Un nuovo modello di condivisione: la Cittadinanza energetica

Come produrre energia da fonti rinnovabili anche senza possedere un impianto

Non tutti possono permettersi un impianto fotovoltaico o un mini eolico, anche perché spesso non si saprebbe dove installarlo, e non tutti sono vicini a impianti fotovoltaici, eolici o idroelettrici per poter ricevere l’energia prodotta; eppure c’è comunque il modo, per chi volesse contribuire alla produzione da fonti rinnovabili, di farlo senza installare nulla in proprio o senza essere prossimi a un impianto.

L’idea alla base del concetto di cittadinanza energetica sta nel fatto che le persone possono direttamente partecipare alla transizione energetica del Paese e a un mercato che le ha viste escluse.  Come? Un’idea l’hanno avuta i soci fondatori di Energia Positiva, una cooperativa in provincia di Torino, che è partita tre anni fa come start up studiando esempi di cooperazione nel campo della condivisione energetica e poi creando un proprio modello.

Oggi la cooperativa ha 170 soci sparsi in 12 regione italiane i quali possiedono, ciascuno, quote di tre impianti fotovoltaici nell’Astigiano, due nel Milanese, uno nel Torinese e uno in Abruzzo, più due parchi eolici in Basilicata e in Puglia. I soci non ricevono energia, questo sarebbe impossibile, ma possiedono quote – e quindi virtualmente parti di impianto – dal cui possesso ricevono un utile che contribuisce ad abbassare comunque la spesa energetica annuale.

La piattaforma informatica da loro creata consente inoltre all’utente finale di eliminare parecchi intermediari sul mercato in modo da avere una gestione diretta e personale dell’energia. I soci possono scegliere in quale impianto investire: ad esempio ve ne sono due installati su scuole, a Druento e a Villanova d’Asti, altri su aziende agricole, e ciascuno di essi garantisce un certo rendimento. Le quote sono da 500 euro e finora la cooperativa ha raccolto un capitale di 1,9 milioni. Ma l’obiettivo è crescere ancora: «Vogliamo salire a 500 soci entro la fine dell’anno prossimo. In questo modo, se consideriamo che in media ognuno di loro investe 10-11 mila euro, raggiungeremmo una capitalizzazione significativa», racconta Claudio Gastaldo, responsabile sviluppo business.

L’idea è di dare a tutti la possibilità di puntare sull’energia pulita: «Vogliamo soddisfare sia chi non ha modo di crearsi un proprio impianto, sia chi non riesce a vedere nelle rinnovabili un investimento proficuo».

L’investimento è legato alla bolletta elettrica. Uno dei partner di Energia Positiva, infatti, è Dolomiti Energia, principale produttore 100% rinnovabile in Italia, che diventa il gestore dei soci appena aderiscono, in modo da garantire una fornitura completamente da fonte rinnovabile. Chi è interessato manda la bolletta alla cooperativa, la quale verifica se la loro offerta è la più vantaggiosa o meno e assegna un massimale di investimento che non è speculativo, ma serve a coprire tutto o in parte i costi sostenuti per l’energia. Il partner Dolomiti Energia, se richiesto, effettua un confronto gratuito sulle spese con il proprio gestore e propone tariffe di energia elettrica e/o gas eventualmente più convenienti. A fine anno i soci ricevono comunque un rendimento del 5% circa, che gode di credito di imposta essendo la cooperativa una start up innovativa. “Attraverso questo servizio”, spiega Alberto Gastaldo, presidente di Energia Positiva, “l’interessato potrà capire se, associandosi a noi, oltre a ricevere un “rendimento” in qualche modo garantito sotto forma di sconto bolletta, godrà anche di tariffe di energia elettrica e/o gas più convenienti rispetto alle sue attuali”.

Sul sito di Energia Positiva è possibile, con il sistema calcolatore di quote, verificare in base ai propri consumi qual è il numero di quote utili a soddisfare il nostro fabbisogno energetico. Il socio/utente ha poi libertà di gestione potendo decidere cosa fare con le quote acquisite attraverso il portale: incrementarle o ridurle o venderle o scambiarle, con l’ulteriore vantaggio di non dover dipendere da alcun finanziamento bancario.

I numeri target del progetto prevedono di raggiungere entro il 2020 due importanti obiettivi: il primo è la condivisione di almeno 50 impianti fotovoltaici idroelettrici ed eolici, e il secondo è l’adesione al progetto di almeno 1.700 nuclei familiari.

Numeri importanti, non lontani però da previsioni realistiche, perché i progetti di partecipazione cittadina alle scelte energetiche stanno sempre più prendendo piede. E’ da diversi anni infatti che la produzione e il consumo di energia sono diventati variabili importanti dello sviluppo territoriale, al pari delle questioni come l’acqua, il suolo, la mobilità; mentre in precedenza l’energia era tendenzialmente considerata una questione nazionale e internazionale. L’effetto serra, la precarietà geopolitica dell’approvvigionamento dal petrolio e metano da Paesi piuttosto instabili e le preoccupazioni per gli sbalzi imprevisti nel prezzo delle fonti fossili: sono queste tra le maggiori spinte a un graduale riorientamento del mercato, a cui si aggiunge un cambiamento culturale da parte di molti, spinti oggi maggiormente che in passato a partecipare a scelte e a dare contributi allo sviluppo delle rinnovabili. Il concetto, forse più ampio, di Comunità energetica sostenibile è poi promosso da diversi anni anche nell’ambito del programma “Intelligent Energy” dalla Commissione Europea, proprio per questo carattere di intenzionalità e per incoraggiare sempre più questo mutamento culturale ed economico.

Comunità energetica sostenibile e cittadinanza energetica sono dunque concetti programmatici che descrivono una visione, un percorso, un programma, ma che, come si è visto per Energia Positiva, rappresentano già realtà, anche a noi vicine.

Anche in Spagna, per fare un esempio comunque poco lontano, la cittadinanza energetica è una realtà: il 21 giugno scorso è stata lanciata una campagna energetica da Greenpeace e dalla Fondazione Fiare (che raccoglie progetti di produzione energetica condivisa già attivi sul territorio spagnolo) con l’obiettivo di dimostrare che un’alternativa al sistema energetico nazionale e alle fonti fossili è possibile. “È utile a tutte le persone – come spiega la responsabile della campagna Sara Pizzinato – che vorrebbero fare qualcosa di importante contro il cambiamento climatico ma che erano convinte di non poter fare nulla per contrapporsi al sistema energetico centralizzato”.

Sempre secondo uno studio di Greenpeace, in Spagna una persona su tre (16,4 milioni di individui) sarebbe disposta a essere più attiva nella lotta al cambiamento climatico comprando o scambiando energia da fonti rinnovabili.

La strada sembra essere tracciata, ostacoli da rimuovere nello sviluppo di queste tipologie di progetti forse possono essere individuati nel livello di consapevolezza energetica tra i cittadini , e  nella realizzazione degli impianti, i quali, sia nella fase costruttiva che operativa avranno comunque degli impatti. La cittadinanza energetica deve contraddistinguersi anche per la capacità di partecipare in modo informato e competente ai processi decisionali sugli impianti da costruire nel territorio: con quali criteri localizzativi, costruttivi e standard.

Inoltre allo sviluppo sempre più diffuso della cittadinanza energetica non può non corrispondere un’amministrazione pubblica che incoraggi tali processi, non solo a livello culturale e di sensibilizzazione, ma anche nella gestione dei procedimenti di autorizzazione degli impianti, dove le competenze e le tempistiche possono costituire fattori accelerativi o, in caso contrario,  decisamente frenanti, al di là delle buone intenzioni dei cittadini.

 

Fonti:

Come funziona


https://www.greenme.it/abitare/risparmio-energetico/20146-energia-positiva-quando-le-rinnovabili-diventano-condivise

Comunità energetiche sostenibili


https://www.casaeclima.com/ar_3167__ITALIA-Ultime-notizie-energia-sostenibile–marche-Nelle-Marche-la-comunit-per-lenergia-sostenibile.html
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/08/21/la-coop-del-solare-che-fa-risparmiare-chi-non-ha-i-pannelliTorino08.html
https://www.manageritalia.it/it/economia/energia-positiva-startup
http://www.lastampa.it/2018/03/24/scienza/ambiente/focus/future-energy-future-green-tempo-scaduto-c-un-piano-b-n9J55PNc55rXl2O3O4UdGP/pagina.html


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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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