Trump e lo stato di emergenza per costruire il muro

«Non ne avevo bisogno, ma così lo faccio più in fretta», ha dichiarato

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per ottenere più fondi per costruire il muro al confine tra Usa e Messico. «Non ne avevo bisogno, ma preferisco farlo più in fretta”», ha tagliato corto Trump in conferenza stampa. 

Con questa decisione potrà spostare fondi destinati a opere militari e dirottarli sulla costruzione del muro, un budget per il quale da tempo è in lotta con il Congresso. La scelta di passare per lo stato di emergenza è però già stata molto criticata perché questa procedura viene usata eccezionalmente, in situazioni di attacchi, guerre o disastri naturali. La decisione di Trump crea un precedente importante, e ha già innescato una serie di ricorsi.

Come siamo arrivati fino a qui: quanto costa il muro e lo shutdown

In autunno il presidente Trump aveva chiesto al Congresso di inserire in bilancio 5,7 miliardi di dollari per proseguire con la costruzione del muro al confine con il Messico. Il Congresso gli aveva concesso una cifra più bassa, il linea con il budget dell’anno precedente che, secondo i democratici, non è nemmeno ancora stata speso del tutto. Trump si è quindi rifiutato di firmare il budget, provocando il blocco delle attività amministrative, lo shutdown, che è diventato il più lungo della storia degli Stati Uniti. Si sono fermati lavori e stipendi dei lavoratori statali, anche degli addetti alla sicurezza, che hanno lavorato gratis per settimane (ne abbiamo parlato qui).

Giovedì scorso, il 14 febbraio, si è usciti dall’impasse: il Congresso ha concesso a Trump 1,375 miliardi di dollari e il Presidente ha firmato la legge di bilancio. La cifra è destinata a costruire barriere e altri tipi di difese al confine, non esplicitamente per un muro e, anche se Trump ha cantato vittoria, è più bassa di quella chiesta.

Il ricorso allo stato d’emergenza

Trump ritiene la costruzione del muro con il Messico molto importante per la sua agenda di governo: era una delle principali promesse della sua campagna elettorale. Per poter disporre liberamente di più fondi una delle scelte possibili era quella, minacciata più volte ma mai attuata, di fare ricorso allo stato di emergenza. Una misura che è già stata usata dai suoi predecessori per affrontare momenti di crisi, ad esempio dopo l’11 settembre, per porre sanzioni, ad esempio contro Iran e Corea, o  in situazioni di emergenza come l’influenza suina.

È però la prima volta che un presidente usa la misura dello stato di emergenza per portare avanti un punto della sua agenda politico-elettorale e questo già di per sé ha scatenato diverse polemiche e preoccupazioni, anche per via del fatto che crea un precedente. La rivista The Atlantic ha fatto anche un excursus dei poteri di cui può disporre un Presidente in Stato di Emergenza, e non sono pochi.
L’ultimo tema è quello della effettiva emergenza al confine con il Messico. Diversi commentatori hanno fatto notare che l’afflusso di migranti è in calo negli ultimi anni e in ogni caso quello dell’immigrazione è un problema con cui gli stati hanno a che fare costantemente, e non rientrerebbe nella definizione di “emergenza”.  

Cosa succede ora? Si arriva fino alla Corte Suprema?

Teoricamente a questo punto Trump potrebbe arrivare a disporre di quasi 8 miliardi di dollari, che potrebbe spostare dal budget destinato ad altre costruzioni militari, dedicandoli alla costruzione del muro. Dal Pentagono dovranno decidere a quali costruzioni rinunciare per destinare quel denaro al muro con il Messico, altro motivo di malcontento verso la scelta di Trump.
Altre critiche sono arrivate da associazioni e rappresentanti politici dei cittadini che hanno terreni al confine, perché per costruire il muro sarà necessario fare diversi espropri.
Per finire, la procedura parlamentare non è così immediata: lo stato di emergenza ha bisogno comunque di un via libera di Camera e Senato. Dato che diversi senatori Repubblicani hanno criticato la decisione del presidente, è possibile che nemmeno il Senato, dove il partito di Trump è più forte, avalli la sua scelta. Se succedesse, Trump potrebbe comunque andare avanti, utilizzando il suo potere di veto. A questo punto democratici e corti federali potrebbero però far partire una serie di ricorsi, arrivando fino alla Corte Suprema.

Dopo il blocco delle attività amministrative si sta profilando un nuovo periodo di scontro politico per una scelta criticata anche da molti cittadini. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, la maggioranza degli americani sarebbe contraria alla dichiarazione d’emergenza per la costruzione del muro. 
La scelta di Trump di giocare il tutto e per tutto sulla costruzione del muro, solo del muro, senza mediazioni e senza prendere in considerazioni altre ipotesi di controllo alle frontiere, è ormai diventata oggetto di ogni tipo di satira (il popolare spettacolo comico Daily Show ha addirittura creato una mascotte “Bricky, the Border Wall”, “Mattoncino, il muro di confine”). Il problema politico però rimane e c’è il rischio che nei prossimi mesi gli organi politici degli Stati Uniti si debbano concentrare soprattutto a risolvere questa ennesima crisi interna, in un 2019 partito già in salita, con l’amministrazione bloccata dallo shutdown.

Immagine di copertina: Una famiglia saluta i parenti dall’altra parte del confine presso Tijuana – Credits: John Moore/Getty Images –

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi