Tu non sei razzista, sei stronzo

Così la signora Maria Rosaria si ribella agli insulti di una intolleranza dilagante.

Siamo sulla Circumvesuviana di Napoli, la ferrovia locale che collega il centro della città con i comuni circostanti dell’area vesuviana, per l’appunto. Un mezzo di trasporto largamente utilizzato sul quale senza difficoltà si incontrano volti di ogni colore, persone di tutti i sessi e età. Dai ragazzini che, zaino in spalla, vanno o tornano da scuola, ai lavoratori stanchi che portano a casa un’altra giornata, più o meno proficua.

Sulla rete Circumvesuviana non è raro trovarsi seduti di fianco a persone di un’altra nazionalità. Napoli, come sappiamo bene, è una città multietnica per eccellenza nella quale interi quartieri sono ormai popolati da prime, seconde e anche terze generazioni di chi è emigrato alla ricerca di una vita migliore e un futuro meno incerto.

Al centro della nostra storia troviamo un uomo pakistano, una donna coraggiosa napoletana e un suo compaesano, un ragazzo decisamente meno virtuoso. Quest’ultimo, appena salito sul mezzo di trasporto pubblico, inveisce aggressivamente verso l’uomo originario del Pakistan perché, sostiene, è stato spinto. Il mittente della polemica rimane impassibile, non replica verbalmente e a stento sostiene lo sguardo del primo. Nonostante la decisione di non dare corda allo sfogo polemico, il ragazzo continua, apostrofando l’uomo con degli insulti: “Negro di merda. Ve ne dovete andare”.

Nessuno reagisce, nessuno interviene per difendere non solo il passeggero, ma anche quei valori innati che dovrebbero appartenere al genere umano nell’anno 2018. Nessuno tranne la signora Maria Rosaria, una passeggera che intraprende una discussione decisamente animata con il giovane, che inarrestabile continua a sentenziare odio:  “L’Italia è nostra” e “sì, io sono razzista”.

Per nulla intimorita dalle parole del ragazzo che esplicitavano la promessa di essere in procinto di sferrare un pugno alla donna, la coraggiosa Maria Rosaria replica così: “Preferisco che l’Italia diventi loro piuttosto che dei personaggi come te, fascista e razzista.”  E ancora: “Tu non sei razzista, sei stronzo”.

Il video postato su Facebook dall’utente Pasa Anta diventa subito virale, tra le polemiche di chi accusa gli altri passeggeri di essere codardi perché non intervenuti, e chi ringrazia Maria Rosaria per averci ricordato che esiste ancora una briciola di umanità in questa società che sembra andare sempre più allo sfascio.

Come si legge sul profilo di Pasa Anta: Non c’è il resto del filmato, ma la signora, davvero coraggiosa, al crescendo di aggressività del tipo in questione, che la minaccia di essere in procinto di sferrargli un pugno, gli dice: “come ti vedo alzare le mani ti scasso l’ombrellone in testa”. Il ragazzo si alza e se ne va imprecando malamente ma si ferma davanti alla porta di uscita, come in attesa. Quando la signora, tre fermate dopo, fa per alzarsi, per niente intimorita e con un sorriso sereno – nient’affatto beffardo – non si fa nessun problema a prendere l’uscita verso la porta dove sta sostando il tipo. A questo punto un altro ragazzo, un manovale stanco di fatica e sporco di calce, chiaramente uno straniero dell’est Europa, si alza e la segue alla porta. Quando il treno si ferma, la signora scende, il tipo che inveiva e che l’aveva guardata con rabbia all’approssimarsi della fermata rimane sull’uscio e l’ucraino (?), una volta chiusasi la porta, torna a sedersi. Aveva seguito la signora per assicurarsi che non fosse aggredita vigliaccamente mentre scendeva.
In questa storia accaduta oggi pomeriggio mentre si torna da un lavoro comodo, in un ufficio climatizzato, assicurato, a tempo indeterminato, stipendiato, a pochi minuti da casa, ci sono personaggi buoni e cattivi.
I buoni, in ordine di comparizione, sono i pakistani, la signora e il ragazzo ucraino.
I cattivi sono il tipo, tutti gli astanti che non sono intervenuti e chi, invece di scortare la signora, si è messo a filmare.
Ma buoni e cattivi sono categorie astratte buone per le favole, i cliché e i parapiglia dialettici inconcludenti. La realtà vera in questo video è la maggioranza silenziosa che caratterizza lo spirito di una società e di un periodo storico, cioè tutti i presenti, indifferenti e silenti

PS: Non vorrei che questo video fosse frainteso o strumentalizzato.
In verità molti, pur non intervenendo in maniera esplicita, erano attenti a quello che stava accadendo per intervenire nel caso in cui la cosa degenerasse e il tipo aggredisse. Chi filmava a un certo punto ha smesso di filmare e si è prima avvicinato e poi seduto vicino al tipo e alla signora.
Il senso del post è che è la maggioranza che fa il carattere di una società, non singole individualità.
La società non deve aver bisogno di eroi per essere migliore, ma di tanti individui che esercitino il buon senso pacifico nell’ordinarietà.

(Fermo restando che un ombrello che tanto è stato utile deterrente, è facile comprarlo da un pakistano fuori la stazione..)

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (B.Brecht)

Il razzismo non è pratriottismo

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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