Taser alla Polizia: ma chi lo vuole?

Da domani, 5 settembre 2018, da Milano fino a Catania, inizierà la sperimentazione della pistola elettrica

Questo non vuole essere l’ennesimo articolo polemico contro l’attuale Governo e per forza ostruzionista nei confronti del nostro Ministro dell’interno, già largamente messo sotto i riflettori. No, questo vuole essere una riflessione apolitica sull’andamento della nostra società, su quello che quotidianamente accade intorno a noi.

Andiamo con ordine: Il giorno 5 luglio è stato firmato il decreto che autorizza la sperimentazione del Taser in 12 città italiane: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Genova e Brindisi. La pistola elettrica sarà data in dotazione alle forze dell’ordine come arma di dissuasione non letale il cui uso e solo possedimento, come riporta il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “è un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line”.

Pionieri di questa sperimentazione, a seguito di un percorso di formazione ad hoc, saranno gli agenti appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza. Gli agenti scelti deterranno un totale di 30 dispositivi modello X2, in grado di colpire un bersaglio fino a un massimo di sette metri di distanza e che rilascia una scarica elettrica per una durata di cinque secondi capace di immobilizzare i muscoli. Per evitare abusi di potere, agli agenti in possesso dello storditore elettrico verrà applicata sulla divisa una telecamera speciale che si attiverà nel momento in cui viene tolta la sicura alla pistola elettrica.

“Aiuterà migliaia di agenti a fare meglio il loro lavoro.” Riporta il Ministro dell’Interno. “Per troppo tempo le nostre Forze dell’Ordine sono state abbandonate, è nostro dovere garantire loro i migliori strumenti per poter difendere in modo adeguato il popolo italiano. Orgoglioso del lavoro quotidiano delle forze di Polizia e Carabinieri.”

Si può essere orgogliosi di chi ha scelto di difendere il popolo giurando di essere sempre al servizio dei cittadini ma non sono convinta che la dotazione di un’ulteriore arma sia la risposta all’abbandono a cui sopra si fa riferimento, soprattutto considerando che, come riportato nell’ultimo rapporto del Censis del giugno 2018,  che ci crediate o no, in Italia si è registrato un calo dei reati rispetto agli ultimi anni.

Siamo sicuri che siano questi gli strumenti che servono alle forze dell’ordine per tutelare gli italiani? Ci vorrebbero più fondi sì ma per stipendi più dignitosi e per garantire maggiori assunzioni. Perché invece non cominciare con il riportare in strada quelle centinaia di divise che vedono solo scrivanie e carte? Non è armando chi è già armato che si garantisce la nostra tutela ma al massimo aumentando il numero di persone formate nelle strade.

L’investimento fatto per aggiungere un’altra pistola nella fondina poteva, ad esempio, essere sfruttato per dei corsi mirati sui nuovi fenomeni di cui siamo spettatori. Per fare degli esempi: corsi di lingua per poter comunicare in un mondo sempre più multiculturale, conoscenza delle basi della psicologia e della scienza comportamentale per riuscire a interagire con chi si ha davanti e fronteggiare i nuovi fenomeni del millennio come la migrazione, la dipendenza di sostanze stupefacenti già in giovanissima età…

Nel mondo sono circa 107 i Paesi che fanno uso del Taser, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Svizzera, Canada, Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Kenya e in Europa Finlandia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Grecia e Regno Unito. Le Nazioni Unite però lo inseriscono tra gli strumenti di tortura e anche le associazioni che si battono per i diritti umani lo hanno criticato: Amnesty International ha dichiarato che dal 2001 nel Nordamerica (Usa e Canada) il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate al Taser è superiore al migliaio. Motivo per cui ne ha chiesto il ritiro.

Secondo altri studi le morti dipenderebbero dai problemi cardiaci delle persone colpite. Perché una scarica elettrica su un portatore di pacemaker può avere gravi conseguenze cardiologiche ma anche di carattere neurologico. Così anche per chi fa uso di cocaina e sostanze estremamente eccitanti che già da sole possono provocare aritmia e infarti. In uno di questi casi, chi sarebbe il responsabile? L’allora presunto delinquente o il detentore dell’arma autorizzato all’uso? Troppe domande simili sono ancora in attesa di una risposta.

Ma perché nessuno ci ha chiesto se eravamo d’accordo? Fatemi capire, si fanno consultazioni pubbliche sulle disposizioni relative all’ora legale dove ci sono state 4,6 milioni di risposte e nessuno ci chiede se siamo d’accordo o meno sul fatto che anche il mio Stato finanzi ulteriormente il mercato delle armi? Se acconsento a far circolare per le strade altre armi?

Questa disposizione non servirà a garantirci una migliore tutela ma avrà come unico risvolto un ulteriore finanziamento del mercato delle armi, legale ed illegale, che si ingrassa dell’odio delle persone.

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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Claudia Faverio

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