Secondo alcuni ricercatori il modello di contagio dei virus è utile a prevenire gli ingorghi stradali. Il traffico si propaga come una malattia contagiosa. Disegno di Armando Tondo, aprile 2020.

Troviamo un “vaccino” per il traffico!

Secondo alcuni ricercatori il modello di contagio dei virus è utile a prevenire gli ingorghi stradali

Il Coronavirus negli ultimi tempi è stato il primo pensiero per ogni essere umano, in qualsiasi parte del mondo. Qualcuno però utilizza le informazioni sul Covid-19 in maniera particolarmente originale nel proprio lavoro: opere d’arte ma anche studi scientifici che promettono di migliorare il mondo in cui vivremo nel prossimo futuro, un mondo che necessita di profonde trasformazioni.

Prima che il Coronavirus ci chiudesse tra le pareti domestiche, il traffico era uno dei problemi cruciali da risolvere nelle principali città del mondo: eliminare il traffico sarebbe un grandissimo contributo nella lotta contro i cambiamenti climatici, ma da dentro le nostre case quasi ci siamo dimenticati del surriscaldamento globale e della necessità assoluta di contenere l’innalzamento della temperatura media.

Il traffico si propaga come un virus

Alcuni ricercatori hanno notato che il Coronavirus si propaga da persona a persona in maniera simile a come gli ingorghi stradali si propagano nelle città, causando blocchi e traffico. Da un singolo incidente stradale il traffico può interessare un intero quartiere e, se non viene ripristinata in fretta la viabilità normale, la città intera si paralizza. I ricercatori hanno ora un modello per provarlo, frutto di una modifica al modello di mappatura dell’insorgere delle epidemie. Questo modello è stato applicato per descrivere la propagazione dei “traffic jams”: le auto infettano le altre auto con la congestione del traffico così come le persone infettano le altre con un virus. Il test ha preso in esame 6 città molto diverse – Chicago, Londra, Melbourne, Montréal, Parigi e Sydney – in cui il traffico si è propagato con le medesime modalità.

Siamo in grado di calcolare la velocità alla quale una congestione si propaga in una rete stradale, indipendentemente dalla conformazione della rete stessa o dalle caratteristiche della città”, sostiene Meead Saberi, ingegnere alla University of New South Wales, che ha scritto lo studio comparso su Nature Communications.

Trattare il traffico come un’epidemia

Facciamo un passo indietro e concentriamoci sul virus e sui modelli di infezione. Alcuni individui che non l’avevano contratto prima sono suscettibili di infezione, alcuni sono malati al momento, altri sono guariti; questi ultimi tendono a essere immuni, quindi il virus ha sempre meno soggetti potenziali da infettare. I ricercatori hanno adattato al traffico questo modello, immaginando “link” al posto degli individui. Per intenderci: un incrocio a 4 bracci è l’intersezione di 2 strade, ma i link considerati sono 4. Al posto di studiare i sintomi biologici come la tosse sono state considerate le congestioni, vale a dire i punti in cui le auto rallentano e formano una massa. Quindi esistono link che potrebbero congestionarsi, link già congestionati e link che lo sono stati in cui la circolazione sta tornando a defluire. In effetti, le analogie con i virus sembrano molte.

Le dinamiche del traffico non sono certo un segreto. In caso di incidenti, le persone rallentano perché sono curiose di osservarne cause e conseguenze, quindi il traffico aumenta. Superato il luogo dell’incidente, la loro velocità aumenta. Sono azioni prevedibili. Questo stop-and-go è immaginabile come un contagio tra auto e la guarigione avviene una volta che l’incidente sparisce dalla vista.

Significa, secondo i ricercatori, che sarebbe possibile gestire il traffico trattandolo come un’epidemia e cercando di frenare i contagi. Bob Pishue, un analista del settore trasporti coinvolto nello studio, ha fatto notare anche che in aree congestionate si spreca carburante, quindi i guidatori deviano su strade alternative; i costi salgono mentre il contagio si diffonde, le città rischiano di diventare improduttive e malate.
Serve allora un vaccino per prevenire il diffondersi incontrollato della malattia.

I limiti dello studio

Le strade si infettano con il traffico, ma non hanno ancora sviluppato un’immunità. Anzi, il contagio torna e ritorna senza tregua. Uno dei limiti del modello è che è applicabile solo alla situazione delle strade all’ora di punta. Inoltre, il modello è macroscopico, mostra esattamente quale strada è congestionata e a quale velocità si propaga la congestione e può svelare quale parte della rete viaria di una città in un determinato arco di tempo sarà bloccata. Il passo successivo, che per ora è un limite, è creare un modello che offra una soluzione per ogni singola strada: quale via sarà la prossima a congestionarsi e in quale tratto?
La cura per il traffico, così descritta, potrebbe sembrare relativamente semplice, più o meno quanto la regolazione dell’illuminazione stradale in funzione della quantità di auto che transitano: un “vaccino” per prevenire gli ingorghi.

Fonti:
https://www.nature.com/articles/s41467-020-15353-2
https://www.wired.com/story/traffic-spreads-like-disease/

Potrebbe interessarti anche:
Meno traffico grazie a droni, sensori e auto intelligenti
Mobilità: perché le formiche non si incolonnano nel traffico?
Covid-19: lo smog collegato alla mortalità in Lombardia

Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Potrebbe interessarti anche

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy