Trento lotta contro il covid-19 con i carri per la raccolta delle mele

Quasi 2,3 milioni di euro, su un totale di 3,1 milioni dei fondi stanziati come misure anti covid-19, sono finiti nelle mani di pochi contadini: la categoria meno colpita dalla pandemia

La Provincia Autonoma di Trento, tra la seconda metà del 2020 e i primi mesi del 2021, ha concesso quasi 2,3 milioni di euro, su un totale di 3,1 milioni stanziati come misure straordinarie anti covid-19, come contributi a fondo perduto per il settore agricolo, per acquistare carri per la raccolta delle mele. Soldi pubblici spartiti tra soli 211 contadini (i più veloci a inoltrare la domanda), 185 dei quali residenti nei comuni della Val di Non. Mediamente, nei conti correnti di ciascuno di questi agricoltori, secondo il quotidiano l’Adige, la Provincia ha già versato 12mila euro, pari al 60% della spesa massima ammissibile fissata a 20mila euro.

Cosa è successo

Il 29 maggio 2020, 16 giorni dopo il varo della legge provinciale 3, meglio nota come “RipartiTrentino”, la giunta di Maurizio Fugatti ha approvato i criteri per la concessione dei contributi straordinari per il settore dell’agricoltura, stanziando 3 milioni di euro ai quali se ne sono aggiunti poi altri 143mila. I contributi erano ammessi secondo i seguenti criteri:

1) acquisto, noleggio, affitto di attrezzature, impianti necessari alla realizzazione di progetti di riorganizzazione aziendale per la sicurezza sul luogo di lavoro e nei confronti dell’accessibilità al pubblico, compresa la realizzazione di iniziative strutturali idonee a garantire il contrasto alla diffusione del Covid 19

2) realizzazione di progetti di digitalizzazione delle imprese agricole per la creazione di nuove piattaforme digitali per lo sviluppo del commercio online; alla fornitura di servizi in remoto; allo sviluppo di servizi per la fornitura di beni a domicilio

3) azioni di riconversione digitale e produttiva , compresi gli interventi per favorire il lavoro agile.

Nessun accenno specifico ai carri raccolta e infatti nella prima finestra per la richiesta del contributo si erano fatte avanti esclusivamente aziende agricole interessate ad investire nell’adeguamento anti-Covid delle loro strutture o in progetti di digitalizzazione.

Tutte le richieste accolte

Con la seconda apertura dei termini per le richieste, però un’ondata di “bene informati” concentrati nella val di Non ha invece spostato su questo macchinario le richieste, che la giunta provinciale poteva accogliere o respingere. Con delibera del 22 dicembre 2020, le ha accolte, chiarendo che “l’acquisto, il noleggio, e l’affitto di carri raccolta e pedane semoventi possono costituire misure in grado di assicurare (…) un maggiore distanziamento tra gli addetti e concorrere al contenimento della diffusione del Covid 19”. Un po’ esagerato per un’attività che si svolge all’aria aperta e senza alcun genere di assembramento.

Uno sfregio al buonsenso

I carri per la raccolta della frutta sono diventati, dopo una marea di richieste in tal senso, soluzioni talmente importanti contro la pandemia – che ha tra l’altro duramente colpito la Regione nell’inverno appena concluso – da destinarvi la quasi totalità dei fondi anti-covid: 2,3 milioni di euro su un totale di 3,1 milioni, concentrati tra l’altro, in modo quantomeno sospetto tutte nella stessa zona: la Val di Non.

Piove sul bagnato

Infine, i 200 fortunatissimi contadini possono, volendo, vendere il mezzo acquistato con fondi pubblici fin dal giorno seguente all’ottenimento del contributo, non essendo previsto nella norma un vincolo di destinazione. Come sottolinea l’Adige, è anche da notare che l’agricoltura trentina, a seguito della pandemia, ha registrato numeri record nel fatturato del 2020.

Ci sono almeno due profili imbarazzanti in questa storia – spiega Alessio Manica, consigliere provinciale Pd che sta predisponendo un’interrogazione con accesso agli atti – a partire dal fatto che fondi nati per sostenere le imprese di fronte alla pandemia abbiano finanziato macchinari la cui funzione anti covid è forzata, tanto che la giunta li ha ammessi a posteriori, dopo l’arrivo delle domande. In più questo non è certo il settore che ha maggiormente bisogno di essere sostenuto. Altro aspetto preoccupante è di carattere amministrativo: per ammettere queste domande, il bando è stato riaperto per 9 giorni, e casualmente tutte le domande sono arrivate in quei giorni da una stessa zona: la giunta ha concesso ex post che i carri rientrassero nelle finalità anti covid. Quindi, a parte l’opportunità, c’è anche un aspetto iperamministrativo tutt’altro che chiaro”.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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