Ti meriti di vivere meglio! E lo puoi fare

Seconda parte

Vedi la prima parte dell’articolo qui

Qualunque sconfitta è per me meglio di una resa preventiva e del rimpianto.
Ma io la penso così perché ho avuto la grande fortuna di nascere comunista. Che detto così sembra una stronzata. Mi spiego… 

Provengo da una famiglia strana forte. 
Sono stato cresciuto con l’idea di dovermi impegnare a fondo per poter diventare un VERO COMUNISTA.
Che era una cosa che c’entrava solo lateralmente con la politica. Essere un vero comunista voleva dire mettere in pratica quotidianamente gli ideali di rispetto, impegno, disciplina… Non so se mi capisci… Forse se non hai avuto una mamma maoista e una nonna che ricuciva i partigiani feriti hai difficoltà a immaginare.
Qualche cosa del genere forse accade tra i più ferventi cristiani. Ma nelle famiglie comuniste c’era un accento particolarmente drammatico.
Per me è sempre stato chiaro che nell’essere comunista c’erano anche buone probabilità di essere ammazzato o di fare secoli di carcere… Il che a 12 anni è un po’ ansiogeno. Sapevo che eravamo sulla lista dei ribelli che in caso di colpo di Stato sarebbero finiti nella base militare di Decimomannu, in Sardegna. Avevo letto carrettate di libri sui campi di concentramento e i colpi di Stato, e le torture… E mio zio era finito prigioniero in Germania.
A 13 anni mi sono messo d’accordo con mia madre che se c’era il colpo di Stato mi doveva avvisare subito, con una frase in codice. Io abitavo ai margini di un bosco, sopra Cernobbio, e mi ero allenato a raggiungere di corsa il reticolato del confine svizzero percorrendo un tratturo semiverticale. Ci impiegavo 45 minuti.
Questo per dire che per me essere comunista era una cosa seria. E soprattutto era uno stile di vita, un far parte di un popolo indomabile, vestirsi in modo diverso, pensare in modo diverso.
E mettere al primo posto l’interesse della collettività.
Era un modo di vivere la “causa politica” che discendeva da un’antica tradizione. 
I progressisti di 100 anni fa avevano un sogno: la crescita della coscienza del popolo. L’idea era di lottare nell’immediato per l’aumento salariale, senza trascurare la crescita globale dell’individuo.
Imparare a leggere e scrivere, mettere in pratica la parità dei sessi, educare i bambini rispettando la loro unicità, sviluppare la cooperazione, la professionalità, il rispetto e il “senso dell’onore comunista”.
Col tempo questi obiettivi “culturali” si sono un po’ persi per strada. E sono restate le rivendicazioni salariali, le lotte elettorali, e per finire abbiamo scoperto che anche i comunisti rubano… Amara constatazione che ha divelto l’idea stessa dell’essere comunisti… Disastri delle ideologie… Illusioni di perfezione mitica e successivo disincanto… Sono pure diventato pacifista, indiano metropolitano, claun militante. E mi sono anche reso conto che quando eravamo dentro il sogno comunista parlavamo troppo poco di amore e di arte

Però quel senso morale profondo dell’ESSERE UN VERO COMUNISTA, io lo salvo. Sto parlando dell’idea di avere un patto col mondo che ti vincola a dare il meglio di te, a mettere la collettività e il rispetto al primo posto, e impegnarti a crescere umanamente.
E sto parlando della necessità di fare progetti dettagliati, meditarci sopra, e poi avere fiducia che se li metti in pratica con attenzione puoi anche ottenere dei risultati.
E comunque il solo provarci ti arricchisce. E se vieni sconfitto non ti deprimi troppo, perché hai capito in che direzione va la storia, e sai che il tempo e la continua mutazione delle cose giocano a favore del progresso.
Marx diceva che i comunisti sono spirituali, non sono devoti a un Dio perché temono la sua punizione o desiderano il paradiso in cielo. Credono nella storia, in una forza ineluttabile che sta migliorando il mondo.
Il comunismo è una fede.

Vedo parecchie persone che potrebbero ottenere cambiamenti stratosfericamente buoni nella loro vita se scoprissero un po’ di sana fede nelle meraviglie della società futura, dei tramonti, della passera e di tutto il resto… E nella loro possibilità di riscatto.
Il capitalismo ti offre solo una vita di merda.
Ma non è obbligatorio mangiarla tutta.
La ribellione è afrodisiaca.

P.S.: Marx diceva anche che è l’essere sociale che determina l’uomo. Cioè il tuo modo di pensare e di sentire la vita dipende dal lavoro che fai, da dove vivi, da quanto denaro hai, dalla struttura delle tue relazioni sociali.
Il che è stato interpretato in modo ristretto dai leninisti: prima cambiamo l’essere sociale facendo la rivoluzione e poi la nuova società socialista forgerà un essere umano di qualità superiore che svilupperà appieno le sue potenzialità creative, spirituali, relazionali, umane.
Beh, gli ultimi 100 anni hanno dimostrato che non funziona.
L’essere sociale presente ha rotto i coglioni. E per cambiarlo dobbiamo innanzi tutto far crescere la nostra umanità, il modo di vivere la quotidianità. Lo spazio c’è e il vantaggio arriva subito. Questa società ci fornisce una dose di libertà maggiore di quella che stiamo utilizzando.
Riempiamo tutti gli spazi liberi e il disegno complessivo cambierà.

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.