Vaccino usa covid

Vaccino vegetale: Cos’è, come funziona e a che punto siamo

Niente virus, niente materiale genetico iniettato, solo bioreattori delle piante. Una splendida notizia per tutti, anche per i più scettici

Sconfiggere il Covid-19 con le piante grazie a un vaccino vegetale. È la strada percorsa da molti ricercatori sia in Italia che all’estero. Una strada che convincerebbe anche i più scettici a vaccinarsi perché non si tratterebbe di iniettarsi nessun virus inattivo nel corpo.

Negli USA sono alla fase 3

Il vaccino di Medicago utilizza la tecnologia Coronavirus-Like-Particle (CoVLP) con il vaccino composto da glicoproteina ricombinante (S) espressa come particelle simili a virus (Vlp), da somministrare unitamente all’adiuvante pandemico di Gsk. Niente virus, niente materiale genetico, solo bioreattori delle piante. Un’idea né nuova né stramba, visto che la tecnologia in è già stata usata per produrre anticorpi mononucleari contro l’Ebola.

Medicago, società biofarmaceutica canadese, e GlaxoSmithKline (Gsk), società britannica stanno lavorando a un vaccino vegetale che ha già superato la fase 2 di sperimentazione ed è pronto a entrare nell’ultima fase di sperimentazione, la fase 3, che prevede il test del vaccino su 30.000 di dieci Paesi diversi, a partire dal Canada e dagli Stati Uniti. Dapprima i vaccini verranno testati sugli adulti sani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, poi si procederà con gli adulti anziani, dai 65 anni in su, e infine si valuterà il vaccino sugli adulti con comorbità e patologie pregresse.

Lo studio italiano

I ricercatori di Enea, delle Università di Verona e Viterbo, Cnr e Iss che lo scorso dicembre hanno pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Plant Science uno studio intitolato “Plant Molecular Farming as a Strateg y Against COVID-19 – The Italian Perspective” punta non solo a vaccinare ma a produrre anticorpi per l’immunoterapia passiva e reagenti per i test diagnostici. Qualora i risultati dovessero confermarsi positivi in fase di sperimentazione, come coprire il fabbisogno di piante utili a produrre il vaccino? Lo spiega in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano Chiara Lico, biotecnologa Enea:

“Per l’intera domanda italiana di vaccini, anticorpi e reagenti basterebbe una serra di 12.500 metri quadri oppure un impianto su più livelli di agricoltura verticale esteso su di una superficie di soli 2.000 metri quadri”.

Precisamente, come funziona la tecnologia di un vaccino vegetale?

Le piante vengono modificate geneticamente per far loro esprimere la proteina di nostro interesse, proteina che normalmente non produrrebbero – continua Lico – la nuova istruzione genetica viene fornita solo alle foglie poiché è dal tessuto fogliare che si estrarrà la proteina (..) le piante hanno un’elevata biosicurezza intrinseca, nel senso che non potendo essere infettate da patogeni umani non c’è rischio che la filiera del farmaco venga accidentalmente contaminata”.

Per una volta l’uomo riuscirebbe a sfruttare l’ambiente senza arrecare danno, perché le modifiche non riguarderebbero gli apparati riproduttivi delle piante. Un vaccino che metterebbe d’accordo tutti, un’ipotesi che dopo il polverone sollevato intorno da AstraZeneca sembra quasi fantascienza.

Leggi anche: Covid-19, “Speranza, Draghi e Basile si vaccinino con AstraZeneca”

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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