Un anno nero per le api italiane

La produzione di miele di quest’anno è quasi dimezzata

Il 2019 sarà ricordato come uno degli anni più difficili per la produzione di miele in Italia. La produzione totale al momento sembrerebbe essere praticamente dimezzata rispetto alle attese, lo dicono dati recenti di Coldiretti, che confermano quelli diffusi a luglio da Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. Ismea ha stimato perdite di 55 milioni di euro per le sole produzioni di miele di acacia, uno dei primi che viene raccolto nel Nord Italia. Per il miele di agrumi, uno dei primi mieli che si raccoglie soprattutto al sud, la stima del danno si aggirerebbe intorno ai 18 milioni di euro.

L’annata 2019: il clima pazzo fa male alle api

La vita delle api non è facile in questi anni: bizze del clima e inquinamento ne compromettono ogni giorno l’esistenza. In particolare, quest’anno ha piovuto molto nei primi mesi primaverili, rendendo difficile la raccolta del polline da parte di questi insetti, che hanno dovuto usare il poco miele prodotto per sfamarsi. A volte la produzione di miele non era nemmeno abbastanza per il loro sostentamento, e alcuni apicoltori raccontano che è stato necessario intervenire per aiutarle a sopravvivere fornendo loro sciroppo e miele, una procedura che solitamente si fa solo d’inverno.

Nei mesi a seguire, durante l’estate, il caldo e la siccità hanno drasticamente ridotto la quantità di fiori disponibili, aumentando la debolezza delle “famiglie” di api, costrette a ricerche estenuanti e affaticate dal calore, che quest’anno ha raggiunto picchi record. A queste si sono alternati spesso eventi estremi in tutta la penisola: grandinate, trombe d’aria, tempeste di acqua e vento.

Un anno nero anche per gli apicoltori

Una pena per le api e per gli apicoltori, che hanno dovuto lavorare molto di più per mantenere in salute le api e che a inizio stagione avevano investito denaro per questa annata, che per loro sarà probabilmente in perdita. Abbiamo parlato con alcuni di loro e molti raccontano di aver già deciso che quest’anno la produzione sarà praticamente inesistente, e che stanno già cercando di organizzarsi per il prossimo anno, cercando di mantenere forti e in salute le api. È un’annata nera che arriva a poca distanza da altre annate difficili, con un futuro che si prospetta sempre meno roseo per questo settore.

Saremo senza miele?

Il miele sugli scaffali dei nostri supermercati arriverà comunque, anche se molto sarà importato. Secondo recenti indagini Eurostat, l’ufficio statistico comunitario, su oltre 208.000 tonnellate di miele importato in Europa, il 39% è di provenienza cinese. In Italia, rivela Coldiretti, lo importiamo soprattutto dall’Ungheria, ma anche da noi sta arrivando il miele dalla Cina.

Come spesso accade per le produzioni dell’agroalimentare, si aprono quindi due questioni: una legata alla salute e alla sicurezza dei prodotti e una legata al sostegno delle produzioni locali.

Il miele prodotto in Italia e in Unione Europea deve sottostare a controlli e a un disciplinare di produzione molto preciso, regole strette che non sempre valgono nei paesi extra Ue. Come consumatori poi possiamo voler scegliere di sostenere gli apicoltori italiani in difficoltà e le produzioni locali e a km zero. L’indicazione è sempre quella di guardare all’etichetta, dove per legge deve essere indicata l’origine del miele contenuto nel vasetto.

Foto di David Hablützel da Pixabay

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi