Sparta impero del male - Jacopo fo - people for planet

Sparta impero del male

Eugenetica, pedofilia, sadismo, competitività ossessiva dominio schiavitù e gerontocrazia

Nella storia di Sparta stupisce lo sconvolgimento dei costumi e della cultura che ha trasformato la società in un modo talmente radicale; non si ha notizia di un fenomeno di pari radicalismo in tutta la storia umana.

Un esperimento di ingegneria sociale che riuscì a reggere per almeno 3 secoli, forse molto di più. Come abbiamo visto nella puntata precedente le donne spartane vivevano una condizione unica rispetto alle donne aristocratiche del loro tempo, nelle società guerriere e schiaviste. Parliamo delle donne che facevano parte del gruppo etnico I Dori che aveva conquistato quelle terre e soggiogato gli abitanti rendendoli schiavi o servi.

Mentre queste donne spartane avevano diritti civili, potevano ereditare ed essere ricchissime e godevano di una straordinaria libertà sessuale ad Atene e nelle altre città greche le donne dell’aristocrazia erano segregate in modo rigido: chiuse in casa dovevano occuparsi delle faccende domestiche, dei figli e di tessere. Potevano uscire di casa solo scortate dai parenti maschi e solo per incontrare i famigliari. Non potevano lavorare all’esterno e quindi si muovevano pochissimo il che determinava un anchilosi del bacino tale che le morti per parto erano numerose; il problema era talmente drammatico che il numero delle donne dell’aristocrazia diminuiva continuamente; per questo periodicamente si autorizzavano gli aristocratici a sposare donne di classi inferiori.

Il legislatore Pericle tentò di limitare questa mortalità imponendo alle donne gravide di recarsi ogni giorno al tempio dedicato alla Dea Demetra così che camminassero un po’. Parallelamente gli aristocratici maschi vivevano molto peggio degli altri greci. Entravano in caserma a 7 anni, ne uscivano con la possibilità di vivere con le mogli a 30 ma per tutta la vita dovevano cenare in caserma, portandosi per altro da casa gli ingredienti della sbobba egualitaria. Gli stranieri che ebbero l’avventura di essere invitati alla loro tavola raccontarono poi che assaggiando quel pappone di cereali sangue di maiale e aceto avevano capito perché gli spartani non temessero la morte.

La vita degli spartani era durissima: da ragazzi gli veniva dato poco cibo ed erano incoraggiati a rubare il resto depredando servi e schiavi; gli allenamenti quotidiani erano estenuanti, la competizione per guadagnarsi il diritto di comandare in battaglia era feroce; si racconta che per fare parte delle truppe scelte, una delle prove fosse quella di sopravvivere nei territori stranieri avendo in dotazione solo di un coltello, una ciotola di argilla e la tunica. Dovevano riuscire a uccidere e rubare per sfamarsi e ripararsi dal freddo. Vigeva poi un controllo sociale ossessivo, e la delazione alle autorità era incoraggiata. Quando poi finalmente andavano in guerra si dice che fossero contenti perché magari morivano però prima di crepare si riposavano un po’.

Su maschi e femmine poi gravava l’obbligo assoluto di vestirsi in modo modesto e rigoroso, il divieto di sfoggiare segni di ricchezza e abitare in case lussuose; tutti gli aristocratici dovevano sembrare uguali. Quindi mancava un aspetto fondamentale delle dinamiche sociali: la possibilità di godere dell’esibizione di simboli del proprio stato sociale. Le donne ricche potevano certo allevare cavalli di grande razza e arrivare a veder vincere le proprie bighe trainate da 4 equini perfino alle Olimpiadi (alle Olimpiadi i conduttori di bighe dovevano essere maschi, ma in altre competizioni le spartane guidavano personalmente i loro cavalli). Le donne che vincevano le gare tornando a Sparta erano letteralmente venerate come eroine.
« Un giorno una straniera avrebbe detto a Gorgo, moglie del re di Sparta Leonida I: “Voi spartane siete le sole donne che comandano i loro uomini“. Gorgo rispose: “Sì, ma siamo anche le uniche capaci di generare dei veri uomini“. »(Plutarco, Moralia 225A e 240E)

La vita degli spartani e i loro successi sociali erano ferreamente legate non al “quanto possiedi” ma al “cosa sai fare”. La competizione tra i giovani era incentrata sull’abilità negli sport ma anche sulla forma fisica che essi ottenevano con l’esercizio. Per questo i giovani competevano nudi: essere nudi non era una vergogna ma mostrava la rettitudine di chi non ha niente da nascondere perché le forme dei muscoli erano la prova del suo impegno. E questo valeva sia per i maschi che per le femmine, il che scioccava totalmente gli stranieri che consideravano la nudità delle loro donne qualche cosa che non era immaginabile mostrare in pubblico. In particolare i ragazzi dovevano periodicamente spogliarsi e schierarsi di fronte alle loro coetanee che li valutavano prendendo in giro chi non era abbastanza muscoloso… Difficilmente si può immaginare un sistema motivazionale più efficiente.

Gli spartani accettavano questo sistema sociale perché avevano grandi vantaggi. Innanzi tutto avevano sotto di sé una marea di schiavi e servi senza diritti. Persone che erano state vinte in battaglia o sottomesse con le minacce. Una popolazione che non aveva nessuna possibilità di miglioramento sociale. Nelle altre città greche uno schiavo poteva essere liberato e scalare entro certi limiti la piramide sociale. A Sparta non c’era nessuna possibilità. Anzi gli umili venivano sistematicamente sottoposti a violenze. I giovani guerrieri avevano diritto di derubarli: se venivano scoperti erano puniti non perché derubare gli Iloti fosse una colpa ma perché non erano stati abili. Esisteva poi una specie di polizia segreta, formata da 300 giovani guerrieri che avevano superato prove di iniziazione terribili, che venivano incaricati da un comitato di anziani di uccidere in agguati quei servi e quegli schiavi che avevano dimostrato qualche qualità speciale. Cioè si praticava in segreto una sorta di eugenetica al contrario: bisognava eliminare i migliori tra i dominati per evitare che avessero figli capaci di ribellarsi.

Altra contropartita di questa vita sobria per le donne e dura per i maschi era la totale libertà sessuale. Gli stranieri che visitavano la città raccontavano (con invidia generalmente) che era un obbligo sociale per i ragazzini di 12 anni diventare amanti/allievi di un guerriero adulto. Addirittura si è vociferato di punizioni per chi era restio. Il paradiso dei pedofili! Inoltre non era un problema se un maschio adulto voleva unirsi con una ragazzina che aveva appena superato i 12 anni. Né era un problema se i coniugi tenevano relazioni intime fuori dal matrimonio, addirittura una donna poteva avere figli concepiti con uomini diversi dal marito, paternità ufficialmente riconosciute con l’accordo del consorte. Gli amori tra donne erano considerati altrettanto normali a prescindere dall’età delle fanciulle. Inoltre fin dalla nascita i bambini avevano una libertà estrema e rarissima nelle civiltà guerriere antiche: i neonati non erano fasciati come mummie, quindi non si impediva il naturale sviluppo fisico, mentale ed emotivo delle persone. Altro vantaggio che avevano gli spartani dell’aristocrazia erano le feste religiose improntante al gioco e alla danza: vere esplosione di frenesia… ce n’erano parecchie e duravano diversi giorni. Avevano perfino un tempio dedicato al ridere.

Forse una reminiscenza di un passato matriarcale quando i popoli consideravano il ridere e l’orgasmo momenti di comunione spirituale con la Dea Madre.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

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Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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