Tutti amano i cani ma nessuno li adotta

LAV ha appena pubblicato il suo rapporto sul randagismo 2018: il numero dei cani nei rifugi continua ad aumentare

La LAV, Lega Anti Vivisezione, ha realizzato per il terzo anno consecutivo uno studio sul randagismo in Italia, con alcuni risultati positivi ma altri piuttosto sconfortanti, ad esempio il numero dei cani detenuti nei canili rifugio è cresciuto del 9,26% in un solo anno.
Per realizzare queste statistiche la LAV ha chiesto alle Regioni e alle Province Autonome di indicare quante strutture di accoglienza per cani e gatti fossero presenti sul loro territorio, quanti cani, dopo essere stati catturati, fossero stati restituiti al proprietario, quanti fossero quelli presenti nei canili rifugio, il numero delle colonie feline, delle sterilizzazioni effettuate e quello delle adozioni. Dall’analisi dei dati forniti “è emerso un quadro che conferma una situazione tutt’altro che positiva”, spiega la Onlus nel comunicato stampa che accompagna lo studio.

Innanzitutto il Paese risulta in pratica diviso in due per quanto riguarda il numero di cani randagi: nel Centro-Nord Italia (ad eccezione del Lazio) il randagismo è contenuto, mentre al Sud e nelle Isole il numero dei cani randagi è ancora rilevante.

A livello nazionale cresce il numero dei cani nei rifugi, con un aumento, come dicevamo, di poco meno del 10 percento in un anno. Degli 114.866 cani nei canili italiani, ben il 72% (82.342) si trova nelle strutture del Mezzogiorno, scrive la Lav.

Al sud è anche più difficile che un cane perduto ritrovi il proprietario: dei 91.021 cani entrati nei canili sanitari italiani nel 2017, solo il 38% dei cani è stato restituito al detentore e di questa cifra, la percentuale più bassa di restituzione è nel Sud Italia e isole, con appena il 6%, che aumenta al 39% nel Centro Italia, fino ad arrivare ad un 69% di restituzioni in media per le regioni del Nord. “Ciò è dovuto essenzialmente alla minore propensione alla registrazione in anagrafe degli animali d’affezione nelle regioni del Mezzogiorno, che rende difficile rintracciare la famiglia di appartenenza del cane che entra in canile”, spiega l’organizzazione. A questo si sta in parte ponendo rimedio: la percentuale dei cani identificati e iscritti in anagrafe è in aumento, e anche le regioni del Centro Sud stanno registrando un netto aumento delle iscrizioni, un dato che viene definito “incoraggiante”.

Purtroppo però continuano a diminuire le adozioni: nel 2017 sono rimasti senza famiglia 3.704 cani in più rispetto al 2016, confermando così il trend negativo. Secondo la Lav, la spiegazione è nella crisi economica ma anche alle politiche fiscali: “In Italia, purtroppo, vivere con un cane o un gatto è considerato un lusso: su cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro si applica l’IVA ordinaria (22%), e le detrazioni Irpef per farmaci e cure veterinarie sono irrisorie, mentre il costo di un farmaco è in media cinque volte superiore rispetto a quello a uso umano. Questi aspetti sono oggetto della campagna LAV #ipiùtassati, e alla base di una serie di richieste a Governo e Parlamento per favorire la convivenza delle famiglie con un animale”, scrive l’associazione.

Rispetto al numero delle strutture, in Italia risultano 434 canili sanitari e 766 rifugi (114 canili assolvono entrambe le funzioni) per un totale di 1.200 canili, il 44% dei quali si trova nel Mezzogiorno, il 37% al Nord e il restante 19% al Centro. Inversa la situazione per quanto riguarda i gattili, pochissimi al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 contro i 94 del Centro nord. Poche anche le colonie feline registrate, 7.934 al sud contro le 53.944 del Centro nord e scarsa attenzione per la sterilizzazione dei gatti (poco meno di 15.000 contro i poco più di 54.000 del Centro-nord).

Incentivare chi adotta aiuterebbe a far diminuire i costi del mantenimento dei cani nei canili, diminuirebbe il fenomeno del randagismo, che costringe i cani a una vita di stenti, creando un pericolo all’incolumità pubblica e un danno (anche di immagine) per le regioni dove è più diffuso, che spesso vivono di turismo. Questa è una delle proposte di Lav al ministro della salute Giulia Grillo, alla quale la Lega Anti Vivisezione chiede con urgenza un Piano Nazionale di prevenzione del randagismo, che preveda una raccolta di dati completi e certi da parte di tutte le Regioni e la realizzazione di un’Anagrafe nazionale canina e felina, un piano che incentivi l’iscrizione dei cani nella apposita anagrafe, l’uso del microchip anche per i gatti e l’applicazione delle leggi vigenti in maniera completa. Parallelamente viene chiesto di incoraggiare le adozioni attraverso la presenza di associazioni nei canili, meglio se trasformati in parco-canile, incentivare chi adotta con detrazioni, riduzione IVA, buoni e rimborsi, promuovere l’accoglienza degli animali nelle strutture turistiche e nei luoghi pubblici, contrastare il randagismo attraverso la promozione delle sterilizzazioni e combattere il traffico di cuccioli.

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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