Trump: le proteste per Floyd sono “terrorismo interno”

E minaccia di usare le armi dell’esercito per reprimerle

Lunedì 1 giugno Donald Trump ha definito “terrorismo interno “ le proteste, in alcuni casi degenerate in saccheggi, che si stanno verificando negli Stati Uniti a seguito dell’assassinio di George Floyd, l’afro-americano, 46 anni, ucciso dalla polizia il 25 maggio a Minneapolis, Minnesota.

Benzina sul fuoco nel suo discorso televisivo

Il presidente americano ha tenuto il suo primo discorso televisivo dopo che massicce proteste si sono diffuse in tutto il paese.

Ha parlato dal roseto di “una Casa Bianca assediata dai manifestanti”, scrive il New York Times. Ha detto che si aspetta che le forze dell’ordine “dominino le strade” e che se i governatori non sapranno porre fine alla violenza manderà l’esercito “a fare il lavoro per loro.”

Trump ha affermato di essere tra gli americani “giustamente preoccupati e indignati” per la morte di Mr. Floyd. Ma ha utilizzato gran parte del suo tanto atteso discorso non per mostrare empatia verso le ragioni della protesta e cercare così di sedare gli animi ma presentandosi viceversa come presidente della legge e dell’ordine, gettando benzina sul fuoco di una situazione già tesissima.

Una passeggiata in una strada sgombrata dalla polizia con le granate stordenti

Quindi, subito dopo il suo intervento, ha camminato lungo una strada in cui si era svolta una manifestazione pacifica pochi minuti prima dispersa dalla polizia con l’uso di gas lacrimogeni e granate stordenti.

Foto da Twitter. New York Times: granate lacrimogene contro i dimostranti per fare passare Trump

Ha camminato con i suoi assistenti fino alla vicina chiesa di San Giovanni, dove il giorno prima era scoppiato un incendio, facendosi fotografare con una Bibbia in mano.

Un duro attacco ai governatori “troppo teneri”

Durante una telefonata lunedì mattina con i governatori americani, il capo dello stato Usa ha attaccato duramente il governatore del Minnesota, lo stato che a suo dire è diventato “lo zimbello di tutto il mondo”, ha invitato i governatori a essere duri nella repressione delle proteste e a trattenere “a lungo” i manifestanti fermati in prigione, per dare l’esempio agli altri.

Prima, ha fatto sapere, aveva avuto “una conversazione amichevole con Vladimir Putin da cui avrebbe ricevuto sostegno.

La scelta di Trump: alzare lo scontro per mobilitare la sua base elettorale

La scelta di Trump, apparentemente irrazionale, sicuramente contraria agli interessi della pacificazione e della giustizia sociale, è una scelta dettata da calcoli di interesse elettorale.

In autunno si voterà per la presidenza Usa e Trump al momento è sotto il fuoco delle critiche, anche da una parte della destra, per la sua cattiva gestione della pandemia Covid-19 e per una politica economica che non riesce a far fronte all’esplosione della disoccupazione, arrivata a quasi 40 milioni di persone.

Il calcolo è fare appello allo zoccolo duro del suo elettorato conservatore, ben sapendo di non avere chance di consenso tra la minoranza afro-americana e, al contempo, creare preoccupazione tra l’opinione pubblica moderata spaventandola con il fantasma del “terrorismo interno” per attirarne i voti.

Foto di Brendan Smialowski per AFP.

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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