Strage di Bologna: ora sappiamo chi l’ha voluta

A 40 anni dalla strage un altro po’ di verità che conferma il coinvolgimento dello Stato

2 agosto 1980 ore 10:25, scoppia una bomba alla stazione di Bologna: 85 morti, 200 feriti. Il più grave attentato terroristico del dopoguerra.

Ieri, 11 febbraio, la Procura generale di Bologna ha chiuso le indagini sui mandanti, in sintesi: fu la loggia massonica Propaganda 2 a organizzare e finanziare la strage di Bologna. Dietro alla bomba alla stazione c’erano quattro menti nere: quelle di Licio Gelli, del suo braccio destro Umberto Ortolani, del potentissimo capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato, e del piduista senatore del Msi, Mario Tedeschi. Tutti già scomparsi e speriamo passati a “peggior” vita.

Paolo Bellini, ex ‘primula nera’ di Avanguardia nazionale tra gli esecutori in concorso con i quattro estremisti neri già condannati: Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini. E Bellini è indagato anche con “altre persone da identificare” come si legge sull’avviso di conclusione delle indagini. Coinvolto anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel: accusati di depistaggio. L’amministratore del condominio di via Gradoli, a Roma, Domenico Catracchia risponde di false informazioni al pm.

La preparazione della strage, stando agli inquirenti, sarebbe iniziata nel febbraio del 1979 “in una località imprecisata”. I finanzieri hanno documentato flussi di denaro per alcuni milioni di dollari partiti sostanzialmente dai vertici della P2 e indirizzati ai Nar – I Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione terroristica neofascista.

Cambia la storia d’Italia

«L’ipotizzato concorso in strage di Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi è una novità assoluta che ci fa ritenere che questo processo possa cambiare la storia di questo paese», dice l’avvocato dei familiari della vittime Andrea Speranzoni.

Paolo Bolognesi presidente dell’associazione dei familiari delle vittime ha dichiarato: «Sono passati 40 anni, se ne potevano risparmiare 10». Secondo Bolognesi l’avviso «È nella direzione dei documenti che avevamo predisposto noi per la Procura”, che riguardavano il processo sul crac del Banco ambrosiano di Roberto Calvi e dove si trovava un documento chiamato Bologna con il numero corrispondente a un conto corrente acceso alla Ubs di Ginevra dallo stesso Gelli. La prima movimentazione di denaro su quel conto è datata febbraio 1979, l’inizio della preparazione della strage.

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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