Sugar Tax: come funziona negli altri Paesi?

Sugar Tax: come funziona negli altri Paesi?

In molti Paesi Europei le bevande e i cibi eccessivamente zuccherati sono tassati. Ecco come e perché

Nelle ultime settimane si è parlato molto della cosiddetta “Sugar tax”, nome che si utilizza per indicare generalmente una tassazione su prodotti che contengono zuccheri in maniera eccessiva, perché potrebbe essere introdotta anche in Italia con la nuova manovra finanziaria.

Evitiamo per il momento di parlare della possibile tassa sullo zucchero nella versione italiana, dato che la legge di bilancio che la contiene deve ancora passare al vaglio del Parlamento e tutto può essere ancora modificato. Possiamo comunque capire come si sono mossi in questi anni gli altri Paesi che hanno affrontato questo tema prima dell’Italia, anche perché sono incorsi prima di noi in problemi di obesità e sovrappeso e hanno un consumo di questo tipo di bevande maggiore dell’Italia.

L’indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità

Molti Paesi in Europa e nel mondo stanno adottando politiche di tassazione come disincentivo all’acquisto di prodotti troppo dolci perché dannosi per la salute e fonte di obesità. Nella maggior parte dei Paesi sono tassate le bibite eccessivamente zuccherate.

Questa scelta è anche conseguenza di molti allarmi lanciati da diverse organizzazioni che si occupano di salute, in primis l’Organizzazione mondiale della sanità, che già in uno studio pubblicato nel 2016 indicava come valida l’idea di aumentare le tasse sulle bevande zuccherate per disincentivarne il consumo, soprattutto nei bambini, suggerendo una soglia del 20% di aumento del prezzo per renderlo un deterrente efficace. E contemporaneamente proponeva anche sussidi per diminuire il prezzo di frutta fresca e verdura del 10 e 20%.

Perché le bibite

Perché colpire proprio le bibite zuccherate? Perché, sempre secondo l’Oms, sono tra le maggiori responsabili di obesità e diabete. L’Organizzazione ha calcolato che, in media, una sola lattina di bibita zuccherata può contenere intorno ai 40 grammi di zucchero, corrispondenti a circa 10 cucchiaini. Una quantità davvero eccessiva, se si considera che le linee guida dell’Oms raccomandano, per prevenire l’obesità e non rovinare i denti, di mantenere un consumo di zucchero nell’arco di tutta la giornata pari a meno di 12 cucchiaini di zucchero per gli adulti (circa 50 grammi), e di ridurre l’introito quotidiano di saccarosio e simili a un massimo di 6 cucchiaini (circa 25 grammi) per ottenere ulteriori benefici per la salute.

La Sugar Tax in Europa

Ecco come si sono organizzati altri Paesi europei. Abbiamo preso in considerazione solo i nostri “omologhi” aderenti all’Unione Europea, confrontando alcuni articoli presenti su vari siti tra cui Il Fatto Alimentare.

Francia

La tassa va a colpire tutte le bevande zuccherate, anche quelle naturali, in base alla quantità di zucchero contenuta. Entrata in vigore nel 2012, prevedeva che le bevande con zucchero aggiunto fossero tassate a 7,5 euro ogni 100 litri. Dal 2018 è stata aggiunta una tassazione progressiva in base alla percentuale di zucchero e si va da 0.045 euro al litro per bevande con il 4% di zuccheri a 0,235 euro al litro per bevande con il 15% di zuccheri. L’obiettivo era di spingere i consumatori verso scelte più sane e le aziende verso le riformulazioni dei drink. Come poi è successo in Inghilterra, alcune aziende stanno effettivamente riformulando le composizioni, soprattutto da quando è entrata in vigore l’imposta progressiva: altre aziende hanno deciso di non modificare, mentre altre ancora avrebbero ridotto la dimensione delle bottiglie.

Regno Unito

Nel 2018 è entrata in vigore la “Soft drinks industry levy”, che tassa bevande analcoliche o poco alcoliche, pronte da bere o solubili che superano una certa soglia di zuccheri aggiunti in maniera artificiale. La misura è pensata specialmente per combattere la tendenza all’obesità nei bambini, incoraggiando le compagnie a riformulare le loro bevande per far loro contenere meno zucchero. La tassa è di 18 pence per litro (0,20 euro) per bibite con un contenuto variabile da 5 a 8 grammi di zuccheri ogni 100 ml, mentre se il contenuto supera gli 8 grammi per 100 ml l’importo sale a 24 pence per litro (0,27 euro). Secondo il sito del governo inglese, più del 50 % delle compagnie ha già riformulato i suoi drink per abbassare il livello di zuccheri artificiali e ha quindi potuto pagare meno tasse.

Anche in Irlanda è entrata in vigore una tassa simile, la Sugar Sweetened Tax, con una tassazione leggermente più alta per i drink più zuccherati, quelli che superano gli 8 grammi per 100 ml.

Belgio

La tassa, entrata in vigore nel 2016, colpisce tutte le bevande zuccherate e con edulcoranti. Colpendo anche i minimi quantitativi di zucchero e senza progressività, secondo alcuni sembrerebbe che abbia perso l’effetto della ricerca di un’alternativa “sana”.

Portogallo

Anche il Portogallo adotta questa misura dal 2017 e la tassa è di 0,82 euro a litro per le bevande con meno di 80 g di zucchero per litro e di 1,64 euro per quelle con più di 80 grammi/litro. Secondo un esempio contenuto in un articolo del Guardian risalente ai giorni dell’entrata in vigore della manovra, il prezzo di una lattina standard di Coca Cola ha subito un aumento di 5,5 centesimi.

Estonia

La sugar tax si applica sulle bevande dolcificate con un contenuto di zucchero di almeno 5 grammi per 100 ml. Interessa anche succhi, yogurt da bere e bevande vegetali. La norma, entrata in vigore l’anno scorso, prevede un periodo di transizione di due anni per permettere al mercato di assestarsi.

Ungheria

È stata introdotta una tassa su bevande e anche alimenti che contengono grandi quantità di zucchero, sale e caffeina. L’imposta è di 0,22 euro per litro per le bevande che contengono più dello 0,5% di zucchero.

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi