Vecchie medicine per nuove terapie oncologiche

Ideate per trattare malattie come diabete e colesterolo, hanno rivelato un inaspettato ruolo anti-tumorale

Nuovi scopi curativi per “vecchie” medicine: un gruppo di ricercatori del Broad Institute of Massachusetts Institute of Technology and Harvard di Cambridge (Massachusetts, Stati Uniti) e del Dana-Farber Cancer Institute di Boston (Stati Uniti) hanno scoperto che 48 farmaci in commercio da anni e destinati alla cura di svariate condizioni mediche come diabete, infiammazioni e colesterolo alto sono in grado di agire anche come farmaci anti-tumorali, uccidendo le cellule malate e lasciando intatti i tessuti sani circostanti. I risultati, che hanno anche rivelato nuovi meccanismi di contrasto alle neoplasie, suggeriscono un possibile modo per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci antitumorali o riutilizzare farmaci già esistenti per curare forme tumorali. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Cancer.

Diabete, infiammazioni e colesterolo alto

Gli studi sono stati condotti in laboratorio: i ricercatori hanno testato su 578 campioni di cancro umano 4518 composti farmacologici già noti e sviluppati per malattie diverse dal tumore come diabete, infiammazione, alcolismo e persino l’artrite nei cani, individuandone quasi 50 con attività anticancro per uso umano. Un numero sorprendentemente alto a detta degli stessi ricercatori: Todd Golub, direttore scientifico e direttore del Cancer Program presso il Broad Institute e professore di pediatria alla Harvard Medical School di Boston ha affermato infatti che «saremmo stati fortunati se avessimo trovato anche un singolo composto con proprietà anti-cancro, e invece con nostra sorpresa ne abbiamo trovati molti».

Il Drug Repurposing Hub

Non è la prima volta che gli studiosi si imbattono in nuovi usi legati a farmaci già esistenti: basta pensare alla scoperta dei benefici cardiovascolari dell’aspirina, ideata per combattere dolore, infiammazione e sintomi influenzali. Così come non è la prima volta che farmaci non oncologici sono stati scovati come in grado di trattare anche le neoplasie: ma fino a oggi queste scoperte sono state sempre e solo casuali. E invece, poiché farmaci già esistenti utilizzabili per nuove terapie possono essere una risorsa da non sottovalutare né dal punto di vista terapeutico né dal punto di vista economico, Steven Corsello, primo autore dello studio e oncologo del Dana-Farber, spiega che è per questo che è nato il Drug Repurposing Hub (“Centro di riutilizzo dei farmaci”, ndr), di cui è fondatore. L’Hub attualmente comprende oltre 6000 farmaci approvati dalla Food and drug administration (Fda), l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici: «Proprio per agevolare questo genere di scoperte e renderle più semplici abbiamo creato il Drug Repurposing Hub, il centro di riutilizzo dei farmaci». E lo studio pubblicato su Nature Cancer è il più ampio che finora abbia mai utilizzato l’Hub (che al momento dello studio contava 4518 farmaci) .

Scoperti meccanismi di funzionamento innovativi…

Oltre a funzionare inaspettatamente contro le neoplasie, alcuni dei farmaci individuati hanno dimostrato di riuscire a uccidere le cellule tumorali con procedimenti finora non conosciuti. «La maggior parte dei farmaci antitumorali esistenti agisce bloccando l’attività di alcune proteine, ma stiamo scoprendo che i composti agiscono anche attraverso altri meccanismi», ha detto Corsello. Alcuni dei farmaci identificati dallo studio come aventi potere antitumorale sembrano agire non inibendo una proteina, come i ricercatori si aspettavano, bensì attivando una proteina o stabilizzando un meccanismo di interazione tra due proteine. «L’aver compreso come questi farmaci uccidono le cellule tumorali – spiega Corsello – ci fornisce un punto di partenza per lo sviluppo di nuove terapie».

…e nuovi spunti contro la chemio-resistenza

Non solo un punto di partenza per nuove terapie contro i tumori. Molti dei farmaci non oncologici identificati nello studio hanno dimostrato di funzionare come antitumorali interagendo con bersagli molecolari fino a oggi non riconosciuti come tali: ad esempio il farmaco anti-infiammatorio tepossalina, originariamente sviluppato per l’uso nelle persone ma approvato per il trattamento dell’osteoartrite nei cani, ha ucciso le cellule tumorali colpendo un bersaglio sconosciuto nelle cellule che presentano quantità eccessive della proteina MDR1, nota per guidare la resistenza ai farmaci chemioterapici. Una scoperta che quindi potrebbe aprire la strada a nuove strategie anche per contrastare la resistenza ai farmaci chemioterapici.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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