Termovalorizzatori a parte, come va l’import-export dei rifiuti in Italia?

Il dibattito interno alla politica che divide il governo sulla questione dei termovalorizzatori ripropone il grande tema dei rifiuti.

Come se la cava l’Italia con l’import-export dei rifiuti, compresi quelli pericolosi?

Novembre, tempo di rifiuti. Il dibattito interno alla politica che mina il governo al suo interno  – con da una parte Matteo Salvini favorevole ai termovalorizzatori e dall’altra il secco “no” di Luigi Di Maio, specie in riferimento al Sud Italia – cade proprio nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) in corso fino al 25 Novembre e giunta ormai alla decima edizione. Tema di quest’anno, i rifiuti pericolosi, vale a dire quei rifiuti urbani (cioè prodotti da privati) oppure speciali (cioè prodotti da attività industriali e commerciali) che contengono parti infiammabili, esplosive e potenzialmente tossiche per la salute delle persone e dell’ambiente. Rifiuti pericolosi possono provenire da cosmetici, vernici, lampadine, pesticidi, RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), eccetera, e sui confini – talvolta labili – tra rifiuti pericolosi e rifiuti semplicemente speciali si sono contese non poche battaglie legali, anche nel recente passato.

Lo smantellamento dei rifiuti, specialmente in regioni come la Campania, è stato una spina nel fianco per ogni governo salito in Italia, e talvolta ha contribuito addirittura a farlo cadere, come nel caso del secondo governo Prodi. Fatta eccezione per eccellenze come le città di Salerno, Mercato S. Severino e Giffoni, e per gli sforzi di città come Napoli, dove lo scorso ottobre la raccolta differenziata ha toccato il record storico del 38%, in Campania, come del resto in moltissime altre regioni, la differenziata continua ad avere percentuali da prefisso telefonico. D’altro canto la Lombardia, con i suoi 21 casi attestati di roghi dolosi, si sta impegnando parecchio per diventare la nuova terra dei fuochi. Piaccia o no, la questione dei rifiuti in Italia non si esaurisce in una partita verticale tra un virtuosissimo Nord e un altrettanto ipotetico viziosissimo Sud, e la differenziata non può sopperire ovunque allo smaltimento dei rifiuti, né costituire l’unica alternativa alla termovalorizzazione, considerato che dei 2,5 miliardi di tonnellate prodotti ogni anno in Europa soltanto l’8% proviene dalla famiglie.

Per completare il ciclo di rifiuti è necessario migliorare sia i metodi della differenziata e sia le tecnologie della termovalorizzazione. I due metodi, lungi dall’essere in contraddizione, al momento, non possono fare a meno l’uno dell’altro. Grazie a una legge del 1997 in Italia è vietato costruire un inceneritore senza termovalorizzazione – e ci mancherebbe, sarebbe uno spreco gettare al vento tanto calore senza farci almeno dell’energia elettrica, ma l’utilizzo dei termovalorizzatori continua a far discutere.

A proposito di ‘sprechi’, quante occasioni di guadagno spreca l’Italia?

Già, perché con buona pace dei catastrofisti che vedono la spazzatura soltanto come un problema, i rifiuti, essendo merci a tutti gli effetti, come qualsiasi altra cosa, possono rivelarsi fonte di notevoli opportunità.

I dati forniti da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in riferimento all’import-export dei rifiuti da parte dell’Italia nel 2014 dicono che a fronte dei circa 6,2 milioni di tonnellate di rifiuti importati sono soltanto 3,2 i milioni di tonnellate dei rifiuti esportati. Partner privilegiata è la Germania, dalla quale sempre nel 2014 l’Italia ha importato 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui quasi il 95% di natura metallica, riutilizzata soprattutto dalle imprese trasformatrici dislocate in Lombardia. Verso la Germania l’Italia ha invece esportato 889.406  mila tonnellate di rifiuti, di cui ben 667.586 rifiuti pericolosi, nel cui recupero il Paese ha ancora molta strada da fare.

Nel 2014 l’Italia ha esportato complessivamente 919 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, importandone 166 mila tonnellate. E mentre nel 2016 la produzione di rifiuti speciali non pericolosi è aumentata solo del 1,7% , quella dei rifiuti speciali pericolosi ha toccato +5,6%.

C’è poi un dato interessante: 36,7 milioni di tonnellate del comparto dei rifiuti speciali italiano, circa il 27,%, proviene proprio dal settore del trattamento dei rifiuti italiano. Il 67,7%  dei rifiuti non pericolosi vengono recuperati e riutilizzati, mentre per quelli pericolosi si ricorre nel 56% dei casi allo smaltimento, specie mediante il trattamento chimico-fisico. Ben il 13,9% dei rifiuti pericolosi finisce ancora in discarica, habitat naturale delle mafie, come spiegato in un altro articolo.

 

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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