spremiagrumi arancia

Una spremuta di arance. Ho cambiato casa e avevo bisogno di uno spremiagrumi

Riflessioni intorno a uno spremiagrumi

A me piace cucinare e per la mia cucina voglio utensili belli. Quindi mi sono messo alla ricerca di uno spremiagrumi figo: ne ho visti molto belli elettrici, e ancora più belli a leva. Da 90 a oltre 200 euro (compro poco ma spendo tanto, seguendo il consiglio di mia zia Nicolina che diceva “chi più spende meno spende”. (Si riferiva alle scarpe ma l’avrebbe detto anche per uno spremiagrumi).

Poi Google ha proposto un’immagine che come una madeleine proustiana mi ha portato indietro di cinquant’anni in meno di un secondo: uno spremiagrumi tutto di vetro, identico a quello con cui mia nonna spremeva il succo dei limoni per le sue fricasee di agnello e mi faceva le spremute di arance.

Mi è sembrato un oggetto perfetto. Semplice semplice, economico, fatto solo di vetro. A meno di un decimo del prezzo dell’elettrodomestico che stavo per comprare.

Per produrlo è stata consumata una frazione minima dell’energia da utilizzare per produrne uno elettrico, o in ghisa… E questo va a mano, non a elettricità, e il suo futuro smaltimento è facile e senza impatto ambientale (ammesso che dovrò occuparmene io perché potrebbe sopravvivermi, mentre un apparecchio elettrico è impostato per avere una obsolescenza programmata…se no se ne comprerebbero di meno…).

Ricapitolando: costa un decimo, dura una vita, non consuma energia elettrica, non occupa spazio in cucina, facile ed ecologico da produrre e da smaltire. Dimenticavo, funziona alla grande. 

Unica pecca: bisogna usare la manina santa per spremere (cioè bisogna usare quel capolavoro di ingegneria pensato dal Grande Artefice anche per permetterci, fra l’altro, di spremere un limone).

La morale della favola che ho tratto da questa storielletta è che è dannatamente difficile essere “davvero” ecosostenibili. Siamo tutti cosi immersi in una cultura centrata sul consumo di energia e di denaro e sul risparmio di tempo e fatica che abbiamo smesso di considerare l’opzione di spremere un’arancia senza il supporto di un motore. Però acquistiamo prodotti a kilometro zero (ordinandoli su uno smartphone prodotto a 12.000 chilometri da noi) e beviamo da borracce di alluminio che sventoliamo come fossero bandiere di ecosostenibilità (mentre prendiamo un volo low cost per fare un week end a Londra, consumando in quel volo quanto un villaggio Maori consuma per scaldarsi un inverno intero).  

E pensando a queste cose mi è venuta in mente la foto che ritrae una palestra il cui ingresso si raggiunge con una scala mobile. Cioè: si va in palestra spendendo tempo e denaro per fare moto, ma per arrivarci si usa  la scala mobile.

Siamo diventati tutti un po’ matti? Si.

Foto di copertina di Xialong Wong

Ercole Giammarco

Ercole Giammarco

Ercole Giammarco (58 anni, tre figli, un cane e cinque biciclette) è consulente d’azienda e co-founder di Value in Action, società consortile benefit che aiuta le imprese a trasformare in azione la propria responsabilità sociale. Il tempo libero lo dedica alla sua associazione no profit,“Sentieri”, nata per sostenere i ragazzi fragili delle periferie di Milano. (ercole.giammarco@gmail.com)

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Ercole Giammarco

Ercole Giammarco

Ercole Giammarco (58 anni, tre figli, un cane e cinque biciclette) è consulente d’azienda e co-founder di Value in Action, società consortile benefit che aiuta le imprese a trasformare in azione la propria responsabilità sociale. Il tempo libero lo dedica alla sua associazione no profit,“Sentieri”, nata per sostenere i ragazzi fragili delle periferie di Milano. (ercole.giammarco@gmail.com)

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