Tamponi diagnostici, è caos. Ogni Regione ne fa quanti ne vuole

L’assenza di indicazioni a livello nazionale ha generato gap territoriali notevoli

Secondo la Fondazione Gimbe sarebbe utile fissare uno standard minimo di tamponi al giorno da effettuare a livello regionale anche per evitare comportamenti opportunistici delle singole Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown

Punte di 222 tamponi effettuati ogni 100 mila abitanti nella provincia di Trento a fronte di 37 tamponi ogni 100 mila abitanti in Puglia. Una forte disomogeneità territoriale nell’esecuzione dei tamponi diagnostici per il rilevamento dell’infezione Covid-19 è stata registrata da un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe, fondazione senza fini di lucro che ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica. Che, ad analisi ultimata, ha definito “una giungla” l’attuale situazione della somministrazione dei tamponi diagnostici nelle diverse Regioni.

Necessaria attività diagnostica più capillare

Per effettuare al meglio il monitoraggio dell’andamento dell’epidemia Covid-19 nel nostro Paese è importante che nella fase 2, ovvero quella di riapertura a una vita “normale”, rientri il controllo della diffusione dei contagi attraverso l’impiego dei tamponi diagnostici. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe effettuata sui dati forniti dalla Protezione civile nel periodo 22 aprile-6 maggio, in Italia sono stati effettuati 2,3 milioni di tamponi di cui circa un terzo come esami di controllo su soggetti già testati.

Ogni Regione fa come vuole

Se siano tanti o pochi “il dibattito è aperto – afferma la Fondazione Gimbe – e certamente è auspicabile che l’attività diagnostica proceda sempre più capillarmente. Ma una cosa è certa: al momento non se ne fanno in pari misura in tutte le Regioni”. Anzi il gap territoriale registrato dall’analisi Gimbe è notevole, con punte di 222 tamponi nella Provincia di Trento a fronte di soli 37 tamponi in Puglia ogni 100mila abitanti.

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Utile fissare standard minimo

Per quanto concerne la somministrazione dei tamponi diagnostici non sono state date a livello nazionale indicazioni valide per tutte le Regioni, e questo comporta che ogni Regione si regoli per conto proprio. Secondo la Fondazione Gimbe sarebbe utile fissare invece uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno ogni 100 mila abitanti, anche per evitare “comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che, in base agli algoritmi attuali, aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown”.

Tamponi e test sierologici: ora si possono chiedere al medico di famiglia…

Qualche giorno dopo l’analisi effettuata dalla Fondazione Gimbe alcune Regioni si sono organizzate, autonomamente e in assenza di indicazioni a livello nazionale, per effettuare tamponi e test sierologici nel tentativo di tracciare l’infezione da Covid-19 nei loro territori rilevando eventuali nuovi contagi. E hanno così attivato per i cittadini percorsi per sottoporsi a tamponi e test sierologici tramite i medici di famiglia, che quindi non devono più limitarsi a segnalare i casi sospetti alle aziende sanitarie locali (Asl) ma possono decidere, in base alla storia e ai sintomi del paziente, se prescrivere con la ricetta i due esami.

…ma solo in poche Regioni

Per ora, però, sono poche le Regioni che si sono organizzate in questo modo. In Veneto e in Lombardia, ad esempio, sono state approvate due delibere che prevedono la prescrizione del medico di famiglia per accedere al tampone, e in particolare in Veneto è prevista l’esenzione dal ticket per tutti i casi sintomatici e i contatti stretti. Chi risulterà positivo al sierologico dovrà poi sottoporsi al tampone diagnostico secondo le indicazioni fornite dalla rispettiva Regione. Anche in Emilia Romagna e in Toscana i medici di famiglia (e in quest’ultima Regione anche i pediatri) possono prescrivere i test sierologici, e se i pazienti risulteranno positivi agli anticorpi dovranno sottoporsi al tampone diagnostico per confermare l’infezione.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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