Tolo Tolo e il buon fare cinema di Checco Zalone-Medici

La barista nel servirmi il caffè chiacchiera: “Zalone riesce sempre a fare bei film che fanno anche riflettere”

Il suo nuovo film “Tolo Tolo” è un film eccellente. Riempie le sale, diverte, fa pensare adoperando una grammatica e sintassi cinematografica giusta e necessaria. Curato maniacalmente in ogni aspetto. Compreso lancio pubblicitario. Impariamo da Zalone-Medici (che omaggia Bertolucci e Pasolini) a fare bene il cinema dell’oggi.

Il risultato di riscontro di pubblico sta nel box office del primo giorno di proiezione che registra gli 8,7 milioni di euro (8.680.232 a essere precisi) diventando il film con il miglior incasso di sempre nella storia del cinema italiano nelle prime 24 ore di programmazione, superando il record che fu del suo precedente “Quo Vado?”.

Il giorno di Capodanno, smaltiti cenoni e veglioni, un milione 175 mila italiani si sono presentati nei cinema italiani puntuali a una proiezione di un punto di riferimento dello spettacolo italiano. In enorme crescita anche un fenomeno già nato con “Quo Vado”. Duecento schermi hanno aperto le sale alla mezzanotte del 31 dicembre. Usanza più da teatro metropolitano e mai riscontrata a mia memoria nei cinema dove a San Silvestro si registra il turno di riposo per tutti.

Niente è stato lasciato al caso. Checco Zalone è un perfezionista maniacale nella costruzione del suo successo. Non accetta di fare il testimonial pubblicitario (ha rifiutato numerosi contratti), finito il precedente film si mette al lavoro sul nuovo costruendo pedissequamente ogni aspetto della filiera a partire dalla perfetta promozione. Oggi un film per costruire successo e profitti va preparato nel tempo per raggiungere un pubblico. Zalone-Medici è l’unico talento italiano in grado di competere con le strategie hollywoodiane. Credo che anche la durata dei 90 minuti sia stata studiata per aumentare il numero delle proiezioni. Molte multisale sono riusciti a programmare 14 spettacoli al giorno fino al 6 gennaio con aperture anche alle 10,30 del mattino.

Già in “Quo vado” era stata lanciata un’indovinata strategia antitrailer con clip dedicate all’argomento che trattava il precedente film senza anticiparne la trama. In questa caso si è andato oltre con il riuscito videoclip parodia sul tema migranti sulle note tra Celentano e Toto Cotugno. Sovranisti in solluchero e progressisti indignati come hanno testimoniato il costituzionalista Roberto Zaccaria e il giuslavorista Giuliano Cazzola che non hanno mancato di risparmiare i fantasmi di Weimar.

L’intelligente trappole di far discutere tutti su “Tolo Tolo” era servita ad accalorare sul web appassionati del politicamente corretto e della chiacchiera senza aver visto il film. Una strepitosa intervista al Corriere della Sera di Checco ad Aldo Cazzullo ha illustrato propositi e qualche pillola di estetica catalizzando l’interesse dell’opinione pubblica.

Il tema caldissimo dei migranti, dell’Africa, del prima gli italiani era pronto per essere servito. Lo spot estraneo alla trama, tranne per essere ascoltato sui titoli di coda ha deluso qualche spettatore e Natalia Aspesi ma il mezzo ha raggiunto il fine. Zalone con il quinto film ha deciso di firmare anche la regia come Luca Medici. Prova ampiamente superata da parte di chi conosce la tecnica. Anche i suoi precedenti film erano costruite su inquadrature brevi, di tipo televisivo web, che mi sono parse più autoriali questa volta. Francamente non condivido quei critici che hanno bocciato regia e montaggio del film.

Il film si avvale della sceneggiatura di Paolo Virzì, ideatore del progetto con Zalone. Virzì è un autore di gran spessore. Fin da giovane grande esperto di Flaiano (e in Tolo Tolo trovo molto Flaiano) ha contaminato con intelligenza il nazionalpopolare zaloniano di temi forti e difficili. Il tema gobettiano del fascismo come autobiografia della nostra nazione trattato con satira colma di leggerezza calviniana e non come pesantezza ideologica calvinista ne è uno dei punti maggiori. Ma anche i citati omaggi cinefili a Pasolini e Bertolucci costruiti sul personaggio antagonista del migrante colto e progressista ne sono prova. Credo che Virzì abbia anche portato riuscite ispirazioni dal cinema di Alberto Sordi riecheggiando in forme attuali l’on the road di commedie come “Riusciranno i nostri eroi…” e “Finché c’è guerra c’è speranza”. Immagino ci sia stato un proficuo lavoro anche sul commento di hit italiane presenti nel film (“La lontananza” di Modugno, “Italia” di Mino Reitano, “L’arca di Noè “di Sergio Endrigo “Vagabondo di Nicola di Bari, “Viva ll’Italia di De Gregori) da sempre una cifra del cinema di Virzì.

Per “Tolo Tolo” il regista Medici ha chiamato un eccellente direttore della fotografia come Fabio Zamarion che ha solo insistito troppo sul drone per l’inquadratura di splendidi totali africani . Il vilain Checco con il suo disincanto scorretto mantiene il carico comico dei suoi “vaffa” mettendo alla frusta cinismo italico, la pizzica contaminata, la nuova politica di mestiere priva di competenze. Si sogna molto con nazionale di calcio di atleti di colore e con innesti molto belli di disegni animati che omaggiano la Disney dei titoli migliori, Ci sono Barbara Bouchet e Nicola di Bari. C’è Vendola che fa la satira a se stesso, Mentana e Giletti a rendere tutto ancor più credibile. Buona la direzione dei numerosi attori e comparse.

Un gran spettacolo di cinema che diverte e fa pensare. Proprio come ha detto la mia barista. Speriamo se ne rendano conto quegli spettatori della “gauche au caviar” che si ostinano a dire che Zalone non gli piace come il Tommasino del presepe di casa Cupiello. A noi ora piace anche il regista Luca Medici.

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Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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Paride Leporace

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Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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