Un popolo di ex navigatori e le Autostrade del Mare

Non incentivare i trasporti merci via mare è una vera follia

Nel 2003 Carlo Azelio Ciampi, livornese doc e presidente amato della Repubblica, parlò della necessità di sviluppare le autostrade del mare: e il settore armatoriale ebbe la prima e più forte scossa, completata l’anno successivo grazie all’iniziativa DUEL: la sfida tra ippopotamo e rinoceronte che sanzionò la vittoria dell’ippopotamo.

Da verde terragnolo aretino presi molto sul serio le parole di Ciampi e mi si aprirono molte finestre di cui la prima fu comprendere che pur abitando nel posto più lontano dal mare d’Italia (Alpi escluse) in meno di 2 ore potevo raggiungere sia il Tirreno che l’Adriatico e la seconda che l’Italia era una lunghissima penisola protesa dentro il Mediterraneo e proprio a questa caratteristica doveva tutte le sue meravigliose storie, culture, popoli e ricchezze.

Il mare era la strada più veloce per connettersi, per cui tutte le civiltà si svilupparono lungo le coste e dialogarono o si combatterono innanzitutto per mare; sembrano cose ovvie ma meno ovvio è pensare che nel 2000 avanti Cristo si arrivava via mare con qualche settimana di anticipo rispetto al viaggio via terra da Palermo a Pisa, e ancor meno ovvio è pensare che nel 2000 dopo Cristo potesse ancora essere più veloce la nave delle fantastiche autostrade.

Il dialogo iniziò a partire dagli autotrasportatori e questa mia idea venne sottoposta al giudizio di tutti gli esperti del settore. I risultati (pubblicati su Ecquologia: http://www.ecquologia.com/notizie/3338-per-mare-con-le-ruote-duel-e-lo-straordinario-confronto-fra-ippopotamo-e-rinoceronte, http://www.ecquologia.com/notizie/3340-8000-km-di-coste-tir-meglio-per-mare-o-in-autostrada, http://www.ecquologia.com/notizie/3342-le-vie-del-mare-vincono-il-confronto-piu-veloci-piu-sicure-piu-economiche) furono inequivocabili: andare per mare con le ruote è più veloce, più sicuro, meno inquinante e meno costoso che andare via terra.

Grande successo mediatico e premi in tutta Europa. Alla fine del 2004 le merci spostate nei porti italiani con tir e semirimorchi (il tir senza la motrice) superarono quelle spostate con i container e da allora non hanno smesso di crescere; se però si guardano le cifre sotto il profilo temporale, nell’arco di un anno i tir che girano per l’Italia vanno per mare solo per una settimana (meno di 2 milioni) mentre il 90% vanno via terra; il dato preciso sul traffico via treno non si riesce a sapere con esattezza ma possiamo dire che è bassissimo perché il treno ha molte più rigidità di autostrade e autostrade del mare.

Nel 2004, come si può evincere dalla trasmissione che andò in diretta da Livorno al ritorno dei due camion in Toscana da Palermo (stavolta tutti e due per mare), affermai una cosa che purtroppo si è rivelata tragicamente vera: le infrastrutture terrestri nate per avere un traffico in numero e pesantezza di mezzi da anni ‘60 ‘70 o ‘80 si troveranno sempre più sotto stress, determinando un rapido deterioramento delle stesse.

Da allora qualcosa è successo, come lo stanziamento dei marebonus per gli autotrasportatori che sceglievano il mare per favorire le rotte meridionali. E infatti quei due milioni di tir che oggi prendono il mare lo fanno in direzione delle Isole, in particolare “bypassando” la Salerno-Reggio Calabria sia dal Tirreno che dall’Adriatico con rotte ormai uscite ampiamente dalla fase di decollo e remunerative anche per gli armatori; il resto dell’Italia, però, resta sostanzialmente del tutto non servito dalle autostrade del mare.

Non si pensi male ma l’unica autostrada bypassata è quella che non si paga… e questo la dice lunga sia sulla convenienza delle rotte del mare (più convenienti di una autostrada senza pedaggio) sia sul potere lobbystico delle altre autostrade che riescono miracolosamente a tenersi tutti i clienti in secca a pagare sontuosi pedaggi da tir e auto. 

Le autostrade e le ferrovie italiane costano mediamente il triplo della media europea delle infrastrutture mentre le nuove linee per le autostrade del mare costerebbero un decimo della media europea.

Mi spiego meglio: abbiamo oltre 50 porti in condizione di veder attraccare traghetti e navi per far salire e scendere i camion, le auto o i semirimorchi. Questi porti sono costati e costano un occhio della testa e per almeno 45 su 54 si tratta di porti vuoti e scarsamente inutilizzati in banchina;  negli spazi giganteschi cementificati a terra è come aver fatto le stazioni ferroviarie ed essersi dimenticati di fare i binari… Pare impossibile che esista una infrastruttura senza il cemento per cui la linea a mare non viene iniziata perché non remunerativa, ma se non si inizia mai non si creeranno mai rotte remunerative escludendo quelle verso le isole che in autostrada ci arrivano malino.

Stiamo violentando il mare in ogni modo, lo riempiamo di rifiuti e vietiamo ai pescatori di riportare i rifiuti pescati a terra, alimentiamo le navi con un residuo di raffinazione del gasolio che è proibito utilizzare a terra e via discorrendo: eppure andar per mare garantisce alle merci e ai passeggeri di arrivare prima e con più sicurezza. Il mare non ha bisogno di chiudere ai tir di domenica e festivi. Il mare resta impraticabile con una media di 18 giorni all’anno e i traghetti potrebbero incaricarsi di far fare il grosso del viaggio alle merci più pesanti e ingombranti risparmiando ponti e infrastrutture pensati per carichi e frequenze anni 70/80.

Oggi il trasporto dei pendolari per le ferrovie oppure per il trasporto pubblico locale non sarebbero pensabili senza un contributo dallo stato e dalle regioni: ebbene, si potrebbero ridurre quei costi e investirne una parte nella creazione delle rotte per il mare.

Ecco, vorremmo che partisse una campagna per dire SI alle autostrade del Mare, riconvertendo progressivamente le navi e i tir a modalità meno inquinanti grazie all’uso del GNL e del BIOGNL, per ridurre la fatica degli autisti, per aumentare la sicurezza di tutti, e producendo grandi benefici per l’intero ecosistema. Proseguire a massacrare il bilancio dello stato su infrastrutture tutte terrestri in una penisola da quasi 8mila km di costa è l’atto più stupido che il paese delle repubbliche marinare potesse fare.

Fabio Roggiolani

Fabio Roggiolani

Attivista per la tutela dell'ambiente, esperto di ecotecnologie, è il fondatore e direttore di Ecquologia.com

1 commento

Fabio Roggiolani

Fabio Roggiolani

Attivista per la tutela dell'ambiente, esperto di ecotecnologie, è il fondatore e direttore di Ecquologia.com