Un audiolibro per la Giornata Mondiale della Terra

Immanenza e trascendenza nel vicolo cieco evolutivo

Il 22 aprile, un mese ed un giorno dopo l’equinozio di Primavera, è la data della Giornata Mondiale della Terra istituita dalle Nazioni Unite nel 1970 per celebrare l’ambiente, gli ecosistemi e la vita di tutte le specie presenti sul globo. Oggi, ad oltre mezzo secolo dall’avvio di una ricorrenza divenuta simbolica delle lotte di cittadini e movimenti ecologisti per la difesa dei diritti ambientali contro inquinamento, effetto serra, emissioni climalteranti, deforestazione, scioglimento dei ghiacciai, la questione ambientale è non solo un problema socio-umanitario di primaria grandezza, ma molto di più.  Secondo la metafora geometrica, rappresenta la fascia d’intersezione fra l’immanenza e la trascendenza dello sguardo che tenta di decifrarlo. Una simile dimensione dell’incognita ambientale non va ricondotta al gusto di scenari apocalittici, ma alle aporie del pensiero logico-razionale che, rivelandosi insufficienti e insabbiandosi in strade senza uscita, postulerebbero il loro superamento. Ma come? “Verso un vicolo cieco evolutivo” è il titolo dell’ultima pubblicazione de ilNarratore.com, edita nella versione dell’audiolibro, del libro e dell’e-book, di cui è autore lo stesso editore, Maurizio Falghera, sociologo che si definisce “pensatore indipendente e narratore professionista”, al punto da affermare nel prologo che “senza narrazione non sia proprio possibile fare scienza”. Asserzione ancorata all’apice etimologico e semantico della parola “teoria” che proviene dal greco antico ed è appoggiata al verbo che significa “vedere” ed al termine che   traduciamo come “spettacolo”. Il ricercatore pone l’occhio sulla spettacolarità della realtà delineando gli itinerari conoscitivi che vorrebbero avvicinarsi alla verità sul mondo.

Gregory Bateson l’aveva capito

Maurizio Falghera è uno studioso del pensiero dell’antropologo, sociologo, psicologo inglese Gregory Bateson, il maestro del Novecento dell’ecologia della mente che trovò ispirazioni d’indagine in molteplici campi quali la semiotica, la linguistica, la cibernetica, soffermandosi sui processi della percezione mentale ed individuando le assi portanti della relazione stabilita fra Homo Sapiens ed il Pianeta. “Gregory Bateson l’aveva capito” è il sottotitolo del testo di Falghera in cui riflessioni, ipotesi, interrogativi discendono dalle analisi di Bateson incardinate, fondamentalmente, intorno ai principi della finalità cosciente e del “double bind” (doppio vincolo). La coscienza finalistica è basata sulla premessa mentale secondo cui “il mondo è stato creato per l’uomo e noi uomini possiamo utilizzarlo per il nostro benessere”, una concezione che sovverte il carattere sistemico dell’habitat terrestre e decreta l’antagonismo con gli assetti ecosistemici e biologici di cui la stessa specie umana è parte. Il “doppio vincolo” è il concetto elaborato da Gregory (così con tonalità amichevole e confidenziale lo cita l’autore nel suo volume) nell’ambito degli studi sulla schizofrenia che descrivono la comunicazione fra persone legate da una relazione emotivamente significativa risultante viziata da incongruenze del linguaggio verbale e non verbale. Ne è esempio l’incontro fra la madre ed il figlio che non si vedono da un certo tempo. Il bambino corre per abbracciare la mamma ma lei s’irrigidisce e nell’atteggiamento e nei gesti non lo accoglie. Gli dice, però: “Non devi avere paura di mostrare i tuoi sentimenti”, alludendo al fatto che l’inibizione dell’abbraccio non è avvenuta per il suo irrigidimento ma per un’incapacità del figlio. Il bambino colpevolizzato non sa come replicare.

Il cortocircuito dell’evoluzione

La chiave paradigmatica di una simile situazione è utile ad aprire la comprensione dello schema relazionale fra Gaia, personificazione mitologica della Terra, e Homo. Lo sfruttamento delle risorse, l’aumento dell’anidride carbonica fino al 420 ppm (parti per milione o milligrammi per chilogrammo), il mutamento climatico, l’acidificazione degli oceani, la perdita delle biodiversità, non assegnano una supremazia strategica all’azione dell’essere umano che resta ristretto nella progressiva perdita dell’habitat naturale e in una dipendenza sempre più scomoda ma ineliminabile da Gaia. Scriveva Bateson in “Verso un’ecologia della mente”: “Potrebbe ben essere che la coscienza contenesse distorsioni sistematiche di prospettiva le quali, messe in atto dalla tecnica moderna, potrebbero distruggere gli equilibri tra l’uomo, la sua società e il suo ecosistema”. Maurizio Falghera si domanda ancora a questo proposito: “E’ concepibile che i comportamenti finalizzati rappresentino un tratto evolutivo paradossale, una specie di errore evolutivo? Può mai l’evoluzione biologica fare errori di questo genere?”.

Il tempo opportuno dell’apprendimento

Nella lingua greca antica il “to kairòs” era il tempo opportuno per segnare un avvento importante, il sopravvenire di un fatto o il dischiudersi dell’esperienza e Falghera ricorre alla metafora cinematografica e alle geniali intuizioni di Stanley Kubrick in “2001 Odissea nello Spazio” per fornire una rappresentazione visiva a questi concetti. Nella parte iniziale del film, infatti, l’ominide Moon Watcher brandisce esultando l’osso del tapiro sbranato perché comprende che ha trovato un mezzo, potremmo dire una tecnologia primordiale, di predominio. Molto probabilmente, come sosterrebbe Bateson, ciò è avvenuto non per la casualità delle circostanze ma per la convergenza misteriosamente propizia di fattori bio-neurologici e condizioni esterne. Oggi dovremmo tentare di tracciare una direttrice per noi vantaggiosa del “to kairòs” per un indispensabile salto evolutivo che preservi nel futuro le condizioni della vita sulla Terra. Già nel 1978 lo studioso di Cibernetica Anthony Wilden scriveva nel saggio sulla Comunicazione pubblicato nell’Enciclopedia Einaudi: “Se il sistema economico capitalistico è in realtà fondamentalmente dipendente dalla crescita quantitativa per la sua stabilità nel tempo, non potrà permettersi di cessare di crescere. Finché il sistema economico non urta contro i limiti (carrying capacity) del suo ambiente naturale ed umano. Se, però, il sistema si avvicina a questi limiti, l’incompatibilità diventa un paradosso. Il futuro a lungo termine della società occidentale dipende, probabilmente, dall’esito storico, risoluzione o trascendenza, di un Double Bind che finora non è stato analizzato”.

Una nuova ontologia

Ciò che occorrerebbe, allora, è una nuova concezione dell’essere, un mutamento radicale del pensiero. Ci si potrebbe chiedere, però, se i progetti caldeggiati di “management” delle radiazioni solari tramite il posizionamento di specchi negli oceani o l’impiego di aerei e la dispersione nella stratosfera di particelle di solfati e carbonati in grado di creare uno schermo per la deviazione dell’irraggiamento e la sottrazione al riscaldamento del pianeta, non costituiscano un’altra temeraria applicazione di logiche finalistiche per la gestione dell’equilibrio naturale. Non ci si potrebbe sorprendere se poi Gaia reagisse non da premurosa nutrice ma con un boomerang contro Homo, il suo ospite pretenzioso. Diceva Albert Einstein che “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati”.

“Verso un vicolo cieco evolutivo” si può ascoltare nel formato dell’audiolibro letto da Moro Silo, la cui vocalità intensa da abile affabulatore sa accompagnare nella comprensione di un saggio complesso, carico di sollecitazioni filosofiche e scientifiche che innervano il procedere delle argomentazioni e nel quale la storia di Homo e Gaia è interpretata nella sua grandiosità e drammaticità. Falghera, quanto ai destini dell’umanità non risparmia le ipotesi più pessimistiche ma non intende pervenire nemmeno a conclusioni apodittiche. D’altra parte, come ricordava Bateson, “Dio non lo si può beffare” ma il geniale Gregory, pur non avendone avuto il tempo, avrebbe voluto indagare maggiormente i fenomeni dell’arte e del sacro.  La vera “chance” che resta è quella di mettere in secondo piano le pretese di controllo dell’io razionale per sviluppare la creatività come modello di guarigione e costruzione di ogni aspetto relazionale, con le persone, con le cose, con tutti gli esseri viventi, con il proprio tempo.

Daniela Muraca

Daniela Muraca

Daniela Muraca

Giornalista pubblicista, cura per People For Planet, la rubrica mensile sull'audiolibro. Interessata ai temi socio-culturali, è anche impegnata nel settore scuola per la realizzazione di progetti didattici sul Cinema.

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Daniela Muraca

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Giornalista pubblicista, cura per People For Planet, la rubrica mensile sull'audiolibro. Interessata ai temi socio-culturali, è anche impegnata nel settore scuola per la realizzazione di progetti didattici sul Cinema.

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