Ambiente e danni futuri

Trascurare l’ambiente? Può costare al Pianeta il 7% del Pil entro il 2100

Non si tratta solo di danni immediati

Se c’è un falso mito da scongiurare quanto alla questione climatica e agli attacchi allo stato di salute (già precario) del Pianeta è che i suoi effetti più evidenti riguardino soprattutto i Paesi della fascia tropicale o quelli più poveri. Anche quando se ne prendono in considerazione le conseguenze economiche, alle quali il mondo occidentale risulta essere più sensibile, visto che fino ad oggi si è ritenuto quasi immune da quelle ambientali.

Gli effetti economici interesseranno invece senza distinzioni Paesi ricchi e Paesi poveri, Paesi «freddi» e Paesi «caldi»: uno studio di pochi giorni fa dell’Università di Cambridge mostra che i fenomeni che incidono sull’ambiente hanno anche un riflesso di lungo periodo sull’attività economica, colpendo e compromettendo tra l’altro salute, capacità di lavoro e produttività, ecosistemi e mercati, oltre a infrastrutture fisiche. E riducendo anche il Pil procapite, l’indicatore più evidente del benessere individuale. Non si tratta solo di danni immediati. Se non si facesse niente per contrastare il degrado ambientale (nel caso «business as usual») gli Stati Uniti, prima economia del mondo, vedrebbero il loro Pil procapite scendere del 10,5% al 2100.

Un tracollo che si ridurrebbe al 2% se venissero rispettati gli impegni di Parigi 2015 (dai quali gli Usa si sono ritirati e che anche il Brasile di Bolsonaro ha rifiutato).

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Redazione People For Planet

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