Uragano Dorian: servono altre catastrofi per riconoscere il global warming?

L’uragano ora procede a passo d’uomo, lentamente, come le nostre coscienze

L’uragano Dorian ha lasciato le Bahamas e ora si dirige verso la FloridaA passo d’uomo, 1,6km/h. Questo perché – spiegano gli esperti – avendo trascorso la notte sulla porzione occidentale dell’arcipelago caraibico, ha potuto rallentare la corsa e ritardare l’arrivo in Florida, ora previsto tra la sera di oggi, martedì, e la mattina di domani. Nonostante Dorian sia stato declassato alla categoria 3, continuano le attività di precauzione e salvaguardia nelle zone che si presume toccherà lungo il tragitto, nel frattempo modificato. La preoccupazione è infatti ancora rivolta alla costa meridionale degli Stati Uniti, ma i modelli dei meteorologi al momento non prevedono impatti devastanti in Florida, dove comunque l’evacuazione non è stata ritirata nelle zone più a rischio, inclusa la residenza del presidente Trump a Mar a Lago. È più a nord che si prevedono gli effetti di Dorian: l’uragano al momento minaccia maggiormente la Georgia e la Carolina del Sud e del Nord, dove l’evacuazione è obbligatoria. Gli esperti non hanno ancora indicato con precisione dove la tempesta toccherà terra, ma la speranza è che l’uragano continui a perdere forza nella risalita dalle Bahamas verso nord.

La NASA ha blindato il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, che si trova proprio sulla traiettoria dell’uragano. Per giorni gli oltre 8mila dipendenti del centro hanno lavorato per la messa in sicurezza delle apparecchiature. La piattaforma di lancio mobile, indispensabile per i futuri lanci dei sistemi che la Nasa sta sviluppando e che è costata 650 milioni di dollari, è stata spostata all’interno del Vehicle Assembly Building, un edificio progettato in modo da resistere a venti superiori a 201,1 km/h, soglia che l’uragano Dorian ha però superato abbondantemente. Secondo le misurazioni del Centro nazionale per gli uragani (Nhc) degli Stati Uniti, Dorian è accompagnato da venti che raggiungono i 295 km/h, con raffiche che possono toccare i 350 km/h. Si tratta dunque di un fenomeno più potente di Gilbert (1988), Wilma(2005) e dell’uragano del Labor Day del 1935. Soltanto Allen, nel 1980, lo ha superato con 305 km/h. 

A Grand Bahama, l’isola settentrionale dove ha toccato terra ed è rimasto oltre 24 ore, Dorian ha provocato inondazioni tra 5 e 7 metri di acqua, «non si riusciva a distinguere l’inizio dell’oceano dalla strada». È commosso il premier delle Bahamas, Hubert Minnis, che ha aggiunto: «Questo è il giorno più triste e peggiore della mia vita per rivolgermi al nostro popolo». Il bilancio provvisorio è di almeno cinque vittime ma è destinato a salire, si parla infatti di centinaia di persone intrappolate tra le macerie in attesa di soccorsi che procedono a rilento a causa del maltempo e della inagibilità di molte strade e aree, rese praticamente irraggiungibili, soprattutto a New Providence, l’isola più popolosa delle Bahamas, dove si è verificato un black out totale. 

Si stima che nelle isole che si trovano tra la Florida e Cuba Dorian abbia distrutto almeno 13mila case con una violenza che è il risultato di una serie di concause: l’atmosfera instabile, i venti omogenei, l’aria umida e soprattutto l’innalzamento della temperatura dell’oceano Atlantico di ben due gradi centigradi superiore alla media

Gli uragani nascono tra i 10 e i 30 gradi di latitudine, dove le acque dell’oceano sono molto calde. Poiché le temperature delle acque sono aumentate di un grado, con picchi locali di 2 e 3, si stanno formando uragani sempre più frequenti e distruttivi.  Al di là delle discussioni politiche, chi ancora cercasse prove del surriscaldamento globale, è bene che dia uno sguardo alle immagini degli sfollati e delle case distrutte. L’origine di Dorian sta lì, nel riscaldamento che molti, troppi, ancora non riconoscono.

Photo Credit: Alexandre Meneghini

Stela Xhunga

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