Test sierologici e tamponi diagnostici: come funzionano, che differenze ci sono

Cerchiamo di capirci un po’ di più su un argomento destinato a far discutere

Un video pubblicato ieri sul sito del Fatto quotidiano dal vice direttore Marco Lillo ha sollevato il problema dell’utilizzo dei test sierologici per l’individuazione di anticorpi legati all’infezione da SARS-CoV-2 (Covid-19). “Ho comprato online il test sierologico e ho scoperto, da solo, che ho avuto il Covid”, afferma Lillo, che nel video spiega come funziona un test sierologico comprato online, provato su se stesso dopo aver avuto per alcuni giorni qualche linea di febbre e il sospetto di una situazione a rischio. Il problema, spiega, “è che attualmente lo stato italiano non ti consente di fare questo tipo di test, neanche a tue spese”.

“Sono un po’ arrabbiato perché sicuramente non è bello scoprire di avere avuto il coronavirus, anche se lo ho sconfitto e lo ho avuto lieve. Sono arrabbiato perché tanti nella mia condizione saranno andati in giro infettando altre persone, e sarebbe stato sufficiente permettere loro di fare questo kit sierologico per avere almeno il 96% delle possibilità (questi test nel 4% dei casi non sono sensibili e quindi potrebbero sbagliare ed è per questo che non sono validati, spiega Lillo nel video, ndr) di sapere che è bene non uscire, perché potresti infettare qualcuno (Lillo spiega di essersi auto-isolato in quarantena a causa dei sintomi, seppur lievi, che aveva, ndr). Ecco, io ritengo che tutto questo debba cambiare e che il ministero della Salute debba smettere di dire ‘valideremo, studieremo’… bisogna parlare al presente,  bisogna dire quando questi kit saranno disponibili in massa, per permettere alle persone di sapere quando potranno uscire di casa senza infettare le altre persone”.

Con le sue parole il vice direttore del Fatto quotidiano solleva una questione molto attuale e rappresenta il pensiero di tanti.

Relativamente all’eventuale impiego dei test sierologici per l’individuazione degli anticorpi legati al Covid 19 i fattori da considerare, spiegano gli esperti, sono diversi. Cerchiamo di capire qualcosa in più su cosa sono e come funzionano i test sierologici e i tamponi diagnostici, e che differenze intercorrono tra i primi e i secondi, questi ultimi considerati a oggi gli unici in grado di definire se un soggetto abbia contratto oppure no l’infezione da nuovo coronavirus.

Il CTS ne parlava già 20 giorni fa

Il Comitato Tecnico Scientifico dell’Istituto superiore di sanità in una nota stampa del 19 marzo scorso si era già espresso affermando che “a oggi, l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla ricerca dell’RNA nel tampone rino-faringeo. Inoltre, si conferma che non esiste alcun test basato sull’identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che IgG) diretti verso SARS-CoV-2 validato per la diagnosi rapida di contagio virale o di COVID-19″. “L’Organizzazione mondiale della sanità – prosegue la nota stampa del CTS – sta attualmente valutando circa 200 nuovi test rapidi basati su differenti approcci e che sono stati portati alla sua attenzione; i risultati relativi a quest’attività screening saranno disponibili nelle prossime settimane. Nel suggerire cautela nell’impiego di test non validati, il CTS è disponibile a fornire opinioni e suggerimenti alle Regioni che lo dovessero richiedere”.

Tamponi diagnostici e test sierologici

A spiegare le differenze tra tamponi diagnostici e test sierologici è Paolo Francesconi, Responsabile del settore sanitario dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’ARS (Agenzia Regionale di Sanità) della Toscana, in un articolo pubblicato sul sito della ARS.

“Il ‘tampone’ è un esame diagnostico complesso finalizzato a individuare la presenza del virus nel materiale biologico prelevato nel naso e nella gola (tampone vero e proprio), o su campioni prelevati dalle basse vie respiratorie, attraverso tecniche di amplificazione del materiale genetico virale (RT-PCR). La sua positività indica pertanto che si è in fase di infezione attiva e che probabilmente si è in grado di trasmettere l’infezione attraverso le goccioline di saliva emesse parlando, starnutendo e tossendo”, spiega Francesconi.

Come per tutte le infezioni virali, anche nel caso dell’infezione da coronavirus il sistema immunitario produce anticorpi diretti verso le proteine dell’involucro virale. “Alcuni di questi anticorpi, detti IgM, sono prodotti nella fase iniziale dell’infezione e si ritrovano nel sangue a partire mediamente da 4 o 5 giorni dopo la comparsa dei sintomi e tendono poi a scomparire nel giro di qualche settimana. Altri anticorpi, detti IgG, sono prodotti più tardivamente e si ritrovano nel sangue a partire, in media, da un paio di settimane dopo la comparsa dei sintomi (ma possono comparire anche prima) e permangono poi per molto tempo”, precisa lo studioso.

Come si leggono i risultati dei test sierologici

Come si interpretano i risultati? “Innanzitutto si deve verificare che la linea di controllo sia colorata, altrimenti il test non è valido”, spiega l’esperto. Dopodiché si devono osservare le linee in corrispondenza delle IgM e delle IgG.

Finestra sierologica e falsi negativi

“Se non si colora né la linea IgM né la linea IgG, probabilmente nel nostro sangue non ci sono anticorpi contro le proteine virali. In questo caso è probabile che non abbiamo contratto l’infezione, ma potremmo anche essere in una fase precoce dell’infezione quando ancora l’organismo non ha prodotto gli anticorpi (cosiddetto ‘periodo finestra‘). Inoltre, poiché la reale capacità di questi test di evidenziare tutti i casi con presenza di anticorpi non è stata ancora accertata in modo accurato, non possiamo escludere che in realtà gli anticorpi nel sangue ci siano ma il test non li ha evidenziati (cosiddetti ‘falsi negativi‘). È evidente che in queste due ultime circostanze (finestra sierologica e falsi negativi) le persone potrebbero essere infette e anche contagiose pur in presenza di un test negativo”.

Falsi positivi

Se si colora solo la linea IgM, è probabile che il nostro organismo abbia prodotto IgM contro le proteine virali e che ci troviamo in una fase precoce della malattia. Abbiamo quindi contratto l’infezione e probabilmente possiamo trasmetterla ad altri. Anche in questo caso, tuttavia, è possibile che il test diventi positivo in presenza di anticorpi diretti verso proteine non appartenenti al SARS-COV-2 e che segnali quindi erroneamente la presenza di infezione in soggetti sani (cosiddetti ‘falsi positivi’), spiega Francesconi.

Se si colorano entrambe le linee o solo la linea IgG

“Se si colorano entrambe le linee IgM e IgG significa che il nostro organismo probabilmente ha prodotto sia IgM sia IgG contro le proteine virali e che probabilmente ci troviamo in una fase intermedia dell’infezione”, spiega Francesconi. Può capitare infine che si colori solo la linea IgG: “Significa che il nostro organismo ha prodotto IgG contro le proteine virali e che le IgM sono già scomparse. Ci troviamo quindi probabilmente in una fase più avanzata dell’infezione, oppure siamo già guariti”.

“Patentino immunità”: discorso prematuro

Sulla base di queste conoscenze alcune Regioni si stanno attivando per l’acquisto di test sierologici per rilasciare alle persone il “patentino” dell’immunità. Questo tipo di esame sembrerebbe dunque essere uno strumento utile per la graduale “riapertura” del Paese, poiché consentirebbe di individuare (oltre ovviamente ai casi diagnosticati) chi ha contratto il virus: avendo gli anticorpi queste persone risulterebbero dunque immunizzate, e quindi libere di circolare.

Ma il discorso sembra non essere così semplice. Riguardo all’immunizzazione che verrebbe rilevata da questi test è ad esempio cauto Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e dell’Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera, che con l’immunologa Antonella Viola della stessa università sta lavorando a un progetto di ricerca per inquadrare meglio la risposta immunitaria al Sars-CoV-2 nella popolazione veneta.

Come lo studioso spiega in un articolo sul sito “Il Bo Live” dell’Università di Padova, alla domanda “Se un individuo sviluppa gli anticorpi a Sars-CoV 2 è immune alla malattia o può essere contagiato di nuovo?”, la risposta di Crisanti è chiara: “Non lo sa nessuno“. “Non abbiamo ancora dati a sufficienza per stabilire se la rilevazione degli anticorpi tramite test sia un segnale di immunità o parte della patologia – spiega l’esperto -. Ci sono molte malattie infettive in cui gli anticorpi aggravano la malattia. La verità è che non si può dire nulla. Non sappiamo nemmeno se questi anticorpi siano neutralizzanti, non sappiamo quanto durino, non sappiamo se siano parte del problema e se siano specifici. Ciò che stiamo facendo è un esercizio di proiezione per analogia: poiché in altre malattie avvengono determinati processi, si ritiene che lo stesso debba accadere anche in questa infezione. Ma di questa patologia non conosciamo nulla e dunque la prudenza è d’obbligo”, precisa lo studioso. Parlare di “patentino di immunità” è quindi per lo meno prematuro, se non fuori luogo, afferma l’esperto.

Difficile valutare attendibilità test sierologici

Crisanti precisa inoltre, come anche l’Associazione microbiologi clinici (Amcli), che è importante sottolineare come, a oggi, sarebbero più di 100 le aziende che rendono disponibili i test, e per molte di queste sembra difficile identificare produttore e distributore, rendendo complesso comprendere le performance dei singoli kit diagnostici, che dunque sono da valutare. “In questo momento non mi pronuncio ancora in merito ai test sierologici – ha affermato lo studioso – li stiamo valutando. Non ci si può sbilanciare su ciò che poi ha un impatto epidemiologico tanto importante. Stiamo valutando i test in chemiluminescenza, insieme a molte altre tecnologie. I test in chemiluminescenza, ad esempio, hanno una sensibilità e una specificità superiore al 95%, ma questi sono dati analitici che nulla hanno a che vedere con le prestazioni diagnostiche. I test sierologici, in questo momento, non hanno valore diagnostico“.

Cosa dice il ministero della Salute

Il ministero della Salute si è espresso al riguardo pochi giorni fa, in una circolare – Aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità. Aggiornamento delle indicazioni relative alla diagnosi di laboratorio, in cui sostiene che “i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da Sars-Cov-2 non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di Rna virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità”.

“Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero – spiega la circolare – non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico dell’infezione da Sars-CoV2″.  E ancora: “L’assenza di rilevamento di anticorpi (non ancora presenti nel sangue di un individuo per il ritardo che fisiologicamente connota una risposta umorale rispetto all’infezione virale) non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e relativo rischio di contagiosità dell’individuo”.

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Potrebbe interessarti anche

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy