamente le lagane, era un piatto democratico, semplice, ma molto nutriente per i poveri e le classi lavoratrici, non per i ricchi“, precisa. ”Un piatto anti-depressione, proprio come la pasta oggi per gli italiani.” Cristina Conte ritiene che sia probabile che i popoli pre-romani, come gli Etruschi, abbiano inventato una forma antica e rudimentale di pasta, anche se non vi è alcun indizio su questo argomento.

La pasta viaggiava da Palermo nel Mediterraneo trasportata in botti…

D’altra parte, in assenza di fonti storiche sulla questione, non è noto se la pasta dell’antica Roma fosse secca o fresca.

L’uso della pasta secca è legato alla cultura e allo stile di vita delle tribù arabe nomadi. Per resistere a lunghi viaggi nel deserto, dove l’acqua era scarsa, gli arabi asciugavano la loro pasta e le diedero una forma cilindrica e vuota, vicina ai maccheroni. La pasta secca, tra cui gli spaghetti, sarebbero un’eredità di questa influenza. Franchetti ha ritrovato un libro del 1154, più di cento anni prima delle avventure di Marco Polo, scritto da un geografo arabo di nome Al-Idrin. Evoca lunghi fili di pasta, avvolti come gomitoli di lana ed esportati dalla città di Palermo, chiusi in botti, lungo tutte le rotte commerciali del Mediterraneo.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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