Toglietemi tutto ma non i biglietti omaggio. La protesta del Coni

Malagò rifiuta i 12 biglietti a disposizione per il derby (erano 500). In Italia mettere mano al portafogli è roba da poveracci.

Lo sport è interessante perché racconta storie di vita. E a volte accade anche quando non si sfocia sul terreno dell’agonismo. C’è una vicenda di questi giorni che è un meraviglioso spaccato dell’Italia. Lo scontro tra Coni e governo – anzi ex governo – di cui si è molto discusso in questi mesi, è sfociata nella riforma dello Sport che ha provocato la reazione persino del Comitato olimpico internazionale (Cio) che ha minacciato di escludere il tricolore dalle prossime Olimpiadi (Tokyo 2020).

Questo è l’aspetto più evidente. Ci sono poi una serie di conseguenze apparentemente significative. Una di esse, però, fotografa perfettamente l’Italia. Ed è la questione legata alla gestione biglietti omaggio della Tribuna dello stadio Olimpico di Roma. L’Italia è una Repubblica fondata sui biglietti omaggio. Da noi acquistare un biglietto equivale a essere considerato un paria della società civile. Mettere mano al portafogli è roba da poveracci. Mogli, mariti, figli, nipoti, vi giudicano dal numero di biglietti omaggio che riuscite a portare a casa.

In un articolo che andrebbe declamato nelle scuole, Matteo Pinci su Repubblica ha raccontato la querelle tra Coni e la nuova società – Sport&Salute – che di fatto ha svuotato il Comitato olimpico sia della cassa sia di gran parte delle proprie prerogative. Tra cui – dettaglio certamente secondario ma poi non così irrilevante – la gestione dei biglietti omaggio. Al Coni ne sono stati lasciati in dotazione appena dodici. Erano cinquecento. Cinquecento omaggi da gestire sono un potere. Dodici sono uno smacco. Uno schiaffo che il Coni ha rifiutato. La busta con i tagliandi è rimasta vuota. E la tribuna desolatamente vuota nonostante il tradizionale e immancabile appuntamento del derby romano.

Dell’articolo di Repubblica ci sono dei passaggi da riportare: dipingono l’Italia meglio di un rapporto del Censis.

«Biglietti che significano potere per chi amministra, se imprenditori e affini erano pronti a scambiare gli ingressi vip con favori come hanno documentato le intercettazioni dell’inchiesta su Tor di Valle. Al Coni, che fino a oggi ha avuto il potere di gestire la tribuna Autorità, hanno lasciato la miseria di 12 posti: un’umiliazione rigettata con il rifiuto di ritirarli e con l’assenza quasi ostentata dello stesso Malagò. Non l’unico. C’erano una volta le file del giovedì pomeriggio davanti agli uffici del Coni per ritirare il tagliando e assicurarsi una poltronissima in favore di fotografi. Da giorni, chi telefonava per ottenere un ingresso privilegiato si sentiva rispondere la stessa cosa: “Non è più roba nostra”».

Toglietemi tutto ma non i biglietti omaggio. Altro che Breil. Peccato che non ci siano più registi corrosivi. E che non ci siano più italiani in grado di apprezzare un film intitolato “Biglietti omaggio”, oppure “La busta è pronta”. Ovviamente non otterrebbe nemmeno i finanziamenti pubblici. 

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.