Violenza, nel mondo vittima una donna su tre

E in Italia sono sei milioni ad aver subito abusi almeno una volta nella vita

Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, spesso il suo partner. Tre femminicidi su quattro avvengono in casa e il 63% degli stupri è commesso da un partner o ex partner. I dati arrivano da “Non una di Meno” il movimento femminista italiano che lotta per la parità di genere, secondo cui «la violenza non ha passaporto né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa».

I numeri sulla violenza contro le donne sono drammatici, tanto in Italia quanto nel mondo, e non risparmiano purtroppo neanche le giovani generazioni. E forse oggi, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vale la pena soffermarsi a leggerli.

Una donna su tre subisce violenza

A livello mondiale ogni anno sono un miliardo e duecento milioni le donne che subiscono violenza. Vale a dire che una donna su tre al mondo – 3,6 miliardi è la popolazione femminile globale – subisce violenza da parte di un uomo. In Italia le donne che hanno subito violenza almeno una volta nella vita sono sei milioni, tante quante la somma delle popolazioni di Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo messe insieme. Vale a dire una donna su 5, considerando che la popolazione italiana è formata da 31 milioni di donne. La maggior parte degli episodi di violenza è avvenuta tra le mura domestiche, e in molti casi anche alla presenza di bambini e bambine. Nei casi di violenza più efferata, quelli che portano alla morte della donna, l’omicida è un familiare o un ex familiare in 8 casi su 10 in Italia, e in 6 casi su 10 nel mondo. I dati arrivano dal dossier “Making the Connection” presentato da WeWorld Onlus alla Camera dei deputati proprio in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra oggi. «Per ‘violenza’ – spiega Greta Nicolini, portavoce della Onlus – si intende dallo schiaffo allo stupro, qualsiasi atto che una donna subisce da un uomo nell’arco della propria vita. Anche da parte del proprio padre».

Coinvolte anche le giovani generazioni

La violenza di genere non risparmia purtroppo neanche le giovani generazioni. Secondo una ricerca effettuata dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, circa 1 ragazza su 10 è stata aggredita verbalmente dal proprio fidanzato – e in circa la metà dei casi l’episodio è avvenuto in pubblico – per futili motivi, e in un caso su 20 è stata addirittura picchiata; una ragazza su 5 ha subito scenate di gelosia per il suo abbigliamento o per essere stata troppo espansiva con altre persone, a detta del fidanzato; infine il 17% dei ragazzi controlla di frequente lo smartphone della fidanzata per verificare messaggi e chiamate. E in 3 casi su 4 la ragazza decide di perdonare questi comportamenti.

«Fondamentale educare al rispetto»

«Che sia fisica, psicologica o nella subdola forma della discriminazione, viviamo in una società pervasa dalla violenza di genere – afferma Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia, in prima linea nella lotta per i diritti delle donne e per molti anni avvocato di Telefono Rosa, sedendo anche nel direttivo dell’associazione -. I giovani replicano le strutture comportamentali a loro familiari e se queste implicano la violenza è molto probabile che diventeranno persone violente. La recente legge detta Codice Rosso ha introdotto nuovi e importanti strumenti a tutela delle donne vittime di violenza, ma resta un problema culturale. Dobbiamo educare al rispetto le nuove generazioni, far capire loro cosa sia giusto, affinché non replichino gli errori dei loro genitori».

Leggi anche: Violenza sulle donne: approvato il disegno di legge “codice rosso”

Legge Codice Rosso: nessuno sconto, né attenuanti

Con la legge detta Codice Rosso «abbiamo tolto la possibilità di concedere attenuanti» a chi usa violenza contro le donne perché ci deve essere «la certezza della pena». Lo ha affermato il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, che ha precisato: «Mi va bene che la pena abbia una funzione rieducativa, ma intanto ci deve essere la certezza della pena, e chi commette questi reati contro le donne deve sapere che pagherà un prezzo carissimo». Il numero dei femminicidi, ha detto Bonafede, «è un dato agghiacciante, una vera e propria emergenza sociale. Ogni quarto d’ora c’è una donna che subisce una violenza. E nella stragrande maggioranza dei casi chi esecita quella violenza è una persona che aveva le chiavi di casa».

Perché il 25 novembre?

Il 25 novembre non è una data scelta a caso per celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In questa data ricade l’anniversario di un brutale assassinio avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana ai tempi del dittatore Trujillo: tre sorelle considerate rivoluzionarie furono torturate, massacrate e strangolate, e i loro corpi vennero poi buttati in un burrone per simulare un incidente. La Giornata è stata istituita dall’Organizzazione delle nazioni unite nel 1999.

Leggi anche: Violenza sulle donne: il Codice Rosso è legge. Il revenge porn diventa reato

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.