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Tampon Tax: una tassa per la tutela dell’ambiente?

Il ciclo mestruale rimane un lusso

Il tema, che sta facendo molto (ri)discutere in questi giorni in Italia è controverso e delicato. Da un lato abbiamo le donne e un appuntamento mensile dal quale, per circa quarant’anni della nostra vita, non possiamo sfuggire: le mestruazioni, un appuntamento che ci costringe a ricorrere ai ripari con soluzioni più o meno ecologiche. Dall’altro abbiamo l’ambiente, e il nostro dovere a tutelarlo in tutte le sue forme e con tutte le nostre possibilità.

Vi starete forse domandando, cos’hanno in comune le mestruazioni e l’ambiente? Molto. Nei giorno scorsi è stato respinto l’emendamento proposto dal Pd che intendeva abbassare la “Tampon Tax” dal 22 al 5%. Questa decisione sembra avere due motivi principali: il primo è che verrebbero meno milioni alle casse dello stato, il secondo è che gli assorbenti (così come i pannolini per neonati e anziani) inquinano.

Ma se da una parte non si può certo far finta che ogni donna nel corso della propria vita contribuisca a creare rifiuti (evitabili secondo alcune osservazioni con l’uso di assorbenti e/o coppette ecologiche e riutilizzabili), dall’altra questa decisione sembrerebbe non tenere conto delle pari opportunità e dell’equità sociale. Considerare infatti la necessità fisiologica dell’uso degli assorbenti un bene di lusso non piace al mondo femminile, soprattutto se, dati alla mano, nel panorama europeo ci accorgiamo che altri stati hanno fatto passi avanti in questa direzione, per citarne alcuni: l’Inghilterra ha diminuito la tampon tax dal 17,5% al 5%, in Francia è stata portata al 5,5%, in Portogallo, Olanda e Belgio è al 6%, in Spagna al 10%, in Irlanda e in Canada è stata abolita.

La domanda dal mondo femminile è chiara: consapevoli di molteplici alternative al monouso, è corretto che sia la decisione di uno Stato a indirizzare gli acquisti di un bene primario? E poi, sempre consapevoli delle alternative ecologiche per il periodo del ciclo mestruale, questa tassa tiene in considerazione le diverse esigenze delle singole donne?

D’Uva (M5S): ‘IVA sugli assorbenti? Non abbassata per l’ambiente. Ci sono anche coppette e pannolini lavabili’. [Fonte video: LA7.IT]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

> Ciclo mestruale e impatto ambientale: ecodisastri e altri danni. Le mestruazioni sono un appuntamento talmente cadenzato che molte di noi non si sono mai soffermate a pensare che anche le scelte dei prodotti da usare durante il ciclo possono avere un impatto – tutt’altro che indifferente –  sia sull’ambiente sia sulla salute.

[…] Ciclo mestruale e impatto ambientale (1) : la Salute. Sapete di cosa sono fatti assorbenti e tamponi? No, perché non c’è ad oggi alcuna legge che obblighi le aziende a scriverlo sulle scatole.

Eppure, la maggior parte degli assorbenti e tamponi usa e getta sono realizzati in cotone (solitamente sbiancato con il cloro ) e materiale sintetico tra cui le polveri super assorbenti (SAP), dei derivati chimici del petrolio che trasformano i liquidi in gel aumentando l’assorbenza.

Come ha rilevato, nella sua petizione, Alida Mazzaro, da ricerche non ufficializzate, risulta inoltre che negli assorbenti ci siano rayon, residui di pesticidi, diossina, tossine chimiche, derivati dal petrolio, tutte sostanze che a contatto con le mucose genitali possono creare gravi problematiche. Tamponi e assorbenti che contengono profumazioni artificiali hanno inoltre concentrati di sostanze chimiche e coloranti artificiali, poliestere, polietilene, polipropilene e glicole propilenico. 

[…] Ciclo mestruale e impatto ambientale (2) : il Mondo fuori. Come se non bastasse, gli effetti negativi di questa scelta non riguardano solo noi e la nostra salute ma anche quella dell’ambiente che ci circonda.  Numeri alla mano, si fa in fretta a fare qualche calcolo: l’età media del menarca è circa 12 anni e quella della menopausa circa 52, il che si traduce in quasi 40 anni di fertilità, giorno più, giorno meno, con una media di 460 cicli mestruali a testa. Sempre andando per stime, possiamo calcolare che ogni ciclo duri 5 giorni, che vanno poi moltiplicati per il numero di assorbenti usati  al giorno e il numero di cicli totali.

La cifra finale è spaventosa: 11.500 assorbenti per donna! E sapete quante donne ci sono, anche solo nell’Occidente industrializzato, cioè il maggiore consumatore di questi prodotti? Tante, tantissime: solo in Italia si parla di 16.012.000 donne in età fertile (Istat): riuscite a fare il calcolo di quanti rifiuti vengono prodotti ogni anno?: Leggi l’articolo completo… [Fonte: LETWOMEN.ORG]

> Donne, la lotta per l’emancipazione si misura anche con gli assorbenti. […]Nei segmenti di popolazione più ricchi del mondo si discute di gender pay gap, di fare in modo che l’uguaglianza statistica raggiunta in termini di accesso all’istruzione si traduca in una reale parità di diritti sul luogo di lavoro. Ma nel frattempo in uno dei tanti villaggi dell’India solo una ragazza su dieci, secondo quanto racconta il documentario, ambientato appena fuori Delhi, ha modo di utilizzare gli assorbenti. Le altre nove non sanno nemmeno che cos’è, un assorbente. E si finisce per lasciare la scuola a 12 anni solo perché non si hanno panni puliti.
Il segnale meno positivo è che anche cercando online, di dati su questo fenomeno se ne trovano ancora molto pochi. […]

Un sondaggio del Plan International UK ha rilevato che una ragazza inglese su 20 fra i 14 e i 21 non può permettersi asciugamani o assorbenti igienici. Non si tratta qui di un tabù culturale, ma di un problema economico. Gli assorbenti costano. Non a caso in anni recenti si è parlato molto in tutta Europa di “tampon tax”, cioè di ridurre l’impatto delle imposte sul costo finale del prodotto. Alcuni paesi come il Regno Unito lo hanno messo in pratica, mentre in Italia non si è fatto nessun passo in avanti.

[…] Infine, non dimentichiamo che gli assorbenti inquinano, specie in aree rurali e povere dove mancano infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti. Esistono delle alternative più sostenibili, come la coppetta mestruale, che però è ancora poco diffusa, anche perché richiede un lavaggio con acqua calda ogni 4-8 ore, non sempre semplice sul luogo di lavoro. Secondo un’indagine online quali-quantitativa condotta nel 2012 da eMMMe Case Study e Università degli Studi di Catania, la regione dove la coppetta mestruale è più diffusa è la Lombardia (16% di donne che la usano), seguita da Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna (10%). Nel resto d’Italia non si supera il 10%. Leggi l’articolo completo… [Fonte: INFODATA.ILSOLE24ORE.COM – Cristina Da Rold]

Fonte immagine copertina: Cliomakeup

Leggi anche Le mestruazioni sono ancora un tabù. E il congedo mestruale pure

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

Claudia Faverio

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