Turchia: il biasimo internazionale potrà fermare Erdogan?

L’esercito turco è entrato in Siria. L’ operazione si chiama “Fonte di pace”

Sono passati 3 giorni da quando, il 9 ottobre scorso, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dato il via all’offensiva militare contro i combattenti curdi nel nord-est della Siria.

Obiettivo di Ankara: creare una “zona cuscinetto” nel nordest della Siria, dove sono presenti le milizie dell’Ypg, le unità combattenti di protezione popolare curde, considerate dal governo turco alla stregua dei gruppi terroristici del PKK.

La violenza degli scontri non si è fatta attendere e le notizie che giungono ai media in queste ultime ore parlano di drammi: e non solo per la popolazione – come sempre prima vittima innocente di questo genere di offensive – ma anche per la sicurezza internazionale, vista la recrudescenza degli attentati dell’ISIS, che sta approfittando del caos per riorganizzarsi.

Le reazioni internazionali: USA

La prima reazione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stata a dir poco sconcertante: dopo la discussa decisione di ritirare le truppe americane di stanza al confine tra Siria e Turchia, abbandonando così il popolo curdo – fondamentale alleato nella battaglia contro l’Isis – al destino a cui stiamo assistendo, ha dichiarato che ”I curdi non ci hanno aiutato durante la Seconda guerra mondiale. Non ci hanno aiutato in Normandia, ad esempio”. Per chi fosse indeciso se ridere o piangere consigliamo la prima ipotesi, e la lettura del “Caffè” di Massimo Gramellini pubblicato ieri su Il Corriere della Sera.
Il Governo e lo stesso Partito Repubblicano hanno inizialmente – se pur con poco entusiasmo – appoggiato la linea del presidente, che dovendo scegliere tra i curdi e la Turchia privilegia l’alleanza con quest’ultima, paese membro della NATO. Ma l’inasprimento del conflitto di queste ultime ore ha portato il Pentagono a “incoraggiare fortemente” la Turchia a porre fine alle azioni militari, mentre il Congresso americano, per voce della repubblicana Liz Cheney – da sempre vicina a Trump – ha dichiarato che nei prossimi giorni verrà presentata una legge per imporre severe sanzioni commerciali alla Turchia.

L’Europa …

Quella delle sanzioni è una possibilità ventilata anche dall’Europa: la viceministra per gli Affari europei francese, Amelie de Montchalin, dopo aver dichiarato che “non si può rimanere impotenti di fronte a una situazione scioccante per i civili e per le forze siriane – per 5 anni al fianco della coalizione anti-Isis – ma soprattutto per la stabilità della regione” ha aggiunto che la prossima settimana l’Unione Europea porterà la questione “sanzioni” al vaglio del Consiglio europeo.
Considerata cinica e vergognosa la minaccia di Erdogan di aprire le frontiere e spedire in Europa  3,6 milioni di migranti qualora l’Ue voglia insistere a considerare l’operazione “Fonte di pace” come un’invasione, l’Europa non intende comunque tralasciare le vie della diplomazia. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha infatti affermato che l’Eu non accetterà che “i rifugiati siano usati come arma per ricattarci”, e che “le minacce del presidente Erdogan sono completamente fuori posto”: l’operazione unilaterale della Turchia “si deve fermare”, la situazione va risolta “attraverso canali politici e diplomatici”.

… E l’Italia

Dal 2002 a oggi il governo Turco ha incassato oltre 15 miliardi di euro dall’Unione europea sia per bloccare il flusso di profughi verso il vecchio continente sia sotto forma di aiuti umanitari e industriali più o meno mascherati.
La questione dei finanziamenti è stata ricordata dal premier Giuseppe Conte che ha dichiarato che al prossimo Consiglio europeo insisterà affinché l’Ue non accetti il ricatto della Turchia sulla questione dell’accoglienza dei profughi siriani. Ha inoltre aggiunto che “l’iniziativa militare deve cessare immediatamente: l’Ue e tutta la comunità internazionale dovranno parlare con una sola voce“.

Le voci si alzano, sì, e speriamo non invano. Intanto, mentre si attende che vengano ascoltate, si parla di durissime repressioni del dissenso interno turco perché sarebbe connivente con il terrorismo.

E soprattutto, mentre si attende che sanzioni e diplomazia facciano il loro corso, l’effetto di “Fonte di pace” sono a oggi 100mila sfollati (Fonte ONU – Aggiornamento del 14 ottobre: 130mila, ma secondo l’ONU lo scenario a breve sarà di 400mila), vittime tra i civili e i soldati, persone in fuga, scuole trasformate in presidi militari e ospedali costretti a chiudere.

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Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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