Valvola aortica sostituita sotto ipnosi

L’intervento eseguito al Niguarda di Milano senza ricorrere all’anestesia

È stata sottoposta alla sostituzione della valvola aortica senza il ricorso a farmaci “dell’armamentario anestesiologico”, ma con il solo utilizzo dell’ipnosi: è quello che è accaduto a una signora di 82 anni all’ospedale Niguarda di Milano.

L’intervento è durato poco più di un’ora, e al termine la paziente ha riferito di non aver sentito alcun fastidio e che con la mente era andata alla sua infanzia: per tutto il tempo aveva corso tra i prati con una capretta, così come faceva da bambina, tra colori vividi e un profumo di limoni selvatici.   

Ipnosi al posto dell’anestesia

Un intervento di sostituzione della valvola aortica richiede di prassi la somministrazione di farmaci sedativi per indurre uno stato d’immobilità che permetta agli specialisti di eseguire l’intervento con il massimo grado di efficacia e sicurezza: si tratta infatti di una procedura mini-invasiva condotta tramite cateteri sottilissimi che viaggiano all’interno del corpo con al loro interno una valvola di bio-materiale auto-espandibile. «Il punto di accesso è l’arteria femorale – spiega Giuseppe Bruschi, cardiochirurgo del Niguarda – da dove, sotto guida angioscopica e fluorografica, si raggiunge la valvola cardiaca danneggiata che viene sostituita da quella nuova che viene sfilata dal catetere». Per la paziente di 82 anni, però, l’intervento è stato condotto senza far ricorso a farmaci sedativi, se non per una piccola dose somministrata negli arti inferiori nei pressi dei punti di accesso dei cateteri.

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Innalzare la soglia del dolore

A causa di uno stato di sofferenza dei polmoni dovuto ad una broncopneumopatia ostruttiva e a una recente polmonite, oltre che a una conformazione anatomica del collo che avrebbe reso l’intubazione difficoltosa in caso di complicanze, i medici hanno preferito optare per l’ipnosi al posto della sedazione. Il concetto chiave dell’ipnosi, spiega Sandra Nonini, specialista dell’Anestesia e Rianimazione 3 dell’ospedale che ha guidato la procedura, sta nel focalizzare l’attenzione su un’idea per indurre uno stato di coscienza modificato che può portare a un innalzamento della soglia del dolore. «Ho fatto concentrare la paziente su un punto e l’ho portata a lavorare sulla respirazione. Quindi l’ho accompagnata a immaginare di trovarsi nel suo luogo sicuro. In questo stato di trance, che è ben diverso dal sonno, abbiamo potuto completare l’intervento, grazie a uno stato di immobilità tenuto dall’inizio alla fine della procedura». 

Approccio complementare, non alternativo

L’ipnosi rimane comunque un approccio complementare e non alternativo alle normali tecniche anestesiologiche, «anche perché non tutte le persone sono ipnotizzabili, e per quelle che sono suscettibili all’ipnosi ci sono diversi test a cui devono essere sottoposte preventivamente – precisa Nonini -. È importante anche che ci sia un colloquio con il paziente prima della seduta per spiegare nel dettaglio e fugare ogni eventuale dubbio». 

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.