Stop alle ONG dei cieli

Stop alle ONG dei cieli

Sea Watch. “Ennesimo ostacolo al soccorso”

L’Italia tarpa le ali alle vedette volanti. Da quasi un mese, Moonbird e Colibrì, i due aerei leggeri delle ong che sorvolano il Mediterraneo per avvistare i gommoni dei migranti, non possono decollare da Lampedusa né da altri scali del nostro Paese. “Le norme nazionali impongono che quei velivoli possano essere usati solo per attività ricreative e non professionali“, sostiene infatti l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Qualche sorvolo riescono ancora a farlo, ma con grande difficoltà, e partendo da aeroporti più lontani, in altri Stati. Dopo la desertificazione di un pezzo di mare davanti alla Libia a colpi di decreti sicurezza, si rischia dunque la desertificazione del cielo.

Chiunque abbia partecipato a missioni di Search and Rescue sulle navi delle ong (ieri la tedesca Lifeline ha soccorso un centinaio di migranti a 31 miglia dalla costa libica, sa  quanto sia importante avere due occhi che scrutano dall’alto. È il modo più efficace, talvolta l’unico, per individuare i gommoni e segnalarne tempestivamente la posizione ai soccorritori. Le coordinate sono trasmesse via radio dall’equipaggio di Moobird (un Cirrus Sr22 che vola per la no profit svizzera Humanitarian Pilote Initiative, in collaborazione con la ong tedesca Sea-Watch) e di Colibrì (un Mcr-4S a elica costato 130.000 euro ai francesi di Pilotes Volontaires). Secondo un’inchiesta del Giornale, dal primo gennaio agli inizi di giugno Colibrì e Moonbird hanno accumulato 78 missioni, 54 delle quali partite dallo scalo di Lampedusa. L’aeroporto a loro interdetto. Continua a leggere (Fonte: Stop alle ong dei cieli, l’Italia blocca gli aerei che avvistano i migranti da REPUBBLICA.IT di Marco Mensurati (A Bordo Della Mare Jonio) E Fabio Tonacci)

Dalla stampa nazionale:

MIGRANTI, STOP AGLI AEREI DI SEA WATCH. “ENNESIMO OSTACOLO AL SOCCORSO” – Per Sea Watch il blocco dei velivoli per “complicazioni burocratiche” è l’ennesimo tentativo di ostacolare l’attività di soccorso in mare delle ong. “Le nostre operazioni aeree sono attenzionate perché gli occhi della società civile danno fastidio, sia in cielo che in mare”, sottolinea la portavoce Giorgia Linardi. 

Intanto, secondo quanto rivelato dal quotidiano britannico The Guardian a inizio agosto, proprio il controllo aereo delle frontiere marittime sta diventando uno dei tasselli fondamentali della presente e futura strategia messa in campo dall’Europa per il controllo dei flussi migratori. L’agenzia europea di sorveglianza delle frontiere esterne Frontex oltre a gestire le politiche di rimpatrio degli stati membri dell’Ue è parte anche di un investimento da 103 miliardi di euro in aeromobili a pilotaggio remoto. Droni, telecamere aeree sul Mediterraneo, per controllare i confini e in teoria anche i naufragi che lì avvengono. Tuttavia alla richiesta di inviare copia delle istruzioni che gli operatori dei droni dovrebbero seguire qualora “intercettassero” un’imbarcazione in stato di pericolo, Frontex ha risposto di non poter inviare quei materiali. Continua a leggere (Fonte DIFESAPOPOLO.IT di Eleonora Camilli e Francesco Floris)

  • TUTTI I NUMERI DEGLI SBARCHI 2019 (1 GENNAIO – 19 AGOSTO) – Sono almeno 683 migranti e rifugiati sono morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno al 19 agosto mentre tentavano di giungere in Europa via mare (di queste quasi 600 persone hanno perso la vita o risultano disperse nel Mediterraneo centrale). Anche se poco fa è arrivata la notizia di un nuovo possibile naufragio che coinvolge oltre cento persone davanti alle coste della Libia.

A lanciare l’allarme è stato il servizio di supporto a coloro che si trovano in difficoltà nel Mediterraneo nel tentativo di arrivare in Europa, Alarm Phone, che su Twitter parla di un’imbarcazione capovolta a largo delle coste libiche. Come si evince dall’infografica che pubblichiamo e in cui abbiamo usati le elaborazioni di Matteo Villa ricercatore Ispi che ormai da anni svolge un lavoro attento e insostituibile, sui dati dell’Unhcr e Ministero dell’Interno, il ruolo delle barche (ormai non più di tre) delle ong è risibile, eppure metre i migranti in arrivo grazie a scafisti doc sbarcano tranquillamente sulle nostre coste, il nostro Ministro della paura continua a concentrasi solo sull’inezia rappresentata dalle Ong. E non se ne vede la ragione Continua a leggere e guarda lìinfografica (Fonte: VITA.IT)

  • MIGRANTI IN CALO MA “SBARCHI FANTASMA” IN AUMENTO, ECCO IL VERO PROBLEMA – Lontano dai riflettori, in Sicilia e in Calabria gommoni e piccole barche continuano ad arrivare sulle coste italiane. Ma il Governo non ne parla. Fonti ufficiali del Ministero degli Interni riportano i seguenti dati a proposito dei migranti sbarcati in Italia: 85.207 sbarchi nel 2017, 16.935 nel 2018, e 3.073 nel 2019.

A scanso di equivoci, al di là delle strumentalizzazioni politiche e della distanza, legittima, tra la realtà dei fatti e la percezione dei cittadini, il calo degli sbarchi in Italia è incontestabile. In particolare a Lampedusa, si è passati dagli 11000 del 2017 ai 3900 del 2018 ma oggi, a inizio estate, nel 2019 sono già 1084, segno evidente che “i porti chiusi” pubblicizzati dall’attuale governo non sono affatto chiusi. L’audizione in commissione antimafia portata dal procuratore della Repubblica di Agrigento dott. Patronaggio mette sul banco fatti molto distanti dalla narrazione della propaganda di Salvini. Se è vero che gli sbarchi registrati nella provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, sono crollati, il procuratore mostra preoccupazione per i cosiddetti sbarchi fantasma: imbarcazioni di piccole dimensioni, che giungono soprattutto dalla Tunisia, non dalla Libia, con a bordo poche decine di persone, delle quali si sa poco o nulla. Sugli “sbarchi fantasma” a inizio anno il Sole 24 Ore scriveva che ogni anno arrivano in Italia fra le 3.500 e le 5.000 persone, ma in realtà quanti siano nessuno lo sa esattamente, i dati in possesso non sono certi. Continua a leggere (Fonte: PEOPLE FOR Planet di Stela Xhunga)

Fonte immagine VITA.IT

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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