Tutto quello che sai sull’ambiente è sbagliato

Spesso fraintendiamo la scelta migliore, anche perché le cose spesso cambiano velocemente, come le specie di pesce che è sostenibile consumare. Ma soprattutto ignoriamo tanti gesti automatici che potrebbero fare la differenza

In un’ottica di economia circolare, cioè con l’obiettivo di un sistema economico che possa rigenerarsi da solo, è fondamentale la conoscenza delle scelte migliori per l’ambiente, che spesso banalmente ignoriamo, anche perché la sostenibilità di un gesto o di una scelta cambia in continuazione. Ecco cosa c’è da sapere tra le ultime novità in fatto di scelte inconsapevolmente sbagliate, ma facili da modificare, dagli acquisti alla gestione dei rifiuti.

Quale pesce (e quale tofu) scegliere

Molti tipi di pesce – i più comuni – soffrono l’eccessivo sfruttamento e sono in pericolo estinzione proprio perché appartengono alle specie preferite dai consumatori (o sarebbe meglio dire preferite dal mercato). Pesce spada, merluzzo e tonno sono stati a lungo indicati come i pesci da evitare, ma le cose sono cambiate: almeno per il merluzzo. La maggior parte del merluzzo proveniente dall’atlantico nord orientale e ben il 91% di quello norvegese sono certificati e pescati secondo regole precise che non intaccano le riserve. Quindi il merluzzo torna a essere – se certificato – un alimento eco-sostenibile. Per vegani e vegetariani invece è bene considerare che le colture di tofu stanno accelerando la deforestazione del Brasile. Anche questo prezioso alimento deve essere certificato e provenire preferibilmente dall’Europa o dagli Usa.

Shopping online

E’ una tentazione forte, è comodo, e sta entrando a far parte delle nostre abitudini quotidiane. Ma l’impatto del trasporto dello shopping online fino al tuo pianerottolo sta contribuendo grandemente alle emissioni inquinanti nell’aria, soprattutto nelle grandi città che già faticano molto a contenre traffico, rumori ed emissioni. Dunque, soprattutto se abiti in un centro urbano e trovare un negozio che venda ciò che cerchi è facile oltreché, spesso, vantaggioso per l’economia locale e quindi per te stesso, scegli i negozi tradizionali e scegli di arrivarci con un mezzo sostenibile.

Bio-shopper

Anche in Italia l’Unione Europea ha imposto, anche nella grande distribuzione, l’utilizzo di sacchetti biodegradabili, per la spesa normale e per frutta e verdura sfusa, al posto dei preferiti e gratuiti, sacchetti di plastica. Sebbene la cosa non sia stata accettata di buon grado, ha una motivazione importante: ridurre la quantità di plastica dispersa nell’ambiente. Ma il valore di questa scelta resta molto ambiguo. Come denuncia Greenpeace, e come è facile immaginare, il materiale con cui vengono fatti i bio-shopper deriva dallo sfruttamento del suolo per coltivare mais o comunque materie prime in modo intensivo e con largo uso di fertilizzanti e antiparassitari, e anche di energie fossili. Meno del 40% delle plastiche a base vegetale inoltre è realmente biodegradabile, mentre se si disperdono nelle acque il loro impatto immediato sulla fauna resta lo stesso. Quello che possiamo fare quindi è cercare di riutilizzare questi sacchetti per l’umido quando hanno la certificazione di biodegradabilità, e dunque tentare di non romperli: il mio trucco è attaccare solo un’estremità dell’etichetta del prezzo – che non è biodegradabile e in genere lacera il sacchetto quando si tenta di toglierla – alla parte più estrema del sacchetto chiuso, in modo da poterla poi tagliare con la forbice e danneggiare minimamente il sacchetto. Non utilizziamoli per l’indifferenziata: il materiale biodegradabile è troppo prezioso per finire in discarica.

L’usa e getta a cui non si fa caso

Non c’è niente che infastidisce un bravo ambientalista più dell’uso disinvolto di pellicola trasparente, alluminio, carta da cucina e in generale materiale usa e getta, come la carta igienica e i fazzoletti di carta, che ormai sembrano parte integrante del corpo umano. Ma non è così. La prima regola di chi si vuole impegnare a inquinare meno è certamente consumare meno: quindi aboliamo o riduciamo al minimo questi prodotti (un rotolo di pellicola trasparente o alluminio diversi anni in casa mia). Rimediamo semplicemente comprando più tupperware (di vetro) o quei tappi-chiusure per le ciotole, in silicone, che si riusano all’infinito o quasi. Date poi un’occhiata qui per valutare da voi quanti chilometri di carta igienica viene consumata ogni anno: qualcosa che un tempo veniva tranquillamente sostituita dai fogli di giornale, ma che invece oggi ci sembra un nostro diritto gettare nel water sebbene decorata o profumata, super-soft, multi-strato e da foreste vergini (pochi scelgono la carta riciclata, né è disposto a spendere per questo). Tra l’altro alcuni studi hanno associato l’uso degli sbiancanti della carta igienica a varie irritazioni ai genitali. Se vi state chiedendo come sarebbe possibile vivere senza carta-da-culo, sappiate che gli americani ingenuamente ci elogiano perché pensano che il nostro amore per il bidet dipenda dalla nostra sensibilità ambientalista. Pensano che usiamo il bidet al posto della carta igienica, ma niente è più falso: dovremmo un giorno trovare il coraggio di dir loro che siamo capaci di consumare due risorse esauribili, con l’aggiunta di sapone, per un solo scopo.

L’acqua del rubinetto e l’amica borraccia

Abbandona l’acqua in bottiglia! E’ ormai noto quale sia la soluzione migliore, e non solo dal punto di vista ambientale, ma pochi italiani riescono ad abbandonare un’abitudine che si è fatta tradizione: comprare l’acqua in bottiglia. Eppure è meno controllata di quella del rubinetto, e spesso contiene più contaminanti (tra i quali la stessa plastica che la racchiude). La soluzione è comprare una bottiglia di alluminio (d’acciaio meglio, magari isolante) e usarla, ricordandosi gli scovolini per pulirla regolarmente.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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