Tumulazione del feto: in Italia la libertà è individuale se non sei donna

Se sei donna, l’arbitrio diventa esercizio (anche) collettivo, e non più libero.

Una cosa folle, barbara, violenta. A sollevare il caso con un post via Facebook, ben presto virale, con oltre 10.000 condivisioni, è stata Marta, una donna che ha denunciato ciò che è capita a lei, a sua insaputa, e che può capitare a qualunque altra donna: può capitare che in Italia, anno domini 2020, una donna abortisca e il suo feto venga prelevato dall’ospedale, trasportato in cimitero e seppellito con rito religioso, sotto una croce che riporta il nome e il cognome della madre insieme alla data dell’aborto. Marta vive a Roma, e sul sito di Ama cimiteri capitolini esiste una sezione dedicata al progetto del “giardino degli angeli”, istituito nel 2012. Il dibattito sollevato dalla giovane donna non intacca, ovviamente, il diritto di tutte le donne che nella tumulazione del feto trovano un conforto, un aiuto nell’elaborazione di un’esperienza che può coincidere in tutto e per tutto con quella di un lutto, né, altrettanto ovviamente, c’è spazio per il benché minimo giudizio sulla decisione, quale che sia, di una donna che abortisce (per volontà o cause naturali) rispetto alla destinazione del feto una volta espulso dal proprio corpo. Sul tavolo c’è piuttosto il tema della libera scelta, che, in un paese democratico e liberale quale è l’Italia, è individuale, sì, soprattutto se non sei donna. Perché se sei donna la l’arbitrio diventa esercizio (anche) collettivo, e non più solo individuale. Un arbitrio mezzo libero e mezzo no.

Approfittando di un vuoto legislativo, negli anni ogni Regione ha sostanzialmente deciso e agito in autonomia, sulla base dell’orientamento politico delle giunte che si sono alternate, a riprova di quanto, ancora, in Italia la libertà sia un diritto, sì, ma pur sempre politico, prima che civile. Perciò, se da un lato i commi 2, 3 e 4 dell’art. 7 del D.P.R. 285/90 (Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) stabiliscano che i “prodotti del concepimento” entro la 20 settimana vengono smaltiti come rifiuti sanitari e sepolti solo su richiesta dei familiari, in Lombardia, Campania e Marche, usando un criterio  di riconoscibilità, la sepoltura, da scelta, diventa obbligo.  

Cosa accade, un po’ dappertutto in Italia, se la richiesta di sepoltura non perviene entro le 24 ore da parte della donna o dei familiari che ne fanno le veci? L’Asl procede con lo smaltimento sanitario, oppure, si mette in contatto con le associazioni di volontariato di stampo religioso, che agiscono regolarmente, essendo registrate nel Servizio Sanitario Nazionale e agendo tramite la prassi del “chi per essi” prevista dalla legge. Queste associazioni si recano negli ospedali, prelevano i feti, e ne celebrano i funerali con cerimonie solitamente ristrette, a cui partecipano poche persone al di fuori del prete e dei volontari stessi.

A rendere ancora più oscura la pratica c’è poi il fatto che la donna spesso non ha idea di ciò che avviene dopo. Mentre generalmente con l’aborto terapeutico o spontaneo le informazioni sono più facili da reperire, non fosse altro perché non ci si scontra con il muro degli obiettori di coscienza in corsia (il 68% dei ginecologi è obiettore di coscienza, il 35% degli ospedali con reparti di ginecologia e ostetricia impongono l’obiezione di struttura), nel caso di un’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) il modulo sul consenso informato che deve firmare ogni donna non è lo stesso in tutti i Comuni e in tutte le Regioni, né riporta in maniera trasparente e univoca le informazioni in merito a ciò che la legge chiama “prodotto abortivo”. Perché, come dice il radicale Alessandro Capriccioli, consigliere del Lazio, intervenuto sulla vicenda, “il punto vero di questa gigantesca strategia del dolore, della paura, del disprezzo e del senso di colpa è il tentativo di reprimere, di comprimere, di azzerare la libertà di scelta delle donne“. Una strategia di cui la donna sia consapevole il meno possibile. “Ho assistito in diretta al dramma di questa donna che ha trovato il suo nome sulla tomba”, ha dichiarato l’ex ministra Pd Livia Turco, “credo sia giusto rispettare la dignità dei feti con una sepoltura, ma qui siamo davanti a una umiliazione delle donne, a una colpevolizzazione violenta”. Il dubbio espresso dalla Turco è poi lo stesso nostro: “Succede solo a Roma o anche altrove? Questo è un campanello di allarme, se serve una modifica della legge si intervenga subito“. Intanto, notizia delle ultime ore, il Garante per la protezione dei dati personali ha deciso di aprire un’istruttoria, definendo la vicenda “dolorosissima”.

(In copertina: particolare della “Deposizione” di Michelangelo Merisi da Caravaggio)

Leggi anche: Covid-19: alcuni ospedali hanno sospeso l’aborto

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

Potrebbe interessarti anche

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy