Travel theraphy: viaggiare per curare l’anima

Da sempre l’uomo viaggia per allontanare le ansie e allargare i propri orizzonti. Ma per alcuni è una vera terapia

Viaggiare per distrarsi, per staccare la spina dalla routine, per alleviare lo stress, per accantonare temporaneamente i problemi, per rilassarsi, per divertirsi, per conoscere nuovi mondi: ognuno viaggia per motivi del tutto personali, ma il viaggio ormai viene consigliato anche come terapia vera e propria. Viaggiare allevia ansie e dolori, fisici e mentali, viaggiare fa vivere più a lungo, viaggiare permette di scacciare la tensione. Convinzioni che affondano le proprie radici nel passato e che, in tempi recentissimi, hanno portato alla nascita di figure specializzate, i traveltheraphist.

Viaggiare per il gusto di viaggiare e per diventare uomini nuovi

Già nel Medioevo si viaggiava molto, basti pensare alle strade italiane sempre percorse da mercanti a caccia di affari, da pellegrini alla scoperta di luoghi sacri, da artisti alla ricerca di ispirazione, da ladri e studiosi. Ognuno di loro aveva uno scopo molto pratico e produceva testimonianze del proprio viaggio, lasciava segni sotto forma di opere d’arte, testi sacri o libri di conti. Ma la letteratura di viaggio si sviluppò più tardi, nel Diciassettesimo e Diciottesimo secolo, quando il viaggio in sé divenne lo scopo della partenza. Si iniziava a viaggiare per curiosità, per sete di conoscenza. E per piacere. I giovani aristocratici di tutta l’Europa, insieme agli uomini di cultura, diventarono protagonisti dei cosiddetti Grand Tour, che dei tour non hanno soltanto il nome, trattandosi di veri giri con arrivo e partenza nello stesso luogo e che immancabilmente toccavano l’Italia. Erano viaggi di formazione, in cui i giovani tornavano a casa più adulti e dopo aver spalancato gli occhi sul mondo, dopo aver appreso dettagli preziosi sulla politica, sulla storia e sulla cultura dell’Europa grazie all’osservazione diretta.

Fare acquisti era parte del viaggio

Si portavano a casa cimeli e opere d’arte, oppure si commissionavano ritratti ai pittori più in voga nei luoghi visitati. Oggi li chiameremmo souvenir. In Italia si poteva studiare arte e perfezionare la propria tecnica tenendo lo sguardo fermo su antichi modelli – sculture e opere architettoniche – ancora visibili, in Francia gli aristocratici inglesi si impegnavano in lezioni di stile e passavano ad un guardaroba più sofisticato, tutti lasciavano tracce che oggi ci fanno riflettere sull’evoluzione dell’idea e dei benefici del viaggiare. Una cosa è certa: viaggiare rendeva gli uomini migliori e riportava a casa persone nuove.

Lo dice la scienza: viaggiare tiene lontana la morte

Uno studio della Global Commission on Aging and Transamerica Center for RetirementStudies, in partnership con l’U.S. Travel Association, ha evidenziato che le donne che viaggiavano almeno due volte l’anno, rispetto a quelle che andavano in vacanza ogni 6 anni, rischiavano meno infarti o morti cardiache. Nel caso degli uomini, chi non va in vacanza almeno una volta all’anno ha un rischio maggiore del 30% di morire per malattie cardiache e del 20% di morire per altre cause considerate. In generale, pare cheil viaggio allontani decisamente il rischio di infarto e di depressione.
Se la morte è un evento estremo e resta complicato collegarla alla mancanza di momenti di vacanza, sono i benefici del viaggiare a risultare interessanti: dopo uno o due giorni di vacanza l’89% dei soggetti analizzati mostrava notevoli cali dello stress. Vale anche per chi non riesce a viaggiare spesso per motivi di vario genere, da quelli economici a quelli di salute. Nessun dubbio: lo stress diminuisce appena si fa la valigia. Non a caso, durante lo stesso studio, in molti hanno menzionato il viaggio tra le prime voci della “to do list” da attuare una volta in pensione.

La travel theraphy

Non sorprende, dunque, che in ambito psicologico vengano ormai consigliati momenti di svago, in affiancamento a terapie mediche più strutturate. Durante un viaggio di qualche giorno si possono affrontare più esperienze di quante se ne possano affrontare in ufficio per un anno. Il viaggio fa scorrere il tempo più veloce. E guai a pensare che viaggiare significhi scappare! Il viaggio aiuta a guarire, a confrontarsi con se stessi e le proprie ansie, a trovare soluzioni. Questo pensiero è alla base, ad esempio, della proposta della Dream Travel Therapy di Enrique Crow, psicologo, che parte da un’analisi dei sogni – dell’inconscio, delle emozioni nascoste – con l’intento di ottenere un supporto nella comprensione profonda e nella risoluzione psicologica dei problemi. Il viaggio non si sostituisce all’analisi di un professionista medico, anzi, la affianca. Ma che viaggiare aiuti a conoscere meglio se stessi e ad affrontare i mostri nella propria mente lo sapevamo già.
Un proverbio indiano recita: «Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso».
Un viaggio può guarire vecchie ferite, può sfumare ricordi e dolori troppo vivi, può alleggerire l’anima se il peso della vita è eccessivo. Lo fa da sempre e lo sanno tutti coloro che nella vita si sono concessi anche solo qualche giorno di fuga dal quotidiano. Lo sappiamo da molto prima che gli studi ci fornissero anche la conferma scientifica.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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