Un peptide che neutralizza il Coronavirus

L’importante lavoro dietro cui si cela uno studente di dottorato.

Viene dal prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), America, l’ultima scoperta scientifica che potrebbe risultare decisiva contro il Coronavirus. Grazie a un sofisticato modello computazionale, ricercatori del MIT hanno identificato un peptide che può legarsi alla proteina S del Coronavirus, degradandone le proteine, vale a dire impedendone il processo di replicazione e quindi distruggendolo. Un peptide, vale a dire un composto chimico, di soli 23 amminoacidi i cui dettagli sono stati pubblicati sul sito ufficiale del MIT e nel database online BiorXiv, in attesa della revisione tra pari e la pubblicazione su una rivista scientifica. Tra qualche settimana il peptite verrà testato in un laboratorio di massima biosicurezza in cellule umane infettate dal SARS-CoV-2, per verificare l’effettiva efficacia contro il patogeno. Qualora dovesse superare l’intera filiera sperimentale, potrebbe essere somministrato ai pazienti sia singolarmente che attraverso adenovirus inattivati, già ampiamente utilizzati nei vaccini. 

A giudicare dalle parole del team di ricercatori e scienziati del Media Lab e del Center for Bits and Atoms, due sezioni del Mit, che hanno lavorato al progetto, la fiducia, stavolta, è molta, e la curiosità non è da meno, visto chi c’è dietro la scoperta: uno studente di dottorato, Pranam Chatterjee, il quale, invece di concentrarsi sui cosiddetti anticorpi monoclonali come hanno fatto la maggior parte degli altri studiosi, ha preferito identificare piccoli frammenti proteici (i peptidi) in grado di interagire saldamente con la proteina S. 

Ecco cosa hanno fatto i ricercatori

Per ottenere il peptide i ricercatori hanno scomposto il recettore ACE2 in tanti piccoli frammenti, isolando quelli che si legano alla proteina S (le strutture a ombrellino che fuoriescono dal “guscio esterno” del Coronavirus, il pericapside). Di questi peptidi, ne sono stati scelti poi 25, tutti rispondenti a 3 criteri: 

  • Si legano in modo saldo alla proteina S; 
  • Si legano anche ad altre proteine S di vari ceppi; 
  • Non si legano alle proteine umane chiamate integrine, le proteine che interagiscono normalmente con l’ACE2.

Una volta identificati, questi 25 peptidi sono stati uniti con un’altra proteina, chiamata “ubiquitina ligasi E3” e così Chatterjee e colleghi li hanno testati in cellule umane, caratterizzate da un frammento della proteina S chiamato dominio di legame del recettore (RBD), il punto specifico in cui avviene l’unione tra Coronavirus e cellula umana. Studiando le reazioni, hanno quindi individuato il peptide più promettente, perfezionandolo con l’ingegneria genetica, e ottenendone un risultato non da poco: con i suoi soli 23 amminoacidi, il peptide è in grado di abbattere il virus oltre il 50%

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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