Una nave cargo che trasportava circa 6000 mucche è affondata al largo del Giappone

Una nave cargo che trasportava circa 6000 mucche è affondata al largo del Giappone

Sopravvissuto solo un membro dell’equipaggio

43 persone disperse, un solo sopravvissuto e circa 6000 mucche morte: è successo al largo del Giappone, nel Mar Cinese Orientale, quando il tifone Maysak ha colpito una nave cargo che trasportava bestiame dalla Nuova Zelanda alla Cina.

Secondo quanto dichiarato dalla Guardia Costiera giapponese, la nave Gulf Livestock 1 trasportava 43 membri dell’equipaggio, di cui 39 provenienti dalle Filippine, 2 australiani e 2 neozelandesi.

La nave cargo ha lasciato Napier, in Nuova Zelanda, il 14 agosto con un carico di 5.867 capi di bestiame, ed era previsto che arrivasse nella città portuale cinese di Tangshan circa 17 giorni dopo.

Ma il tutto è finito in tragedia, con un solo membro dell’equipaggio sopravvissuto.

E’ giusto trasportare bestiame via mare?

Il New York Times riporta che l’episodio solleva nuove domande sul trasporto di bestiame via mare, una pratica che è stata criticata per il trattamento degli animali.

Milioni di bovini e ovini vengono spediti ogni anno, generando ingenti profitti per i produttori di carne in paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda. Ma i sostenitori dei diritti degli animali affermano che tali viaggi sono spesso troppo lunghi, i regolamenti non sono all’altezza e le regole sono facilmente violate.

Gli attivisti hanno dichiarato che le navi sono solitamente navi da carico convertite che non soddisfano gli standard di benessere degli animali e che il bestiame deve affrontare stress da caldo, sovraffollamento e diffusione di malattie durante i viaggi. Tra l’altro, le mucche sulla nave erano probabilmente incinte e non avrebbero dovuto essere in mare.

Si tratta di un commercio che mette a rischio la vita degli animali, motivo per cui l’esportazione di animali vivi deve essere vietata“, ha affermato in una nota Marianne Macdonald, responsabile delle campagne per SAFE, un gruppo per il benessere degli animali con sede in Nuova Zelanda.

Purtroppo, quest’episodio non è il primo e non sarà l’ultimo: lo scorso novembre, una nave da carico si è ribaltata nel Mar Nero vicino alla Romania mentre era in viaggio verso l’Arabia Saudita. I 21 membri dell’equipaggio della nave sono stati salvati, ma le quasi 15.000 pecore intrappolate a bordo non sono sopravvissute.

E’, quindi, corretto costringere gli animali ad affrontare viaggi estenuanti per raggiungere una meta ancora più dolorosa, ossia la morte all’interno di un macello? Il nostro fabbisogno di carne è davvero così elevato da dover intraprendere questi tragitti pericolosi per uomini e animali?

Episodi come questo ci fanno comprendere che la scelta migliore rimane quella della sostenibilità: comprare prodotti dal nostro allevatore di fiducia, nel rispetto dei naturali ritmi di produzione, bandendo definitivamente l’esistenza degli allevamenti intensivi, luoghi dell’orrore e focolai di malattie.

Fonte Immagine: Graham Flett/Associated Press

Leggi anche:
Basta fondi pubblici agli allevamenti intensivi: la denuncia di Greenpeace
L’Uk vuole tassare la carne da allevamenti intensivi
In Italia si mangia meno carne rossa ma si macellano più animali

Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

Potrebbe interessarti anche

Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy