Var

Vade retro Var, gli arbitri celebrano la rivincita del luddismo

Altro che guardiolismo, è il luddismo la filosofia imperante del calcio contemporaneo.

Ned Ludd

Ned Ludd è un misterioso personaggio sulla cui esistenza esistono forti dubbi. Avrebbe vissuto tra il Settecento e l’Ottocento, e in piena rivoluzione industriale si sarebbe reso protagonista della distruzione di un telaio meccanico. Ha così incarnato nell’immaginario mondiale la resistenza alla meccanizzazione del lavoro, all’avanzare della tecnologia che avrebbe via via ridotto gli spazi occupazionali per l’uomo.

La resistenza passiva

Cosa c’entra col calcio, direte voi? C’entra, c’entra. Nonostante le belle parole che ogni tanto ci propinano alti dirigenti del calcio italiano e internazionale, è quel che sta avvenendo con la resistenza all’introduzione dell’uso della tecnologia nel mondo del pallone. A differenza del luddismo, questo movimento politico sta raggiungendo i propri obiettivi. Gli arbitri – che a parole sono tutti compatti nell’affermare che il Var è una manna dal cielo – di fatto hanno attuato una sorta di resistenza passiva, uno sciopero bianco. E hanno progressivamente e lentamente depotenziato la tecnologia. In Italia, ma non solo. E non lasciatevi abbindolare dalle promesse dell’uso del Var in Champions o in altri campionati.   

Gli arbitri sono figure sacrali

Non ci vuole Machiavelli per arrivare alla conclusione che la delega al mezzo televisivo costituisce la perdita di un potere. Non più arbitro in terra del bene e del male, per dirla alla De Andrè che parlava di un giudice ma va bene lo stesso. Bensì al massimo addetto al videoregistratore, intento a premere i pulsanti per la visione rallentata dell’azione. Sarebbe un po’ come se le sorti della Festa del ringraziamento fossero affidate ai tacchini. Voterebbero all’unanimità per l’abolizione, ovviamente. Gli arbitri – e i dirigenti – stanno facendo lo stesso. In maniera più dissimulata. E approfittando della cortina sovietica che da sempre avvolge il mondo del calcio. Un sistema di potere impermeabile a qualsiasi agente esterno. E così nessuno domanda, nessuno indaga, nessuno si informa. L’arbitro è una figura sacrale che non può essere disturbata.

Loro ce l’hanno fatta

Mentre in tanti sport l’uso dello strumento televisivo è pacificamente accettato, nel calcio ci si scontra con un muro di gomma di un’efficacia straordinaria. L’arbitro resta il giudice supremo della partita. E poco importa se in tv sia possibile guardare e individuare qualcosa che è sfuggito al direttore di gara. È come se non fosse mai esistito se non è lo stesso arbitro ad accettarne l’intervento. È meraviglioso. È l’arbitro che decide se aprire le porte del calcio alla realtà. Come se noi avessimo il potere di impedire a una brutta notizia di entrare nelle nostre vite.

C’è anche tanta innegabile invidia sia per i tecnocrati del pallone sia per questi signori – un tempo in giacchetta nera – che per novanta minuti detengono le chiavi delle emozioni di milioni di persone. Invidia perché ormai la nostra vita è quasi tutta legata all’uso della tecnologia. Il luddismo è stato travolto più che sconfitto. Eppure infonde speranza sapere che c’è una piccola regione battagliera che continua fieramente a resistere. E che nel proprio territorio detiene la maggioranza assoluta. Un fortino inespugnabile che è riuscito a smentire la profezia di Orwell con il suo 1984, che ha fatto marameo a Popper e la sua “cattiva televisione”. E che ti inchioda quando ti sfida ad affermare che possa esistere una e una sola verità. Non può esistere, e allora è meglio la loro.

Ned Ludd è stato vendicato

Un mondo, il loro appunto, dove si cucina ancora con la bombola. Ci si lava con l’acqua calda riscaldata col fuoco. Zero frigoriferi. Non ci sono bancomat né carte di credito. Niente Telepass, ma che diciamo: niente automobili. Non ci azzardiamo a citare gli i-pad o gli smart-phone. Non sanno nemmeno che cosa siano. Google tutt’al più è un calciatore dalla provenienza misteriosa, probabilmente di origine armene. Gli arbitri comunicano col telefono a gettone. I mega direttori galattici dell’universo del pallone scrivono direttamente nel cielo i loro pensieri. Come in Fantozzi.

Il caro vecchio calcio non si è piegato. Meglio non ingrandire l’immagine, come ci mostrò Antonioni col suo Blow-up. “Stiamo bene così – ci sembra di ascoltarli -. E quando le polemiche superano il livello di guardia, riaccendiamo la tv per qualche partita. Giusto il tempo di far placare le acque”. Ned Ludd è stato vendicato.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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