Sua Maestà l’Auto

È già finito le “spirito ambientalista” del governo, si ritorna agli incentivi delle auto tradizionali. Mentre in Germania…

In Italia si sta facendo strada una proposta, formulata in un emendamento al d.l. Rilancio a firma di parlamentari di alcune forze della maggioranza (PD, Italia Viva, Liberi e Uguali), che mira a sostenere l’acquisto di auto anche a benzina o diesel. La questione di cui ci siamo già occupati resta di attualità perché in questo periodo si sta perfezionando la legge.

Incentivi a auto a benzina e diesel

La proposta è di un bonus di 4.000 euro per chi acquista un’auto Euro 6 (anche benzina o diesel) e rottama un veicolo più vecchio di dieci anni o di 2.000 euro senza rottamazione, in linea con quanto aveva proposto nelle scorse settimane l’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri).

Anche chi acquisterà un veicolo usato avrebbe diritto a un bonus di 1000 euro a patto che l’auto comprata sia almeno un’Euro 5 e ne venga rottamata una Euro 0,1,2,3.

Il ministro: aiutare a vendere l’invenduto

Il ministro Patuanelli ha detto che è una misura necessaria perché in questi mesi di lockdown c’è stata una forte riduzione degli acquisti di auto e bisogna aiutare l’industria del settore che ha nei suoi depositi migliaia di auto invendute.

Nel frattempo in Germania…

La Germania ha limitato gli incentivi alle sole auto elettriche, ha varato un piano di rilancio economico che comprende un incentivo di 6.000 euro per chi acquista un veicolo elettrico con un prezzo di listino inferiore a 40.000 euro. Nessun incentivo invece per chi sceglie un’auto a benzina o diesel.

L’andamento del mercato a maggio. Crescono gli acquisti di ibride e elettriche

In effetti secondo i dati UNRAE di maggio c’è stato un dimezzamento delle vendite complessive di auto nuove rispetto allo stesso mese del 2019.

Ma mentre le auto “tradizionali” hanno una fortissima flessione, crescono invece in maniera impetuosa nello stesso mese le vendite di auto ibride (+18%) e ancor più di auto elettriche (+54%).

Ancora una volta i cittadini sembrano dimostrarsi più attenti alle tematiche ambientali degli esponenti politici.

Un prestito di 6 miliardi a FCA garantito dallo stato (cioè da noi)

Nel frattempo, continuano le polemiche per la richiesta di Fiat Chrysler Automobile (FCA) di un prestito garantito dallo stato per 6,3 miliardi di euro “per salvare posti di lavoro dei 50.000 dipendenti italiani”, un argomento di cui ci siamo già occupati.

In pratica il prestito verrebbe fatto dalle banche e lo stato italiano (cioè noi) “firmerebbe” una garanzia per cui se per qualsiasi ragione FCA non fosse in grado di restituire i soldi sarebbe lo stato (cioè noi) a restituirli alle banche creditrici. Da più parti sono state sollevate obiezioni perché gli aiuti andrebbero a un gruppo la cui sede principale è in Olanda e la sede fiscale nel Regno Unito.

Le tasse sui profitti di conseguenza non sono pagate in Italia.

Inoltre per il prossimo anno è già programmato un dividendo di 5,5 miliardi a seguito della fusione con PSA e molti non capiscono perché, viste le dimensioni del dividendo, FCA non possa attingere da lì.

Gli impegni che lo stato italiano sembra voler chiedere a FCA sono molto esigui e si limitano alla richiesta di non distribuire utili nel 2020. Mancano impegni più concreti come ad esempio un maggiore orientamento della casa di produzione verso le auto ibride ed elettriche, settore su cui accusa un enorme ritardo.

Prestito a FCA: cosa ne pensano i lettori di People For Planet

Tra i lettori che ci hanno scritto sul tema, le opinioni sono nella larga maggioranza per il no, almeno non a queste condizioni.

Ad esempio Anna Garbari scrive:

Mi affido a quelle che sembrano ragionevoli richieste di garanzia per ricevere un prestito dallo Stato Italiano. Che la sede dei conti risieda in Italia e che vi siano garanzie sulla continuità degli investimenti di questa azienda in Italia, visto che è solo con il lavoro di chi paga le tasse che lo Stato Italiano riuscirebbe (non so come) a pagare il debito in caso che l’azienda Fiat non riuscisse a rendere questo “prestito”.

E Giacomo Lanza ci invia dalla Germania dove vive:

Secondo me ci sono diversi motivi per non farlo. La FCA e altre aziende non hanno diritto a prestiti garantiti dallo Stato finché non siano soddisfatte le seguenti condizioni:

  • spostare la sede fiscale in Italia e pagare le tasse in Italia;
  • annullare la distribuzione dei dividendi agli azionisti fino alla completa restituzione dei prestiti;
  • ridurre lo stipendio di tutti i manager fino a una soglia ragionevole (es. 5 volte lo stipendio di un operaio), per sempre;
  • riconvertire la produzione secondo criteri ecologici (forse difficile per un’azienda automobilistica…)

Sarebbe bello che questa e simili raccolte di opinioni potessero diventare una forma di democrazia partecipativa ed effettuare una pressione sulla politica e sulle imprese (una sorta di lobbysmo positivo).

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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