Spagna: la corrida diventa patrimonio culturale

Spagna: la corrida diventa patrimonio culturale

La tradizione che si fonda sulla violenza può essere definita cultura?

Se pensavamo che la diffusione della pandemia di coronavirus fosse servita a bloccare definitivamente le corride ci sbagliavamo. Come vi abbiamo spiegato in quest’articolo, quest’anno circa 120 tori sono stati salvati dal letterale martirio a causa dell’interruzione di tutte le attività che implicano qualsiasi tipo di assembramento.

Nonostante le pressioni esercitate dalle associazioni animaliste per chiedere l’interruzione immediata della cessione di fondi statali ed europei alle corride, in Spagna questo spettacolo sanguinario viene ancora considerato una pratica culturale legata a una tradizione centenaria. Per questo motivo, lo scorso 17 luglio, la presidentessa della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha firmato, insieme al sindaco della capitale, José Luis Martínez-Almeida, un protocollo in base al quale entrambe le amministrazioni si impegnano a difendere la tauromachia come patrimonio culturale.

La tradizione che si fonda sulla violenza può essere definita cultura?

Come può una pratica disumana e sanguinaria basata sulla violenza e sulla supremazia degli esseri umani sugli animali essere considerata cultura? Come può un tale atto assassino essere considerato spettacolo? Come ci si può esaltare facendo intrattenimento sulla pelle degli animali?

Le nostre domande retoriche sembrano essere in totale disaccordo con le autorità madrilegne, secondo la cui opinione la Piazza dei Tori di Las Ventas è “un luogo emblematico, un segno distintivo di ciò che la Comunità è e ciò che la città di Madrid è, cioè libertà, pluralità, apertura, avanguardia ma anche radici e tradizioni“.

A noi più che avanguardia la corrida sembra un tuffo nel Medioevo!

Nonostante gli sforzi della precedente amministrazione madrilegna per chiudere i luoghi culto in cui si svolgono le corride, il nuovo governo municipale ha fatto un passo indietro, riaprendo anche la scuola di corrida Marcial Lalanda, con l’obiettivo di promuovere, attraverso campagne istituzionali, il turismo e la cultura della tauromachia nella regione.

Nonostante l’84% dei giovani spagnoli disapprovi questo show, la corrida è il secondo spettacolo, dopo il calcio, con il più grande afflusso di pubblico e ha un impatto economico annuale di 414 milioni di euro nella regione.

Basta fondi europei alle corride

Secondo una recente inchiesta dell’Unità Investigativa LAV (Lega Anti Vivisezione), dietro questa terribile pratica si cela un giro di soldi notevole.

Nonostante le pressioni a livello internazionale per dire basta a questo show, ancora oggi la corrida è finanziata con i fondi europei destinati all’agricoltura. Come si legge sul sito della LAV,

La corrida beneficia di finanziamenti pubblici europei nonostante la volontà contraria del Parlamento UE: a fine ottobre 2015, infatti, il Parlamento Europeo (con 438 sì, 199 no e 50 astensioni) ha approvato un emendamento al bilancio 2016 che prevede che non si debbano utilizzare fondi della PAC (politica agricola comune) né di qualsiasi altra linea di finanziamento europeo per sostenere economicamente attività taurine che implichino la morte del toro. Le sovvenzioni della PAC costituiscono il 31,6% delle entrate per gli allevamenti di animali destinati alla Corrida, senza questi difficilmente riuscirebbero ad andare avanti. Questi fondi sono gestiti e distribuiti dalle comunità autonome.”

Inoltre, gli investigatori della Lav hanno scoperto una frode legata al commercio della carne di toro, un prodotto venduto in esclusiva ad alcune macellerie, a dispetto delle più elementari norme igienico-sanitarie. Tuttavia, piatti tipici come la coda di toro vengono reperiti facilmente in molti ristoranti turistici… ma nella maggior parte dei casi a essere servita è carne di mucca o manzo e il consumatore viene letteralmente truffato.

LAV chiede, quindi, che i fondi europei destinati all’agricoltura non vengano più utilizzati per perpetuare questa pratica.

Fino a che gli allevamenti riceveranno il sostegno dell’Europa, le porte delle arene rimarranno aperte. Fermare la corrida significa cambiare la percezione di un paese che permette ad adulti e bambini di esultare di fronte alle sofferenze di un animale e che permette di chiamare tutto questo cultura. Ma la tortura non è mai cultura.”

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Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

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