Tumore al polmone: non tutti i fumatori corrono lo stesso rischio

Dall’Istituto tumori di Milano arriva il test per la diagnosi precoce

Un nuovo screening messo a punto dall’Istituto Tumori di Milano apre la strada alla prevenzione.

Più di 20 sigarette al giorno per 30 anni, ma il rischio di sviluppare un tumore al polmone non è lo stesso per tutti i forti fumatori. A sostenerlo è l’Istituto nazionale dei tumori di Milano (Int) che per la prima volta ha dimostrato come il rischio di incorrere in questa forma tumorale non sia il medesimo per tutti i forti fumatori e ha messo a punto uno screening per la diagnosi precoce di questa neoplasia rivolto alla popolazione ad alto rischio.

Diagnosi precoce per soggetti ad alto rischio

Attualmente non esiste uno screening per la diagnosi precoce del carcinoma polmonare rivolto alla popolazione ad alto rischio. Ciò comporta un ritardo nell’individuazione della malattia che spesso avviene quando il tumore è già in fase avanzata, determinando una minore aspettativa di vita: secondo i dati del 2018 raccolti da Airtum (Associazione italiana dei registri tumori) e Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è oggi pari al 15,8%. «Il nostro studio – spiegano gli autori – rappresenta una svolta perché scardina l’idea che non sia possibile effettuare una diagnosi precoce del carcinoma polmonare. Al contrario, prova che è possibile stabilire in anticipo chi ha maggiori probabilità di sviluppare la malattia e di conseguenza consente di definire il calendario dei controlli e le eventuali misure preventive da adottare». Supportato da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, lo studio è stato presentato a Barcellona lunedì scorso in occasione della 20° Conferenza mondiale dell’International Association for the study of lung center (Iaslc).

Tac spirale e analisi del sangue

Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA eseguito attraverso il semplice prelievo di un campione di sangue: sono questi i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento diagnostico innovativo che per la prima volta può cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare, aprendo la strada alla prevenzione personalizzata.

Venti o trenta sigarette al giorno per 30 anni

Lo studio, chiamato bioMILD, è stato condotto su circa quattromila persone arruolate all’inizio del 2013. Il 70% dei partecipanti era costituito da forti fumatori (cioè consumatori in media ogni giorno di un pacchetto da 20 sigarette) per 30 anni, con un’età superiore ai 55 anni. Il restante 30% comprendeva soggetti di 50-55 anni, fumatori di 30 sigarette al giorno, sempre da almeno 30 anni. Tutti sono stati sottoposti alla combinazione LDCT/test microRNA (piccolissime molecole che vengono rilasciate precocemente dall’organo aggredito dal tumore e dal sistema immunitario).

Basso, medio e alto rischio

I risultati hanno messo in evidenza tre tipologie molto differenti di rischio: il 58% dei partecipanti è risultato negativo a entrambi i controlli ed è stato quindi classificato a rischio basso di sviluppare il tumore al polmone; il 37% è risultato positivo a uno dei due esami ed è stato classificato a rischio medio; il restante 5% ha avuto entrambi i valori positivi, ed è stato quindi classificato ad alto rischio. «La nostra ipotesi di partenza era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse omogeneo, cioè il medesimo per tutti – spiega Ugo Pastorino, direttore della Struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Int e tra gli autori dello studio -. I risultati ci hanno dato ragione perché sulla base degli esiti della Tac e del test microRNA siamo stati in grado per la prima volta di profilare il rischio di malattia e di definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso».

Programmi di prevenzione personalizzati

I vantaggi che si ottengono con questa nuova strategia di screening precoce sono diversi. «In base alla fascia di rischio vengono messi a punto programmi di prevenzione personalizzati – spiega Pastorino -. È ad esempio possibile stabilire chi non necessita di cure immediate ma solo di un controllo annuale, e questo ci permette di evitare interventi che sarebbero inutili, a tutto vantaggio del paziente. Ed è possibile ridurre il numero di Tac di controllo, dal momento che chi è a rischio basso viene visitato a distanza di tre anni».

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.