Spalletti è il Braghettone del calcio italiano

Spalletti è il Braghettone del calcio italiano

Daniele da Volterra mise le braghe al Giudizio Universale di Michelangelo, Luciano da Certaldo soffre i giocatori di talento

Sono una quarantina i chilometri che separano Volterra da Certaldo. Toscana. Certaldo è il luogo di nascita di Luciano Spalletti oggi allenatore dell’Inter. Sei secoli fa, invece, Volterra diede i natali a Daniele Ricciarelli, pittore e scultore italiano passato alla storia soprattutto come il Braghettone. Fu lui, infatti, allievo di Michelangelo, a coprire con antiche mutande o foglie di fico le parti intime dell’affresco del Giudizio Universale del Buonarroti. Lo fece perché costretto, e il suo intervento salvò l’opera. Il Concilio di Trento aveva condannato le nudità del capolavoro e così grazie a lui quella magnificenza fu salva.

Facendo le dovute proporzioni, Luciano Spalletti si ritrova per la seconda volta a interpretare il ruolo di Braghettone. Mette le mutande al genio calcistico e, a modo suo, lo fa a fin di bene. Almeno così vuol far apparire. Cominciò con Totti alla Roma. L’allenatore avviò un estenuante braccio di ferro col Pupone. Provò in tutti i modi a far comprendere all’ambiente che quel calciatore che ormai si avviava ai quaranta anni era diventato un peso per la squadra, soprattutto troppo ingombrante per la gestione dello spogliatoio. Avrebbe voluto normalizzare Roma. Operazione tanto ardita quanto non priva di ragionevolezza.

Ne uscì stritolato dal punto di vista emotivo, tutto sommato vincente da quello calcistico. Anche se Totti gli procurò non pochi problemi. Spalletti gli lasciava gli ultimi dieci minuti, al massimo un quarto d’ora. E puntualmente in quei minuti il Capitano – l’unico capitano – risolveva la partita. Sbrogliava matasse intricatissime. Siglava rimonte impossibili. Segnava gol a ripetizione. Sembrava una maledizione per il povero Spalletti. Finì con lo stadio gremito per l’addio di Totti, e Spalletti trattato come un nemico anche se aveva portato la Roma al secondo posto.

La storia, sia pure con altri contorni, si sta ripetendo a Milano. Dove Spalletti ha avviato un braccio di ferro con un altro calciatore di talento: Mauro Icardi. Lo ha addirittura degradato dal ruolo di capitano per motivi a tutt’oggi ufficialmente ignoti. Ufficiosamente legati alle dichiarazioni della moglie (di Icardi) Wanda Nara o a un litigio in cui Icardi avrebbe osato difendere la squadra da una sfuriata del suo allenatore. Tesi, quest’ultima, di Repubblica, mai smentita. Fatto sta che da quel momento, dal momento dell’affronto della sottrazione della fascia di capitano, Icardi si è dato malato. Dolore al ginocchio. Non gioca dal 14 febbraio. Tra campionato e Europa League, ha saltato dieci partite.

Compresa Inter-Lazio che si è giocata domenica sera. Ma Icardi non era più malato. La scorsa settimana, dopo un mese e mezzo lontano dal gruppo, Icardi ha firmato un armistizio con l’Inter ed è tornato ad allenarsi. Eppure Spalletti non solo non lo ha convocato per la partita contro la Lazio ma in tv, dopo la sconfitta, si è reso protagonista di un’autentica performance. Spalletti è uno dei pochissimi allenatori, forse l’unico, che sembra più eccitato dal post-partita che dalla partita. La telecamera gli piace. E con grande senso televisivo, si è preso la ribalta e ha dato vita a uno di quegli show che in genere tanto piacciono ai tifosi. Ha detto chiaro e tondo che Icardi non meritava di giocare dopo il suo comportamento di questi cinquanta giorni. Che è umiliante dover condurre una trattativa per far re-indossare la maglia dell’Inter a un giocatore (in questo caso Icardi). Ha poi detto che i giocatori decisivi sono altri: Messi, Ronaldo. E che l’Inter ha perso, e tanto, anche con Icardi. Sembrava voler indossare a tutti i costi i panni del sergente maggiore Hartman protagonista di Full Metal Jacket.

C’è però qualcosa che non ha convinto della sua performance televisiva. Ed è stato sia l’aver così tanto cercata (sembrava che non aspettasse altro). E sia l’apparizione del fantasma di Francesco Totti. In entrambi i casi, Spalletti ha avuto problemi con le rispettive consorti: entrambe anche donne di spettacolo, tra l’altro.

Spalletti appare sempre più un allenatore che ha difficoltà col talento. E, a differenza di Braghettone, non ha alcun Concilio di Trento che lo ha messo con le spalle al muro.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.