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Un mese e mezzo alla Brexit. Senza accordo con l’Unione Europea succederà che…

Le possibili conseguenze del “no deal”, per i britannici ma anche per gli italiani

Il 29 marzo è prevista la cessazione della partecipazione del Regno Unito all’Unione Europea e attualmente non c’è un accordo che regoli la Brexit, dopo che quello raggiunto dalla premier britannica May con l’UE è stato bocciato dal Parlamento del suo Paese.

Si materializza la possibilità quindi che scatti il 29 marzo il “no deal”, cioè una Brexit senza accordo. Tutti si interrogano sulle sue eventuali conseguenze.  Ci sarebbero sicuramente effetti negativi sui rapporti sociali, economici e anche sull’ambiente e cresce la preoccupazione.

E’ sintomatico in tal senso che il Times di Londra abbia rivelato che, addirittura,  nel caso di divorzio dall’Ue senza accordo, la regina Elisabetta II e il resto della famiglia reale saranno portati via da Londra e trasferiti in un luogo segreto per timore che possano scoppiare dei disordini.

Il piano, studiato da Whitehall, il ministero dell’Interno britannico, doveva rimanere segreto ed è simile al piano che era stato predisposto durante la Guerra Fredda, per mettere in salvo la famiglia reale in caso di un attacco nucleare dell’Unione Sovietica.

Adesso si replica: Elisabetta II e il marito, Filippo di Edimburgo, sarebbero portati in un luogo segreto. Con loro, i componenti di maggior spicco della famiglia reale, a cominciare dal principe del Galles, con la moglie Camilla, e le famiglie dei suoi figli, William ed Harry.

Secondo uno studio commissionato dal governo britannico, il “no deal” potrebbe costare al Paese più del 10 per cento del suo PIL in 15 anni.

Insomma, il “no deal” non sembra promettere rose e fiori per il Regno Unitoanche se non mancano i britannici ottimisti. Tra i più accaniti sostenitori della Brexit prevale la visione di un “no deal” come opportunità per la Gran Bretagna che permetterebbe di sviluppare in un futuro senza vincoli le sue potenzialità economiche.

Ma cosa significherebbe, concretamente, per il Regno Unito e gli altri Paesi europei, compresa l’Italia, uscire dall’Unione senza un accordo?

Una definizione formale si trova nel documento prodotto dalla Commissione Europea, in cui si legge che se non sarà raggiunto un accordo alla mezzanotte del 29 marzo 2019 «il Regno Unito diventerà una terza parte rispetto all’Unione, e le leggi dell’Unione smetterebbero di applicarsi sia nei confronti del Paese che al suo interno». E quindi:

  • 1 – I cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nell’Unione si troverebbero ad essere tecnicamente extracomunitari. In Gran Bretagna si trovano attualmente 700.000 italiani.
  •  2-  Persone e merci non potrebbero più viaggiare liberamente tra Unione Europea e Regno Unito. Rinascerebbero le frontiere nei porti e negli aeroporti, ma anche via terra tra Irlanda e Irlanda del Nord e tra Gibilterra e Spagna, come quelle che separano l’Unione da paesi terzi. E quindi controlli di documenti delle persone e, soprattutto, controlli sanitari e di aderenza alle norme rispettivamente britanniche o europee nei confronti delle merci, con rallentamenti e problemi anche nel settore della salute per la distribuzione dei farmaci.
  • 3 – Il Regno Unito perderebbe l’accesso al mercato unico europeo, l’area economica dentro alla quale non ci sono barriere agli scambi di beni e servizi e viceversa i prodotti europei verso il Regno Unito. Le merci sarebbero quindi sottoposto a tariffe e controlli aggiuntivi previsti in questi casi con conseguenze a volte ai limiti del paradosso. Per esempio, senza accordi aggiuntivi, il “no deal” annullerebbe gli attuali accordi sull’aviazione civile e quindi renderebbe impossibile agli aerei britannici entrare nell’UE e viceversa.
  • 4 – Possibili problemi anche per l’export italiano.  Mentre alcuni Paesi europei come la Germania, il Belgio e la Francia si sono già dotati di una legislazione di emergenza per affrontare i rapporti con il Regno Unito in caso di uscita senza alcun tipo di accordo con l’Unione europea, non ha fatto altrettanto finora il Governo italiano.  Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno raggiunto nell’ultimo anno quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l’Italia, con un saldo positivo per l’Italia di quasi 20 miliardi. L’export italiano verso il Regno Unito è rappresentato innanzitutto dai prodotti agroalimentari, sia trasformati sia freschi, e dal vino. L’assenza di una legislazione di sostegno da parte dell’Italia in caso di “no deal” potrebbe comportare seri problemi per l’export italiano.

Insomma, viene da dire:

Hey English, do you really want Brexit?

Fonti:
Commissione Europea
Times
Aise.it
Ilpost.it
Wallstreetitalia.com

Fonte immagine: MilanoFinanza.it

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project manager di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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